Grand Prix ISU 2021: tra imprevisti e soap opere russe

Si sarebbe dovuto concludere questa domenica il Grand Prix ISU 2021 (il principale circuito di gare internazionali di pattinaggio artistico che apre ogni stagione), il primo a pieno regime dopo le restrizioni dovute alla pandemia e particolarmente decisivo in quest’anno olimpico.

Invece, in seguito alla pericolosità della variante omicron in Giappone, la finale che si sarebbe dovuta tenere a Osaka è stata rimandata a data da destinarsi, gettando ulteriore incertezze sulle qualificazioni olimpiche di un pool di talenti già di per sé molto variabile.

L’unica certezza di questo Grand Prix, anche senza finale, sembra essere la qualificazione e lo status di assoluta favorita per l’oro a Pechino 2022 della quindicenne russa Kamila Valieva che resta, per ora, imbattuta nella sua stagione di debutto senior e nella Rostelecom Cup a Mosca ha battuto due record mondiali e ha ottenuto un punteggio (anche tenendo conto della fisiologica inflazione di punteggi per gli atleti “in casa”) notevolmente superiore anche al vincitore del singolo maschile. Altra conferma sono stati i francesi Gabriella Papadakis e Guillaume Cizeron che, nella danza su ghiaccio, dopo la delusione dell’argento a Pyeongchang 2018 e un anno di pausa, sembrano avere la strada spianata per Pechino 2022.


In generale però quello della stagione 2021/2022 è stato un inizio burrascoso, segnato ancora dallo spettro del COVID-19 e, soprattutto nelle donne, piagato da infortuni che hanno riportato all’attenzione vecchie diatribe sui metodi di allenamento che la comunità aveva provato a nascondere sotto il tappeto.

Uno sguardo d’insieme

Singolo femminile

Come già detto, nel singolo femminile, Kamila Valieva si è piazzata alla testa della classifica. La mancanza della giapponese Rika Kihira, dovuta a un infortunio, ha fatto sì che il dominio russo nella finale fosse incontrastato.

La diciassettenne Anna Scherbakova, già campionessa del mondo 2021, si conferma un’atleta eccezionale, non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto per la lucidità e la consapevolezza dimostrate in pista che le hanno permesso di superare un inizio difficile. La sorpresa della squadra russa è stata Elizaveta Tutkamysheva, l’unica russa papabile per la squadra olimpica over 18 e non allenata da Eteri Tutberidze che è stata in grado di imporsi al di là dei giochi politici della federazione moscovita come una candidata che non si può ignorare. Un inizio tutto sommato positivo, infine, per Alena Kostornaia che è riuscita a riprendere un po’ di vigore e sicurezza dopo i vari drammi dietro le quinte dell’anno scorso ma che, a meno di stravolgimenti negli equilibri della squadra russa non sembra essere abbastanza per la qualificazione olimpica.

Inizio difficile, invece, per le italiane Lara Naki Guttman e Lucrezia Beccari che al Gran Premio d’Italia, la loro unica tappa del circuito, non riescono a essere convincenti.


Oltre a Rika Kihira, si sono fatte sentire le assenze della regina dei quadrupli Aleksandra Trusova, ritiratasi dal NHK Trophy per una frattura da stress e il terribile infortunio in diretta di Darija Usacheva sempre nella stessa tappa, così diventata l’unica senza russe sul podio.

Singolo maschile

C’è sempre stata l’idea che il pattinaggio maschile fosse più aggressivo, più spavaldo rispetto a quello femminile: ci si preoccupa meno di eventuali cadute o imperfezioni tecniche e si osa di più. Diverse pattinatrici, prima tra tutte Trusova, hanno sfidato questo stereotipo ma, guardando, questo Gran Prix si ha l’impressione che gli uomini del singolo siano determinati a mantenere la palma della spavalderia, quantomeno a parole.

Così si spiega la vecchia “sparata” di Daniel Grassl che affermava di stare preparando un quintuplo. Al momento, sembra un’affermazione un po’ fantasiosa per la giovane promessa italiana ma sicuramente una mossa che denota coraggio e la volontà di far parte dell’ Olimpo di chi osa e non vuole solo vincere, ma lasciare il segno.

Stesso discorso, ma più realistico, per il campione olimpico 2018 Yuzuru Hanyu che ha saltato l’intero circuito a pié pari per un infortunio alla caviglia procuratosi cercando di allenare il quadruplo axel. Il quadruplo axel è una sorta di balena bianca per Hanyu ormai da diversi anni e ha contribuito a renderlo un personaggio istrionico, famoso ben al di là delle sue medaglie.


Per quanto riguarda la finale, é il giapponese Yuma Kagiyama a porsi in testa, a sorpresa davanti al campione del mondo, l’americano Nathan Chen.

Particolarmente piacevole per i fan, infine, è la qualificazione di Jason Brown, famoso per uno stile più tradizionale e artistico che dimostra che la tecnica e la qualità complessiva dell’esercizio riescono ancora ad arrivare dove i quadrupli eseguiti male falliscono.

Coppie d’artistico e danza sul ghiaccio

Non riservano particolari sorprese, invece, né le coppie d’artistico né la danza sul ghiaccio. Nelle prime i campioni del mondo Anastasia Mishina e Aleksandr Galliamov si confermano alla testa della classifica. Le promesse Aleksandra Boikova e Dimitrij Kozlovskij non riescono a replicare l’exploit degli europei 2020 e finiscono di nuovo dietro ai connazionali Evgenija Tarasova e Vladimir Morozov ma si guadagnano comunque un posto in finale.


