Elon Musk e WFP: 6 miliardi possono far la differenza?

Elon Musk donerebbe 6 miliardi di dollari ricavati vendendo azioni Tesla se il World Food Programme (WFP) descrivesse pubblicamente le modalità con cui la cifra risolverebbe la fame nel mondo, ha dichiarato il 31 ottobre dal suo profilo Twitter.

L’imprenditore non è nuovo ad affermazioni improvvise e di grande portata sui social media e quella di un mese fa ha attirato parecchio l’attenzione delle testate e del pubblico di Twitter e non solo. Di nome lo conosciamo un po’ tutti, è il CEO di Tesla e SpaceX – di cui è anche il fondatore – e di recente ha sorpassato Bezos diventando l’uomo con il patrimonio più grande al mondo – 243 miliardi di dollari. Visionario e dalla spiccata personalità, intenzionalmente o no, Musk sa come far parlare di sé.

La dichiarazione non è arrivata però dal nulla; è stata la risposta a David Beasley, il Direttore Esecutivo del World Food Programme (WFP), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare nel mondo in  aree in crisi e in situazioni di emergenza. Il Direttore con un Tweet ha introdotto uno scambio di battute tra i due uomini che non lasciava spazio ad allusioni, dove entrambi sono apparsi convinti della propria posizione e non intenzionati a scherzare. Beasley il 27 ottobre ha chiamato in causa i miliardari statunitensi paragonando l’ammontare del loro patrimonio alla somma di denaro che, riporta il direttore del WFP, potrebbe mantenere sotto controllo una crisi umanitaria globale coinvolgente 42 milioni di persone in 43 Paesi. L’obiettivo non è quello di risolvere la fame nel mondo quindi, ma di provare a contenere nell’immediato il peggioramento della situazione.

La cifra sostenuta essere sufficiente è di 6,6 miliardi di dollari, al pari di, come sostiene in un Tweet successivo – questa volta interpellando direttamente Elon Musk, un sesto dei guadagni ottenuti con uno speciale accordo che ha portato 36 miliardi si guadagni. Il fondatore di SpaceX non ha risposto con un netto rifiuto alla chiara provocazione, ma, come si vede nel Tweet qua sopra, ha aperto una possibilità legata ad una condizione: che il WFP pubblicasse in modalità open source la gestione dei soldi donati, e non solo i suoi eventuali 6 miliardi, così che tutti possano essere a conoscenza della gestione dei fondi dedicati al Programma.

Sul sito del WFP è stato pubblicato un articolo riguardante la trasparenza e la responsabilità nei confronti dei donatori proprio il 3 novembre, tre giorni dopo la discussione con l’imprenditore sudafricano. Nell’articolo vengono elencati i canali utilizzati quali il report annuale e i vari documenti ufficiali che vengono rilasciati periodicamente dai responsabili di agenzie e Paesi locali. In uno dei rapporti più recenti pubblicato dal Cluster della Sicurezza Alimentare e dell’Agricoltura dell’Afghanistan (guidato da FAO e WFP), ad esempio, si parla della situazione in Afghanistan e di come più della metà della popolazione del Paese dovrà affrontare l’ insicurezza alimentare acuta a livelli di crisi o emergenziali nella stagione tra metà novembre e marzo e sia necessario un potenziamento rapido dei mezzi di sostentamento.

L’Afghanistan è una delle numerose aree in crisi e su cui la luce dei riflettori della società non è puntata quanto dovrebbe. Il “dibattito” su Twitter tra Elon Musk e David Beasley aveva sicuramente attirato sul tema l’attenzione che merita, ma che già adesso è sfumata verso differenti problematiche. Nel frattempo le parole scambiate sembrano esser rimaste tali.

Anna Franzutti

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