Lezioni di socialismo dagli Stati Uniti

Occorreva l’intervento di un senatore del Vermont per ricordarci che no, “socialismo” non è una parolaccia da sussurrare a bassa voce.

Lo scorso 16 maggio, al Salone del Libro, si è tenuto l’evento dell’anno, che ha visto Bernie Sanders ospite nella capitale sabauda in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, Contro l’oligarchia, edito in italiano da Chiarelettere. Intervistato da Francesco Costa, il senatore democratico ha riempito l’intero Auditorium Agnelli e, tra standing ovation e applausi senza fine, ha conquistato il cuore di migliaia di persone, molte delle quali – dettaglio non irrilevante – giovanissime. C’è qualcosa di quasi comico nel vedere così tanti ventenni fare la fila e applaudire per un ottantaquattrenne americano durante lo svolgimento di un vero e proprio comizio politico a Torino. Bernie Sanders, infatti, è sempre stato noto, almeno nel panorama digitale, come una sorta di meme: l’uomo seduto sulla seggiola a braccia conserte con i guanti di lana e la mascherina – basti pensare che l’immagine è stata utilizzata dal profilo ufficiale dello stesso Salone del Libro quando è stata annunciata la sua ospitata.

Ma, andando oltre la patina di superficialità caratteristica dei social network, che da sempre hanno la straordinaria capacità di trasformare ogni cosa, negativa o positiva, in intrattenimento sempliciotto, noteremmo immediatamente quanto questo evento sia stato importante a livello non solo nazionale, ma forse anche europeo.

Nella serata del 16 maggio, infatti, il senatore ha più volte ribadito la totale distanza della maggior parte degli americani dalla politica di Donald Trump, definita senza timore con l’etichetta di trumpismo, focalizzandosi in particolare sul dato più preoccupante degli ultimi tempi: l’oligarchia. A oggi, una cerchia ristrettissima di persone possiede più ricchezza del 93% della popolazione, e, nonostante ciò, continua a volersi arricchire sempre di più. Elon Musk, ha ricordato, detiene, da solo, un patrimonio superiore a quello del 53% delle famiglie americane messe insieme, mentre gli amministratori delle più grandi aziende guadagnano centinaia di volte più del lavoratore medio.

Non è affatto una novità che i più ricchi abbiano sempre più fame di denaro, ma il problema non è soltanto economico: i miliardari del nuovo millennio si sentono alla pari dei monarchi europei del XIX secolo, credendo di avere diritto di esercitare potere decisionale su molti aspetti della vita politica, economica, sociale. Basti pensare, ad esempio, al fragile sistema delle elezioni americane, in cui non c’è alcun limite all’investimento monetario per le campagne elettorali. È evidente, insomma, come sia ancora a tutti gli effetti in vigore la legge del più forte, che oggi coincide quasi sempre con il più ricco.

Non sono mancate, inoltre, riflessioni importanti sul ruolo dell’intelligenza artificiale, anch’essa interamente nelle mani dei miliardari e, a differenza dell’Europa, completamente priva di norme che ne regolamentino l’utilizzo. Da tutto questo emerge, purtroppo, la mancanza di consapevolezza delle conseguenze e dell’impatto che l’I.A. avrà sulla cittadinanza, soprattutto quando essa è controllata da persone come Musk, che affermano liberamente che “un giorno ci permetterà di smettere di lavorare”.

Infine, nel nome della giustizia collettiva, Sanders ha ribadito quanto sia importante unirsi, mettere da parte piccole divergenze per “combattere” l’estrema destra che, se non fermata, porterà a conseguenze preoccupanti per la popolazione non solo americana, ma anche europea.

L’aspetto più interessante di questo grandissimo evento non è stato soltanto ciò che il senatore ha detto, ma piuttosto come l’ha detto. Parlare di disuguaglianze sociali ed economiche, lotta di classe, guerre e sanità pubblica potrebbe scatenare epifanie nella iper-capitalistica America del Nord, ma certamente non è una novità nel panorama europeo. Tuttavia, se, con un semplice microfono, Bernie Sanders è riuscito a scaldare il cuore di quasi duemila spettatori – di cui la maggior parte giovanissimi – è perché sentire un politico parlare in maniera così diretta è decisamente raro. Da anni, almeno in Italia, quando i personaggi pubblici – politici, ma anche cantanti, attori, influencer – sono chiamati a esprimersi sui principali temi politici e sociali, utilizzano un’estrema cautela nel comunicare. Dobbiamo ancora fare i conti con chi sostituisce il termine “partigiano” con “essere umano” o ritiene divisiva l’etichetta “antifascista”, per non parlare di quando occorre parlare di “genocidio”. Bernie ha fatto l’esatto opposto: ha parlato di Gaza, di oligarchia, di fascismo e di tutti gli argomenti notoriamente “scomodi”, esponendo la verità, nuda e cruda, senza alcun pelo sulla lingua. Il fatto che l’Italia lo accolga con questo entusiasmo intellettuale dimostra quanto sia forte, soprattutto tra le nuove generazioni, il desiderio di un pensiero radicale che metta al centro questi temi, senza l’assurda paura di alzare troppo la voce.

Monica Poletti

Fonti

Branca Giovanna, Contro i nuovi monarchi. Sanders rockstar al Salone, Il Manifesto, 16/05/2026. https://ilmanifesto.it/contro-i-nuovi-monarchi-sanders-rockstar-al-salone (Ultima consultazione: maggio 2026).

Costa Francesco, La versione di Bernie, 21/05/2026. https://www.ilpost.it/podcasts/wilson/la-versione-di-bernie/

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