La televisione generalista sta vivendo un momento di crisi: cosa non sta funzionando?
La questione della prima serata
In primo luogo è bene sottolineare che la prima serata rappresenta un grande problema in quanto ormai si sovrappone alla seconda serata. Il proliferare di preserali — diffusi in tutte le reti e di grande successo — ha portato infatti progressivamente a far slittare l’orario di inizio dei programmi previsti per la prima serata. Affari tuoi su Rai 1 non termina prima delle 21:40, La ruota della fortuna su Canale 5 arriva anche fino alle 21:50. Allo stesso modo, anche i canali della rete Discovery, tra i quali Nove e Real Time, hanno prolungato i loro preserali. Insomma, è difficile guardare qualcosa prima delle 22. Le proteste degli spettatori — soprattutto di coloro che al mattino vanno a lavorare presto — non si sono fatte attendere, ma al momento le reti non sembrano intenzionate a fare un passo indietro.
Raiplay e le modalità di recupero
C’è da dire però che tramite Raiplay, Mediaset Infinity e Discovery si ha la possibilità di recuperare i programmi quando e come si vuole, direttamente dal proprio smartphone o pc. Certo, questo comporta un altro inconveniente: se si guarda in differita un contenuto virale, il rischio di spoiler è alto.
Gli spoiler e la viralità immediata
Sapendo già come va a finire la storia si perdono la poesia, la magia e il valore stesso dell’attesa connessi al contenuto oggetto di interesse.
Prendiamo ad esempio la serie La piovra, incentrata sulla figura del commissario Cattani — interpretato da Michele Placido —, che negli anni ’90 catalizzava l’attenzione del pubblico. In essa, alla fine della quarta stagione il protagonista muore, ucciso durante un agguato. Se si traspone questo stesso scenario riferito a una fiction popolare ai giorni nostri si capisce come lo spoiler della morte del protagonista rovinerebbe tutto.
Oggi, infatti, ogni errore, ogni contenuto considerato “imbarazzante” o rilevante per l’opinione pubblica, diventa subito virale. Viene pertanto da chiedersi se l’intenzione dietro alla scelta sia proprio quella di far parlare la gente. Non si sa più quanto ci sia di spontaneo nei prodotti televisivi e risulta difficile non dubitare di tutto.
La crisi della tv classica
Chiunque abbia acceso un televisore di nuova generazione, o si sia trovato davanti a uno schermo in una stanza d’albergo, ha fatto la stessa esperienza: uno schermo dominato da app e pulsanti dedicati a piattaforme di streaming. Sul telecomando campeggiano Netflix, Prime Video, talvolta Disney+. I canali tradizionali – Rai, Mediaset, La7 – non scompaiono formalmente, ma vengono relegati in profondità: nascosti dietro menu, scansioni automatiche, numerazioni poco intuitive.
Nella sua riflessione, Camiglieri fa notare come i nuovi televisori siano fortemente proiettati verso il futuro. Gli apparecchi che non comprendono la possibilità di connettersi alle piattaforme di streaming costano molto meno, ma vengono anche acquistati sempre meno.


La qualità dei prodotti
Il pubblico è diventato più esigente e nota tutto, molto di più rispetto a un tempo. In passato — complice anche l’assenza dei social — gli errori passavano molto più facilmente in sordina.
Un esempio recente è legato alla serie TV I Cesaroni. Se nel 2006 la fiction aveva raggiunto un grande successo, costituendo un vero e proprio evento, oggi qualcosa è cambiato. Per citare una delle incongruenze messe in luce dagli spettatori, il ruolo di Mimmo come insegnante di sostegno ha suscitato diverse perplessità in chi svolge questo lavoro. Si recrimina alla serie una rappresentazione poco realistica di questa figura professionale, in quanto solitamente i docenti di sostegno non seguono un solo alunno. Certamente, non possiamo pretendere la totale veridicità di un prodotto fittizio, ma sarebbe appropriato fare un tentativo.
Sempre in riferimento alle ultime “prime serate” televisive, potremmo citare la fiction Roberta valente-notaio in Sorrento. La trama ruota attorno alla storia di una giovane barista, la quale ottiene senza troppe difficoltà l’apertura del mutuo per l’acquisto della sua prima casa in una via centrale di Sorrento. Capiamo che si tratti di esigenze di copione, sì, ma chi cerca di ottenere un mutuo nella vita reale sa che un solo stipendio o un solo contratto — magari anche a tempo determinato — non sono sufficienti.
Abbiamo poi Canzonissima, varietà del sabato sera di Rai Uno che negli anni ’70 era una considerabile al pari di Sanremo mentre oggi appare come una foto dalla patina sbiadita.
Spiace dirlo, ma quest’anno la televisione generalista è persa in un circolo vizioso che svela la sua anima senza pietà: è tutto ciò che sta intorno alla pubblicità. […] Forse è vero, ma mai le ragioni commerciali avevano portato a un’omologazione della proposta quotidiana così drastica, dovuta anche all’assenza di novità che scomodi la sola ragione per la quale la televisione tradizionale esiste: l’evento.
Parrella mette qui in luce un punto fondamentale nel declino della tv generalista: la mancanza di un evento, di una novità. Si riscontra una totale assenza di colpi di scena, tanto nelle trasmissioni quanto nelle fiction. Quando invece ci sono, essi risultano forzati, inseriti volutamente e poco credibili. Ad esempio, nei primi anni di messa in onda del programma C’è posta per te, le sensazioni evocate facevano eco a Carramba che sorpresa (programma andato in onda su Rai 1 dal 1995 al 2009, condotto da Raffaella Carrà). In esso, le storie di ricongiungimento familiare emozionavano e commuovevano il grande pubblico. Ad oggi, invece, l’ultima stagione di C’è posta per te ha chiuso con una settimana di anticipo.
Un altro esempio di allontanamento dalla tv è rappresentato dalla critica a prescindere dalla qualità dei programmi, soltanto perché mandati in onda in televisione e non sulle piattaforme di streaming. Un caso importante è stato quello della serie Mare fuori. Trasmessa su Rai 2 dal 2020, ha ottenuto pochi ascolti e scarsa risonanza mediatica. Una volta approdata su Netflix — nel 2022 — la serie è esplosa, acquisendo popolarità anche attraverso i media. Il prodotto era sempre lo stesso (oserei persino dire di scarsa qualità) eppure, probabilmente, senza il caricamento su una piattaforma streaming non avrebbe riscosso altrettanto successo.
Un interrogativo sorge dunque spontaneo: se non si cercano strade e metodi per riavvicinare gli spettatori al “tubo catodico”, che destino avrà la televisione generalista? Nel 3000 esisterà ancora o sarà solo un lontano ricordo?
Elisabetta Noce
Fonti
Camiglieri Tullio, “Il fenomeno prominence. Accendiamo la tv e non la riconosciamo più”, Il riformista, 22 febbraio 2026, ultima consultazione: 27 aprile 2026, link: https://www.ilriformista.it/accendiamo-la-tv-e-non-la-riconosciamo-piu-colpa-del-fenomeno-prominence-500805/
Parrella Andrea, “Protestiamo per la prima serata che inizia tardi, ma perché dovremmo guardarla se è sempre la stessa?”, Fanpage.it, 26 aprile 2026, ultima consultazione: 27 aprile 2026, link: https://www.fanpage.it/spettacolo/programmi-tv/protestiamo-per-la-prima-serata-che-inizia-tardi-ma-perche-dovremmo-guardarla-se-e-sempre-la-stessa





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