Per quanto riguarda la danza su ghiaccio, la battaglia, al momento, sembra essere per l’argento quando Gabriella Papadakis e Guillaume Cizeron sono presenti. Resta la buona notizia della qualificazione in finale della squadra italiana di Charlene Guignard e Marco Fabbri rendendo la danza l’unica disciplina in cui l’Italia è riuscita a raggiungere la finale.

L’elefante nella stanza

C’è un fil rouge che lega la balena bianca di Yuzuru Hanyu e l’enorme quantità di infortuni nelle ragazze ed è la progressiva importanza della componente atletica negli sport artistici.

Si tratta di un fenomeno neutro di per sé e, anzi fisiologico, per tutti gli sport artistici. Altrettanto comune (anche se forse non proprio fisiologico) è che il livello atletico e l’età degli atleti è inversamente proporzionale. Non si tratta nemmeno di un fenomeno nuovo nel pattinaggio ma negli ultimi anni questa progressione naturale ha subito un’impennata esponenziale.

La principale responsabile è la coach russa Eteri Tutberidze famosa per aver iniziato la “quad revolution” nelle donne con Elisabet Tursynbaeva poi consacrata da Aleksandra Trusova. Tutberidze ha allenato anche l’ultima campionessa olimpica, Alina Zagitova e le star degli ultimi due quadrienni Julija Lipnickaja e Evgenija Medvedeva. La prodigiosità atletica ha un prezzo: ragazze giovanissime con carriere brevissime, almeno con Tutberidze.

Il metodo di allenamento di Tutberidze è controverso, efficace ma non sostenibile per più di un paio di anni e, soprattutto, non sostenibile dopo la pubertà. Per questo la comunità internazionale del pattinaggio ha coniato il termine “Tutberidze expiration date“, fissata a 17 anni, dopo la quale le atlete di Tutberidze iniziano a crollare sotto le fratture da stress e i disturbi alimentari o semplicemente perdono i loro salti e vengono scartate perché è più facile accedere all’infinita riserva di talento fresco piuttosto che adattare il metodo di allenamento a un corpo che è cambiato. è un’etichetta che si è dimostrata vera per tutte le sue atlete ma che Tutberidze ha provato in tutti i modi a scacciare e, complice una stampa sportiva compiacente e un appoggio politico incontrastato sembrava esserci riuscita.


Questo Grand Prix ha complicato le cose: Trusova non è in finale, cosa gravissima per le sue possibilità di qualificazione olimpica, a causa di una frattura da stress al piede. Ha 17 anni.

La tappa dello NHK è stata particolarmente dura per l’immagine di Tutberidze: per mettere a tacere le preoccupazioni su Trusova, ha puntato tutto su una sua star “fresca”, Darija Usacheva, 15 anni. Nel riscaldamento prima del programma corto, Usacheva si è strappata il legamento dell’anca ed è stata portata via dalla pista dal medico della nazionale, in singhiozzi.

Sono scene che non si vedono normalmente nel pattinaggio ed è stato molto scioccante per i fan che hanno sottolineato come, in realtà, il team di Tutberidze avesse già parlato di un problema all’anca per Darija e che la sua partecipazione al NHK Trophy, nonostante un infortunio già in atto, fosse probabilmente voluta per non lasciare il podio scoperto data la mancanza della Trusova, sottolineando la prassi di Tutberidze di sacrificare gli anelli deboli della catena per il medagliere.


Resta poi la questione Kostornaia. Alena Kostornaia ha 18 anni e l’anno scorso la pubertà ha fatto sì che perdesse il suo triplo axel nonché stamina e fiducia in sé stessa. Kostornaia non è facilmente scartabile perché è la campionessa europea 2020 ma il suo corpo non è più adatto al metodo Tutberidze – e si vede. Quello che Eteri vorrebbe che si facesse in questi casi è ritirarsi discretamente, come ha fatto Alina Zagitova, lasciando il posto a un’altra quindicenne prodigio.

Quando non succede il Tutb-team, come si fanno chiamare alla scuola di Eteri, inizia vere e proprie campagne diffamatorie nei confronti delle sue allieve: sono pigre, non si allenano più come una volta e altre variazioni sullo stesso tema finché, come era successo a Evgenija Medvedeva, la pressione diventa troppa e l’atleta ritorna in riga, ossia a casa. La stessa cosa sta succedendo a Kostornaia che, per ora sembra resistere ma anche questo, si riflette nelle sue performance. E la gente inizia a parlarne.

E dopo?

La “data di scadenza” ha motivato una parte della federazione internazionale a chiedere che l’età minima per le competizioni internazionali sia alzata da 15 a 17 anni ma, almeno per quest’anno, è un nulla di fatto.

Considerato ciò, e nell’incertezza sulla finale del Grand Prix, il focus è sulle qualificazioni olimpiche. Il circuito 2021 ha cambiato le carte in tavola, nel singolo femminile, non solo per la Russia ma anche per il Giappone che sembra orfano della sua punta di diamante (Rika Kihira è un’altra adolescente che esegue programmi difficilissimi) e per gli USA, le cui ragazze hanno avuto molte difficoltà, e si ritrovano quindi senza scommesse sicure. Per quanto riguarda l’Italia, a Pechino avremo due pass per il singolo maschile, uno sicuramente per Daniel Grassl, due per le coppie d’artistico e due per la danza sul ghiaccio, in cui Charlene Guignard e Marco Fabbri avranno una buona chance di piazzarsi in alto. Staremo a vedere!

Ginevra Gatti

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