Sex education: tabù o disinformazione?

Se si potesse tornare indietro nel tempo si noterebbe che molte cose, molti usi e costumi, molte abitudini, molti atteggiamenti sono inevitabilmente cambiati nel corso degli anni. Si progredisce, si cambia punto di vista e spesso cose che non si conoscevano a sufficienza smettono di essere oggetto di mistificazione e vengono studiate per permetterci di adattarci a esse o, molto più spesso, di adattarle a noi stessi. La necessità di controllare ogni cosa, di trasformare il caos in ordine è una peculiarità dell’uomo, ma a volte ci sono cose che sfiorano la barriera dell’incontrollabile e, perciò, creano confusione e scompiglio nella società. Si creano così i tabù, spaventosi argomenti fuori dal nostro controllo, ignorati, nascosti, seppelliti con la polvere sotto al tappeto, così da rimandare il “problema”, per poterlo affrontare al più tardi possibile. Demonizzato da molti, fantasticato in segreto da altrettanti, il sesso è il re degli argomenti tabù. Esiste, ma non se ne parla, come se il solo fatto di nominarlo possa urtare il delicato equilibrio della vita di ognuno di noi. Ma siamo davvero sicuri che ignorare sia meglio che affrontare? Se la storia ci insegna davvero qualcosa la risposta assomiglierebbe più al no che al sì, ma come tutte le cose delicate, è un argomento non facile da maneggiare . Se si è adolescenti, poi, ancor meno. Piccoli adulti del futuro si affacciano su un mondo nuovo, pieno di cose da scoprire che attraggono e spaventano allo stesso tempo. Si ha una voglia matta di vivere a mille, ma buttarsi alla cieca in qualcosa che non si conosce non preannuncia sicuramente un buon risultato.

Parlare di sesso è normale. Non è tanto interessante l’argomento in sé, ma quanto il fatto che si senta la necessità di farlo. Quando si parla di qualcosa, spesso, è perché quel determinato argomento interessa, o per lo meno fa pensare, e dunque ogni conversazione è buona per buttarlo in mezzo tra una parola e l’altra. Si è incuriositi, forse più dal motivo stesso di non saperne effettivamente molto, che dalla cosa in sé. Il mondo esterno, poi, è pieno di riferimenti più o meno espliciti. Fin da molto più giovani, infatti, si è spettatori davanti a un palcoscenico mediale pieno di accenni alla sessualità, che spesso danno un’immagine sbagliata e confondono. Ma se, da una parte, si è spettatori di un mondo che spinge verso la curiosità; dall’altro c’è una società poco attrezzata, per nulla pronta a gestire la cosa nel modo migliore. I ragazzi, poi, non sapendo come informarsi, ne parlano fra di loro, aspettandosi di poter cogliere qualche nozione in più e scoprendo, in realtà, che spesso nessuno di loro è veramente a conoscenza di come funzioni o, perlopiù, crede di sapere quando in realtà non è per nulla così. Ma allora come può un giovane adulto vivere la propria sessualità con coscienza, se nessuno gli insegna cosa vuol dire?

La serie

Sbarcata su Netflix nel 2019, attualmente composta da tre stagioni, di cui l’ultima uscita da poco, Sex Education parla delle avventure di Otis, un giovane studente figlio di due scrittori e terapisti sessuali, che decide di seguire le orme dei genitori e aprire una “clinica del sesso” insieme a Meave, una compagna di scuola scaltra e brillante, poco popolare. Se prima un po’ titubante, poco alla volta Otis si accorge di avere una particolare sensibilità verso i problemi dei suoi compagni e, un consiglio alla volta, si fa sempre più popolare tra i ragazzi della scuola. Ironica, divertente e all’insegna dell’inclusione e della normalizzazione, Sex Education affronta tutti i problemi di genere sessuale in modo più ampio: non solo l’aspetto puramente fisico, ma anche quello morale ed emotivo. L’impotenza, l’inadeguatezza, che spesso nascono da una disinformazione o, più semplicemente, dalla paura di non essere pronti, di non essere abbastanza ferrati sull’argomento sono normali e, nella serie, vengono proposti in modo da creare un’immedesimazione tra lo spettatore e i personaggi. Interessante è come ogni personaggio viene costruito intorno ad una dinamica emotiva ben chiara, che ne definisce i punti di forza e le fragilità, spesso dovute anche ad un passato difficoltoso, che influisce in qualche modo nella sua sfera sessuale.

Ma quindi si può parlare di sesso?

Si può e si deve. Non parlare di una cosa con l’idea di “se non se ne parla non esiste” è una convinzione piuttosto datata e poco aderente alla società, che piano piano include gli adulti del domani. Usare strategie e mezzi di comunicazione attuali e convenzionali ai giovani d’oggi è un modo intelligente di proporre un argomento delicato, ma naturale, quale l’educazione sessuale. Educare, proprio come dice la parola stessa, è insegnare, insegnare anche e soprattutto a conoscere e riconoscere le proprie capacità, le proprie necessità, il proprio corpo. Trasmettere ai ragazzi un senso critico, che permetta di distinguere cosa, per ognuno di noi, è giusto nel momento giusto. Non solo sul sesso nel suo aspetto più emotivo, ma anche riguardo la prevenzione, le malattie sessualmente trasmissibili e i metodi contraccettivi, spesso troppo poco considerati, ma essenziali per vivere un rapporto in serenità e a proposito dei quali sarebbe necessaria una vera spiegazione da parte di figure competenti.

Noemi Tron

Crediti immagine di copertina: CinéSéries

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