Lo scorso 8 maggio Urban Lab ha aperto le sue porte al pubblico per inaugurare una nuova mostra per raccontare alla cittadinanza il nuovo Piano Regolatore Generale della città di Torino. “Il futuro prende forma”, curata dall’Architetto Giulietta Fassino, prende le mosse dalla volontà di avvicinare, incuriosendo senza spaventare, gli abitanti della città a un documento inevitabilmente tecnico e talvolta complesso.
Il nuovo PRG si trova a dover regolamentare una città profondamente cambiata rispetto a 30 anni fa, periodo a cui risale il suo predecessore (firmato dagli architetti Vittorio Gregotti e Augusto Cagnardi e approvato nel 1995). Dalla crisi industriale fino alla ricerca di una nuova identità sfaccettata e postfordista, Torino prova ad accettare la sfida della varietà senza la paura della dispersione identitaria: cambiata la città, bisogna fronteggiare anche le novità nelle esigenze e nelle opportunità (ne avevamo parlato qualche tempo fa in questo articolo: Ricucire Torino: il nuovo PRG della città).
La mostra si sviluppa sia all’interno degli spazi di Urban Lab, a sua volta arricchito di recente dal rinnovamento dell’esposizione permanente, sia sotto i portici di Palazzo di Città, ed è visitabile fino alla fine dell’anno solare. Il percorso espositivo è organizzato seguendo tre macro-aree, che corrispondono alle tre dimensioni coinvolte nel PRG: visione, architettura e strategia, che si riflettono nei tre temi della città come welfare, innovazione ed ecosistema. Senz’altro gli amanti dell’analogico apprezzeranno la visita in sede: cartografie, dossier e infografiche sono le protagoniste per toccare con mano i cambiamenti nascosti tra le (ostiche) pagine del PRG. La struttura delle sale dell’esposizione è la seguente: la prima sala accoglie una grande mappa della città a parete su lightbox, che racconta delle qualità che idealmente caratterizzeranno la città fra 30 anni, la seconda presenta l’architettura del Piano, la sua struttura e i principali elementi di innovazione, infine la terza ne esplora la strategia.
In questo contesto, le Figure di Ricomposizione Urbana e le Centralità di Quartiere si pongono come veri e propri paradigmi per una città da abitare con piacere. Le Figure di Ricomposizione Urbana consistono in 8 cornici strategiche: sono state introdotte proprio dal nuovo PRG, con l’obiettivo di ricucire il tessuto cittadino connettendo le periferie ai principali nodi infrastrutturali. Si muovono su questa stessa linea anche le 83 Centralità di quartiere, nate dallo stimolo del progetto “Voci di quartiere” (l’iniziativa partecipata che ha contribuito a definire il nuovo PRG, raccogliendo spunti, desideri e bisogni da chi vive ogni giorno la città): pur ispirate alla Città dei 15 minuti, sono state però applicate ai 34 quartieri cittadini. L’idea, dunque, non è forzare la connessione alle zone centrali, ma armonizzare il tessuto cittadino e renderlo sostenibile rispettando l’autonomia identitaria dei singoli quartieri.
La declinazione strategica del Piano Regolatore ci porta inevitabilmente a sollevare una riflessione in merito al modello di sviluppo che Torino ha deciso di adottare. In un’epoca in cui il successo di una città è spesso misurato sulla verticalizzazione, sulla densità urbana e sull’attrattività da un punto di vista economico e finanziario — si veda, ad esempio, la vicina Milano — la capitale sabauda propone un’alternativa più “tranquilla”, fedele alla propria identità, pur non rifiutando l’esigenza di cambiamento.
Eppure, tra sigle, mappe e norme tecniche, è evidente che il Piano Regolatore Generale rischi di apparire come un oggetto decisamente complesso e comprensibile a pochi, con una conseguente difficoltà nel tentativo di raccontarlo al meglio. Facciamo, perciò, un passo indietro. Per rendere questo denso argomento più interessante agli occhi di tutti, in particolare di chi non “mastica” tali tecnicismi ma non per questo è meno affezionato al capoluogo piemontese, occorre ribaltare la prospettiva. Partiamo da una domanda tanto semplice quanto fondamentale: cos’ha di bello e originale Torino, rispetto alle altre grandi città?
La risposta a questa domanda non è facile, ma la si può sicuramente trovare nella sua eccezionalità morfologica e sociale. Torino, infatti, possiede una struttura urbana unica, a partire dalla sua celebre pianta a scacchiera, eredità romana, che dona un senso di ordine rigoroso; troviamo poi i portici, i grandi viali alberati, i tram storici, i parchi, le zone pedonali. Insomma, è una città che non ha mai avuto esigenza di iper-urbanizzarsi, nemmeno ai tempi della FIAT. Torino cresce senza fretta, in nome di una tranquillità che, agli occhi dei giovani e degli studenti, risulta, comparata ad altre città, rassicurante, umana e calorosa.
Il nuovo PGR ha in mente proprio questo: accompagnare il cambiamento della città senza voler in alcun modo snaturarla, ma anzi prendendosi cura del tessuto esistente. Mentre altrove la rigenerazione urbana rischia di trasformarsi in un’imposizione che cancella l’identità dei luoghi, l’approccio torinese sceglie di ascoltare i bisogni reali dei suoi 34 quartieri, muovendosi sui binari di quella che potremmo definire una rivoluzione gentile.
Custodire l’identità per accompagnare il cambiamento: è questo il cuore del nuovo Piano Regolatore. Torino non si ferma, ma sceglie di trasformarsi insieme a chi la vive.
Arianna di Pascale
Monica Poletti




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