Nft, tra creator economy e criptoarte

Se è su internet, è gratis: quante volte ci è capitato di pensarlo? Di fronte ad un contenuto online spesso crediamo che possa essere utilizzato liberamente, bypassando il concetto di proprietà intellettuale a favore di un uso collettivo dei contenuti, che la rete stessa sembra di fatto promuovere. In realtà questo libero utilizzo vale solo per le immagini, i testi e i video di pubblico dominio, per i quali sono scaduti i diritti patrimoniali d’autore o che sono stati rilasciati con licenza common creative o open source.

Creator Economy

Negli ultimi tempi si è assistito ad una crescita in termini di produzione di contenuti da parte dei creators. Specie durante la pandemia, la capacità di generare attenzione (e di monetizzarla) è passata sempre più dalle tradizionali strutture alle singole persone. Si parla di “Creator economy“, ovvero l’economia fatta da individui che producono, distribuiscono e monetizzano direttamente i loro contenuti online.

Il fattore Nft

L’acronimo sta per “Non Fungible Tokens”, certificati di autenticità digitale ai quali è attribuibile un valore intrinseco e che permettono di comprare opere digitali di vario tipo: tweet, gif, video, canzoni, foto, testi… Anche questo articolo potenzialmente potrebbe diventare un Nft.

Chi acquista un Nft ne acquista la proprietà, l’autenticità e l’unicità. L’opera acquistata può continuare a circolare sulla rete, ma il titolare dell’Nft è l’unico a poterne vantare i diritti. Gli Nft, in molti casi, non contengono nemmeno l’opera d’arte in questione”, spiega «Mashable». “Ciò di cui l’acquirente diventa proprietario sono i metadata, che riportano il nome dell’opera, una sua descrizione e ciò che viene chiamato uniform resource identifier”. L’acquisto di un NFT viene dunque registrato sulla blockchain di appartenenza che ne garantisce la paternità e la tracciabilità, altrimenti difficili da stabilire con certezza.

Al momento tra i più famosi Nft c’è senza dubbio Everydays — The First 5000 Days, un collage di cinquemila opere digitali realizzate (una al giorno) da Beeple.  Anche la gif del 2011 in cui c’è un gatto che vola creando un arcobaleno è stata comprata con la criptovaluta Ether per un valore che, al momento dell’acquisto, era pari a quasi 600mila dollari.

Il primo maggio è stato venduto l’Nft della foto del meme “disaster girl” per 500mila dollari. Adirittura il codice sorgente del World Wide Web, scritto da Tim Berners-Lee, è stato acquistato come Nft per 5,4 milioni di dollari. Il CEO di Twitter Jack Dorsey ha invece venduto in beneficenza il primo cinguettio della storia, pubblicato da lui nel 2006, per 2,9 milioni di dollari.

L’arte di domani

L’arte sta esplorando le opportunità del mondo digitale e oggi, con la blockchain, è così possibile autenticare le opere d’arte e certificarne i passaggi di proprietà. Gli Nft hanno spalancato opportunità di remunerazione inedite, determinando una ridefinizione del concetto stesso di valore artistico e di fruizione dell’opera. In questo contesto non si può fare a meno di richiamare L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, un saggio oggi più che mai attuale in cui W. Benjamin rifletteva sul ruolo dell’arte e degli artisti in un’era in cui la cultura è diventata di massa e in cui la tecnologia comincia a permettere la riproduzione quasi infinita degli oggetti.

Una “soluzione inutile a un problema che non esiste”?

Qualcuno teme che gli Nft siano una pericolosa bolla speculativa. In contesti ad alta volatilità — come appunto quello delle criptovalute e della criptoarte — succede spesso che a grandi salite seguano grandi cadute e c’è chi si aspetta che anche il loro valore inizi a scendere drasticamente e senza preavviso, con una conseguente svalutazione di molte opere. Seth Godin, guru del marketing, ha definito gli Nft  «una trappola pericolosa», in quanto illimitati, privi di bellezza riconosciuta da una comunità e facili da produrre. I Non Fungible Tokens hanno inoltre un impatto ambientale non indifferente, poiché per esistere e funzionare le blockchain richiedono molta elettricità, prodotta talvolta ricorrendo a fonti di energia non rinnovabili.

C’è però anche chi sostiene che gli Nft siano solo all’inizio e che possano crescere ancora molto e in molti ambiti. Sicuramente rappresentano un modo efficace per riconoscere valore a opere e contenuti  digitali, creando profitti per tutta una serie di creators. Se non altro, hanno avuto il merito di portare il concetto di unicità e rarità in un contesto, come quello digitale, caratterizzato da un’infinita riproducibilità.

Rebecca Boazzo

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