Monaco 1972: i giochi (in)felici

Monaco 1972 fu un anno particolare per le Olimpiadi: prima volta in Germania dopo il 1936, gli organizzatori non volevano altro se non lasciarsi alle spalle quell’esperienza e, con essa, la guerra e il nazismo.
Furono battezzati The Happy Games, venne creata la prima vera e propria mascotte olimpica, un bassotto di nome Waldi che nelle intenzioni del designer doveva rappresentare allegria e gioia e si fece di tutto per dare al mondo l’idea di una Germania nuova, democratica e ottimista. Più o meno. Non era una sola la Germania, ma due. I tentativi di far dimenticare il muro che passava nella capitale furono vanificati dai risultati (abbastanza scontati) del medagliere, che catapultava di nuovo il mondo nel periodo storico che stava vivendo: 99 medaglie per l’Unione Sovietica, 94 per gli Stati Uniti e la finale di basket più controversa della storia, in pieno stile guerra fredda.

Il Massacro di Monaco

Monaco ’72 fu anche teatro di un altro avvenimento storico che cambiò per sempre la storia delle Olimpiadi. Il 4 settembre, nel pieno dello svolgimento dei Giochi, un commando di terroristi palestinesi riuscì a infiltrarsi nel villaggio olimpico. Lo scopo era quello di prendere in ostaggio la delegazione israeliana e richiedere, per la loro liberazione, il rilascio di alcuni prigionieri politici palestinesi. Le cose andarono storte: sulla pista d’atterraggio, su cui le autorità tedesche avevano garantito ai terroristi un aereo pronto a riportarli in medio oriente, vi fu una colluttazione in cui persero la vita tutti gli ostaggi, nove atleti israeliani che si andavano ad aggiungere ai due uccisi per aver opposto resistenza quando il commando aveva fatto irruzione nel villaggio olimpico, cinque membri del commando e due poliziotti.

Il Massacro di Monaco fu al tempo stesso uno shock e un disastro annunciato. L’idea di terroristi alle Olimpiadi era semplicemente inimmaginabile, ancora di più ai “Giochi felici”. Forse per questo, le autorità si rifiutarono di prendere la questione sul serio fin dall’inizio. Gad Tsobari, sollevatore di pesi israeliano riuscì a fuggire dalla scena del crimine e corse ad avvisare una troupe dell’ABC, ma non fu creduto, complice il suo inglese maccheronico. Quando più tardi l’attentato fu confermato, il Presidente del CIO ordinò che i giochi continuassero come da copione, nonostante la stampa fosse ormai concentrata su quello che succedeva al villaggio olimpico. Quando ci si decise ad interrompere i giochi e le autorità tedesche elaborarono un piano per recuperare gli ostaggi, agli agenti sul posto (solo cinque) non vennero mai date informazioni o equipaggiamenti adeguati. Emblematica è la conversazione tra due agenti sulla pista di atterraggio che riportiamo qui di seguito:

– Peccato che questa cosa si sia saputa solo all’ultimo momento.

– A cosa ti riferisci?

– Al fatto che sono otto.

– Cosa? Ci sono otto arabi?

– Cosa? Vuoi dire che lo stai scoprendo solo adesso?

La storia non si cancella

L’organizzazione di Monaco 1972 aveva un solo obiettivo: cancellare una storia dolorosa passata e nasconderne una presente. Fu evidente in tutto, a partire dall’inesistente sicurezza nel villaggio olimpico che ha dato vita facile ai terroristi. Altrettanto evidente fu il fallimento di tale obiettivo, a partire dalle richieste dei rapitori: non solo 234 prigionieri palestinesi ma anche due terroristi tedeschi di estrema sinistra la cui liberazione fu probabilmente voluta dai basisti.
I terroristi di Monaco ’72 facevano parte di “Settembre nero“, un’organizzazione terroristica palestinese (di stampo socialista), che prendeva il suo nome da un episodio in cui la Giordania espulse dal suo territorio centinaia di rifugiati palestinesi in risposta agli attentati dell’OLP. L’obiettivo dichiarato del commando di Monaco era quello di ritorsione in seguito al rifiuto da parte del Comitato Olimpico di ammettere una delegazione palestinese ai giochi e Abu Dawud, uno dei coordinatori del massacro, sostenne sempre che Arafat (il leader dell’OLP) fosse informato del piano.
Anche le conseguenze furono storiche: Israele diede inizio all’operazione “Ira di Dio“, in cui il Mossad diede la caccia, in Europa, a decine di palestinesi andando ad aumentare il circolo di violenza così tipico del conflitto arabo-israeliano.

Monaco 1972 provò a lasciare sull’uscio il nazismo, la seconda guerra mondiale e la guerra fredda; la storia rientrò dalla porta sul retro del Medio Oriente. Dopo Monaco, nessuno si illuse più che la politica potesse restare fuori dalle Olimpiadi, il cuore stesso del sogno olimpico irrimediabilmente ferito, e si capì che i Giochi sono felici solo quanto lo è il mondo che li ospita.

Oltre il massacro

Monaco ’72 è tristemente famosa per il massacro ma furono giochi molto importanti anche dal punto di vista sportivo. Solo per fare alcuni esempi, quella del 1972 fu l’olimpiade di Olga Korbut (vi consigliamo assolutamente di cliccare qui e guardarvi la routine di Olga alle parallele a Monaco. Il Korbut flip, vietato dal 2009 perché troppo pericoloso, è quello che inizia in piedi sulla barra alta); Pietro Mennea vinse il suo primo bronzo olimpico e Novella Calligaris iniziò la tradizione del nuoto italiano ai giochi olimpici. Se volete saperne di più vi consigliamo il podcast di Azzurri di Gloria, Cinque Cerchi.

Ginevra Gatti


Crediti: foto di copertina dal sito Corriere.ithttps://www.corriere.it/foto-gallery/sport/16_agosto_21/monaco-1972-olimpiadi-attacco-48d1ca5e-60a6-11e6-92f0-b1559c509232.shtml

Se l’articolo ti è piaciuto e vuoi scoprire un film che approfondisce la tematica ti rimandiamo a questo articolo della Biblioteca Venaria Reale di Torino.

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