Il mondo delle vignette raccontato da Boban Pesov

Non sono passati secoli da quando i fumetti, da divorati e comprati appena usciti, si sono ritrovati a creare collezioni tenute in bella mostra nelle librerie di casa.

Forse a mettere in ombra la mania dei fumetti c’è stato lo zampino della televisione: aveva fatto il suo boom, con il conseguente risultato di un più comodo “tutti appassionatamente sul sofà appiccicati allo schermo“.

Ma da lì a qualche anno ci ha pensato il web a ribaltare le carte in tavola, permettendo a molti artisti di trovare una vetrina degna del loro valore secondo lo stesso principio dello sbattere le uova nel padellino. Ne è uscito un amalgama di roba, però in fondo in fondo la qualità viene sempre a galla: sfido chiunque a passeggiare di fronte a quintali di pasticcerie senza far cadere l’occhio su quelle con i dolci più invitanti. Sicuramente qualche alternativo prenderà quelli immangiabili, ma una buona fetta correrà a fare la fila per quelli ottimi. E nel web funziona allo stesso modo.

E così, anche le vignette si sono trasferite sul pianeta digitale: si tratta di un cambio di tendenza, un modo diverso di concepire il fumetto, rivisitato in chiave più attuale e con una resa del tratto più accattivante. Al passo con i tempi, se così vogliamo dire, anche se l’affetto per il disegno a mano e per il cartaceo è inesauribile.

Per capire qualcosa di più su frecciatine e fumetti non potevamo che invitare un maestro in materia, il fumettista Boban Pesov.

L’intervista

Qual è stato il tuo percorso di studi?

“Dopo il liceo artistico di Alba ero già consapevole che da grande avrei scelto la facoltà di Architettura, quindi ho frequentato il Politecnico di Torino, dove mi sono laureato nel 2013”.

Parliamo della tua carriera da fumettista: hai seguito qualche corso specifico per diventarlo?

“In realtà sono un autodidatta, pertanto ho dovuto imparare a utilizzare Photoshop, a montare i video e usare programmi per migliorare sempre di più la qualità dei miei contenuti. Quando ho finito Architettura mi sono chiesto che cosa volessi realmente fare. Riflettendo ho capito che il mondo dei fumetti era la mia ambizione, perché in fondo volevo tornare alla mia passione: il disegno”.

Quando c’è stata una svolta nella tua carriera?

“Nel 2014 ho iniziato ad acquisire un buon seguito, che mi ha permesso di farmi conoscere e impegnarmi sempre più, fino a quando nel 2017 avevo fra le mani un nuovo mestiere. Da lì ho iniziato la mia carriera fumettistica”.

La carriera fumettistica

Qual è stata la tua prima esperienza da fumettista?

“Nel 2017, con NaziVeganHeidi: un fumetto che ha avuto molto successo e che abbiamo presentato al Lucca Comics & Games dello stesso anno, realizzato in collaborazione con Don Allemanno (Alessandro Mereu )”.

Puoi dirci qualcosa di più? Di che cosa tratta NaziVeganHeidi?

“Dato che sono caduti i diritti d’autore sul personaggio di Heidi, abbiamo deciso di rivisitarlo in chiave moderna, facendo diventare la bambina una vegana sfegatata ed estremista, in fissa sulle questioni del veganesimo. Come se ciò non bastasse, Heidi attua pure un sistema violento contro chi non segue la sua stessa linea di tendenza, uccidendo chiunque la pensi in modo diverso. È un fumetto che tratta il tema degli estremismi in generale, uscito in tre volumi”.

Quali sono state altre esperienze che consideri significative per la tua carriera?

Sicuramente un progetto importante è stato il fumetto Frank, frutto della collaborazione con Barbascura. Mi sono occupato dei disegni mentre lui si occupava della parte scritta: è un viaggio onirico, un sogno surreale pubblicato nel 2019.  Ha avuto molto successo e sono soddisfatto di quanto abbiamo realizzato.

Del resto, ho prodotto varie pubblicazioni e raccolte di disegni”.

In generale il 2020 e il 2021 sono stati due anni difficili per il mondo dell’arte e, quindi, degli artisti: come potresti descriverli?

