SalTo 2021: memorie della piantagione

Memorie della piantagione. Scene di razzismo quotidiano è un libro scritto da Grada Kilomba, edito da Capovolte. Mackda Ghebremariam Tesfau e Marie Moïse si sono occupate della traduzione in italiano del testo e, al Salone Internazionale del libro di Torino, hanno parlato di alcune tematiche interessanti riguardanti il razzismo, che vanno districandosi tra le pagine di questi racconti.

La piantagione come luogo simbolico

Grada Kilomba utilizza il termine piantagione in modo simbolico. Essa, infatti, non è altro che la metafora di un passato coloniale traumatico messo in scena nel presente tramite violenze quotidiane. Questo trauma coloniale è denotato come uno shock violento che separa la persona dalla società. Le sue conseguenze sono principalmente due: il timore nell’ascoltare il punto di vista degli altri; e la separazione di un noi da un voi.
La piantagione è quindi il luogo dove si costruisce la “razza”, che, di conseguenza, non è un concetto naturale, bensì artificiale. Pragmaticamente parlando, uno degli esempi che permette di comprendere al meglio la pericolosità della naturalizzazione di tale concetto è il Black Marxism, ossia il capitalismo razziale. Alla base di questa ideologia vi è l’estrazione di plusvalore tramite lo sfruttamento di individui fortemente discriminati a causa della loro cultura o del loro colore della pelle.

La doppia negazione

Con tale espressione si vuole sottolineare che spesso si tende a negare sia il razzismo, che la razza. Al fine di spiegare meglio di cosa si tratta, sono stati letti dal libro due episodi di razzismo quotidiano verso alcune persone nere.
Il primo episodio riguarda la storia di Cathlin: sul balcone della sua vicina vi è la statua di una persona nera immortalata in atteggiamenti servili; lei ne rimane molto offesa e ferita. Quando Cathlin prende coraggio e palesa alla vicina i suoi sentimenti verso l’oggetto, la donna risponde che secondo lei, invece, non è offensivo e aggiunge che per lei “questo non è razzismo!”. La negazione del razzismo risiede proprio in quest’ultima esclamazione, spesso utilizzata dalle persone bianche anche davanti all’evidente concretizzazione di tale concetto.
Il secondo episodio riguarda l’esperienza di una ragazza che, esternando le sue difficoltà derivanti dall’essere una persona nera che vive in Germania, si sente rispondere da una sua amica: “ma io non vedo che sei nera, per me è come se non lo fossi”. Ecco: questa è la negazione della razza, in cui la differenza viene alienata come se fosse qualche cosa di negativo. In questo caso poi, è la nerezza ad essere connotata negativamente.

Il posizionamento

A seconda della posizione che una persona occupa all’interno della società, essa potrà dire – o non dire – determinate cose che avranno – o meno – una conseguenza all’interno del contesto sociale. A questo proposito alla fine della conferenza, le relatrici hanno esortato il pubblico a svolgere un gioco per smuovere le coscienze: hanno invitato gli spettatori ad alzare le 5 dita della mano e hanno letto cinque frasi; ad ogni frase i partecipanti dovevano mettere giù un dito qualora si riconoscessero in quanto detto.
Le frasi erano:

  1. Negli spazi pubblici, la gente ti tocca i capelli
  2. La tua storia è inclusa nei programmi scolastici
  3. Le persone pensano che tu abbia bisogno di aiuto anche quando non lo dici
  4. Godi dei diritti politici del paese in cui ti trovi
  5. Godi dei diritti civili del Paese in cui ti trovi

È stato interessante notare come queste cinque variabili abbiano fatto sì che, alla fine del gioco, ci fosse una grande eterogeneità tra i partecipanti corrispondente ai diversi livelli di posizionamento all’interno della società.

Memorie della piantagione ha quindi permesso alle relatrici di esporre alcune tematiche di forte rilievo sociale sulle quali si dovrebbe discutere più sovente al fine di leggere in modo critico la società dei nostri giorni, perché solo così se ne possono capire e migliorare le problematicità.  

Emily Aglì

Crediti immagine di copertina: capovolte.it

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