Il tennis maschile ha bisogno di Andy Murray

Nel tennis maschile si usa la definizione “Big Three” per indicare i tre giocatori che hanno rivoluzionato e dominato questo sport negli anni Duemila: Roger Federer, Rafael Nadal, Novak Djokovic. Ferma restando la superiorità di questi tre, “Big Three” non è l’unico modo per definire questo periodo storico del tennis maschile. Qualcuno usa anche la locuzione “Fab Four”: oltre ai tre elencati, viene inserito anche il nome di Andy Murray. Lo sportivo scozzese, vincitore di due Wimbledon e uno US Open, di un ATP Finals e di due medaglie d’oro ai Giochi Olimpici di Londra e di Rio, ha chiuso come numero 1 dell’ATP Ranking nel 2016. A causa di due operazioni all’anca, il tennista di Glasgow si è dovuto fermare e questo l’ha fatto scivolare indietro nella classifica annuale, arrivando ad essere, attualmente, numero 142 nel mondo.
Il gioco di Andy Murray è caratterizzato da un buon dritto e, soprattutto, da un ottimo rovescio a due mani. La sua risposta è una delle migliori del circuito, seconda solo a quella di Novak Djokovic; il servizio è potente e molto preciso (molto più la prima rispetto alla seconda di servizio, che tende ad essere un po’ debole). Bravissimo nello scambio da fondo campo, è in grado di dare molta velocità al suo gioco, non limitandosi ad un puro schema difensivo e riuscendo ad ottenere importanti vittorie su cemento ed erba.
La grandezza di Murray, tuttavia, non è solo nel campo, ma è, anche e soprattutto, fuori di esso. I tennisti dell’ATP hanno rilasciato dichiarazioni controverse e, molto spesso, criticate su diversi temi: dalla parità di genere ai matrimoni delle coppie omosessuali, fino alla questione dei vaccini. Lo sportivo scozzese, invece, su questi temi è sempre stato inappuntabile: è per questo che il tennis (maschile) ha ancora bisogno della voce di Andy Murray.

credits: tenniscircus.com

“Male player”
Wimbledon 2017, quarti di finale. Con il risultato di 6-3, 4-6, 7-6, 1-6, 1-6, lo statunitense Sam Querrey vince contro Andy Murray ed approda in semifinale nel terzo Slam del calendario ATP. In conferenza stampa, a seguito della sconfitta, un giornalista, nel porgli una domanda, gli racconta che Sam Querrey è il “first US player” a raggiungere una semifinale Slam dal 2009. Prima di terminare la domanda, Murray lo interrompe e, con voce ferma e fredda, dice: “male player”. Perché di tenniste americane ad aver raggiunto la semifinale di Wimbledon dopo il 2009 ce ne sono ben due: le sorelle Williams, Serena e Venus. Quel momento della conferenza stampa è diventato immediatamente virale e ha fatto scoprire il campione che Andy Murray è fuori dal campo: non solo per quelle due parole pronunciate, ma anche perché, quando il giornalista ride della sua inesattezza, Andy Murray rimane impassibile.
Sul tema della parità, Andy Murray ha fatto un ulteriore passo. L’anno scorso, sul The Guardian, è stata pubblicata una sua lettera che riassumeva un principio fondamentale: più donne dovrebbero allenare tennisti uomini. La lettera racconta di come sua madre sia stata fondamentale per muovere i primi passi in questo sport; poi si sofferma sulla reazione che i suoi colleghi e i media hanno avuto alla notizia che la sua nuova allenatrice, nel 2014, sarebbe stata una tennista, Amélie Mauresmo.

Il matrimonio tra coppie omosessuali
L’ex tennista australiana Margaret Court aveva sollevato numerose polemiche per due sue dichiarazioni. Innanzitutto, aveva dichiarato il suo boicottaggio nei confronti della linea aerea Qantas, perché il suo CEO era favorevole ai matrimoni egualitari per le coppie della comunità LGBTQ+. La seconda dichiarazione, invece, riguardava il fatto che, secondo lei, il tennis femminile fosse «pieno di lesbiche». Ad una domanda su tali affermazioni, il tennista scozzese rispose: «Non vedo perché qualcuno dovrebbe avere un problema con due persone che si amano e che si vogliono sposare. Se sono due uomini, due donne, è grandioso, non vedo perché dovrebbe essere importante, non sono affari di nessuno. Tutti, a mio parere, dovrebbero avere gli stessi diritti».

L’ostica questione del vaccino
C’è chiaramente un problema tra i tennisti dell’ATP e il vaccino Covid. Da Novak Djokovic a Daniil Medvedev, da Stefanos Tsitsipas ad Andrey Rublev, molti dei giocatori presenti nella Top 10 del ranking si sono espressi contro il vaccino o contro l’obbligo vaccinale che è stato suggerito per l’inizio della stagione 2022. Il discorso non muta molto se si scende nella classifica: da Hurkacz a Isner, fino a Diego Schwartzman. Anche in questo contesto, Andy Murray si è distinto per le sue dichiarazioni. Inizialmente, si è espresso favorevole al vaccino Covid, auspicando che anche i suoi colleghi si vaccinassero, per rendere questo sport, fatto di continui spostamenti, più sicuro. Successivamente, si è dichiarato favorevole anche ad un eventuale obbligo vaccinale, che è stato proposto dagli organizzatori dell’Australian Open, il primo Slam della stagione tennistica.

Martina Sessa

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