“Posso dire che sicuramente nel 2020 c’è stata una grande inattività per la carta stampata, allora mi sono focalizzato sull’attività dei social, pubblicando di tanto in tanto delle strisce di fumetto, e del canale Youtube. Però l’aspetto che ha provocato il danno maggiore per noi fumettisti è stata la chiusura delle fiere del fumetto. D’altro canto la produzione artistica si è spostata su altre tipologie di lavoro: quest’anno, a dire il vero, ho avuto molte richieste per cover di libri, fumetti e podcast”.

Hai già qualche nuovo progetto nel cassetto?

“Ora sto lavorando su alcuni fumetti e sto pensando a una produzione tutta mia; credo che sarà pronta per il 2022, in modo da poter tornare su carta stampata”.

Parliamo di tematiche: ce ne sono alcune che affronti più volentieri, su cui ti focalizzi maggiormente?

“In realtà dipende molto dal periodo, mi concentro su cosa partorisce oggi la mia mente. Se c’è un evento che mi attira dal punto di vista politico e sociale, lo tratto attraverso la striscia di fumetto. Tendo a essere molto citazionista, utilizzando termini derivanti dalla cultura pop in generale, che mi affascina. Ogni tanto sfrutto la vignetta per mandare un messaggio politico forte, e ciò presuppone che debba ogni volta mettermi in gioco”.

Il lato social di Boban Pesov

Cosa mi dici del Diario del Lockdown?

“Durante il lockdown ho fatto una serie che ho intitolato Diario del lockdown, pubblicata su Instagram: raccontavo le mie giornate attraverso le strisce in modo quasi surreale, diventando protagonista delle mie stesse vignette. Per questo tipo di lavoro tendo a sbizzarrirmi sulla scrittura e i dialoghi sono più tediosi e ampi: questione di approccio con il pubblico”.

So che la tua creatività è confluita anche su un’altra pagina: NeBo.comics

“Esatto. Devo dire che sono uno sperimentatore nato, per questo tempo fa ho deciso di aprire una pagina di vignette erotiche. L’erotismo nell’arte mi è sempre piaciuto, lo stesso vale per il contesto cinematografico e per il fumetto”.

Uno dei rischi del web, per i creativi, è di vedere le proprie opere e idee rubate…

“Ci sono vignette che hanno fatto il giro del mondo e forse le persone non sanno nemmeno che le abbia fatte io. Alcuni tolgono la firma: le vignette diventano, così, di dominio pubblico; quindi l’unica cosa da fare è arrendersi e rendersi conto che questo è un rischio del web. C’è un continuo prendere e riprendere, ma a me non disturba. Perderei troppo tempo, che trovo meglio sfruttare per creare qualcosa di nuovo”.

Com’è il tuo rapporto con i social?

“Non amo pubblicare in serie, con una quantità eccessiva di contenuti ogni giorno si rischia di diventare stucchevole. Preferisco creare contenuti che abbiano un tocco in più, cercare qualcosa di originale: meglio la qualità che la quantità”.

Quanto si legge sopra svela l’arcano che anche gli artisti – come Boban – riescono ad arrivare alla sera con un piatto di pasta sotto il naso. Anche se qualche beffardo ancora osa dire: “Sei un artista? Ah, ma quindi che lavoro fai?”, la risposta è che l’arte può diventare una professione. Di arte si può vivere e, badate bene, di arte il mondo ne ha tanto bisogno, specialmente in questo periodo.

Per rendere il discorso più filosofeggiante, sembra utile riprendere il filone di pensiero di Albert Schweitzer, secondo cui senza filosofia si giunge alla decadenza della civiltà (ed è vero, se riuscite a provare il contrario fatemi sapere, ndr). Per analogia, senza tutta quella grande fetta di cultura che contiene arte, scienza e innovazione in senso positivo, niente può essere fatto. Meglio dare un’occhiata a qualche vignetta ogni tanto e imparare a criticare il proprio punto di vista oltre a quello degli altri. Insomma: meglio spegnere la tv e accendere il cervello.

Federica Seni Ferreri

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