Champollion decifra i geroglifici

Grenoble, 1° settembre 1807, un giovane ragazzo di nome Jean-François Champollion lesse audacemente, davanti a un gruppo di accademici più grandi di lui, la prefazione del suo primo lavoro, intitolato L’Egitto sotto i faraoni. Qualche anno prima iniziò infatti la sua estenuante ricerca, affascinato dai papiri e dalle epigrafi della collezione personale del famoso fisico e matematico Jean-Baptiste Fourier, incontrato alla tenera età di 11 anni.

Osservando quegli strani simboli carichi di mistero – è lo stesso Champollion a ricordare l’accaduto -aveva chiesto «Si possono leggere?» e Fourier gli rispose semplicemente scuotendo la testa. Con una grande forza di volontà, allora, Champollion replicò «Fra qualche anno li saprò leggere! Quando sarò più grande!». In quel preciso momento ebbe inizio l’importante ricerca che vide come risultato la decifrazione della scrittura geroglifica.

Un enfant prodige delle lingue

Corre la voce che l’allora sedicenne Champollion fosse stato presentato al criticato e allo stesso tempo ammirato frenologo J. F. Gall e che questi avesse affermato osservandolo: «Ecco un genio linguistico!». Indipendentemente dalle critiche mosse a tale personaggio, Champollion conosceva già, oltre al latino e al greco, tante altre lingue orientali.

Prima di tutto a 5 anni imparò a leggere da solo, confrontando un testo stampato con quello che aveva studiato a memoria. A 11 padroneggiava perfettamente, come già detto, greco e latino e iniziò a impratichirsi con l’ebraico. A 13 iniziò a studiare l’arabo, il siriaco, il caldeo e il copto e successivamente si interessò al sanscrito, allo zendo, al pahlevi, al persiano e al cinese antico, con il solo e unico obbiettivo di poter arrivare un giorno a leggere quegli affascinati simboli.

Champollion decifrò i geroglifici 23 anni dopo la scoperta della stele di Rosetta

Presso il delta del Nilo, il 15 luglio del 1799, la spedizione di soldati e dotti francesi guidata da Napoleone Bonaparte scoprì una lastra di granodiorite durante i lavori al forte di Rosetta. Si trattava di una stele dedicata al faraone Tolomeo V Epifane, scritta in tre lingue e grafie differenti: la prima in geroglifico, la seconda in demotico e la terza in greco antico. Delle tre solo l’ultima era effettivamente quella più nota agli accademici europei.

Da questa scoperta passarono tuttavia 23 anni prima che si potesse comprendere la lingua degli dei del Nilo. Grazie alle sue conoscenze in ambito linguistico e alla comparazione tra demotico e copto, che lo studioso padroneggiava molto bene, Champollion arrivò ad affermare, nel settembre del 1822 all’Académie des Inscriptions et Belles Lettres de Paris, di essere riuscito non solo a decifrare il significato dei geroglifici, ma anche ad attribuire loro una pronuncia.

Un piccolo incidente di percorso… e i meriti

Sebbene fosse un giovanissimo professore e accademico, un giorno nel 1808, assorto nei propri pensieri (sempre legati ai geroglifici), si dice che avesse incontrato un vecchio conoscente e che questi gli avesse riferito che un tale di nome Alexandre Lenoir avesse prima di lui decifrato e pubblicato i suoi studi sui simboli egizi. Tuttavia, si trattò solo di un azzardo e di una semplice e fantasiosa interpretazione, ma questo grandissimo spavento costò a Champollion un grave svenimento. Il forte stress e la sua costante ambizione gli costarono infatti moltissimo, compromettendogli anche gravemente la salute. In ogni caso, Champollion aveva ancora una possibilità.

Prima ancora di poter pubblicare le sue ricerche, per iniziare i propri studi di decifrazione Champollion si appoggiò a quelli di Thomas Young, il quale notò che sulla stele di Rosetta alcuni simboli erano incorniciati da un cartiglio. Avendo ipotizzato che si trattasse di un nome di una certa personalità importante e che fosse pressoché pronunciabile come in una lingua nota, riuscì a risalire alla fonetica dei geroglifici che componevano il nome di Tolomeo. A Champollion non rimase che partire da queste osservazioni e pian piano riuscì a decifrare i nomi di Cleopatra e poi di Alessandro Magno. Infine, tentò di decifrare alcuni nomi più antichi provenienti da alcuni reperti del tempio di Abu Simbel: fu così che scoprì che in un certo qual modo gli scribi egizi usassero lo stesso principio del rebus. Champollion decifrò il nome di Ramses, scritto grazie all’accostamento del simbolo indicante il dio del Sole (Rha) e le semplici lettere -ss.

Fu così che, dopo le sue affermazioni del 1822, pubblicò nel 1824 il Resoconto del sistema geroglifico degli antichi Egizi: la scrittura dei geroglifici non è stata assolutamente solo un sistema grafico figurativo, ma un insieme di simboli grafici e fonetici, utilizzati a seconda della situazione e della necessità.

Avendo dedicato interamente la propria vita allo studio dei geroglifici e all’Egitto, Champollion riuscì finalmente a coronare il proprio sogno e ottenne così numerosi incarichi, anche in una spedizione in Egitto, e poi venne nominato responsabile della sezione egizia del Museo del Louvre.

Nicola Gautero

Crediti immagine in copertina: best5.it

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