Break The Silence: 25 novembre, Greta Beccaglia e la forza delle survivors

Il Salone del Libro di Torino non è stata solo un’occasione per assistere a interventi che ci hanno cambiate profondamente: scrittori emergenti e non, attivisti, influencer, traduttori, interpreti, attori e molto altro. E’ anche stata un’occasione per conoscere persone nuove con cui avevamo collaborato in passato come The Password. Uno di questi incontri è avvenuto durante l’attesa per la conferenza di Carlotta Vagnoli, condivisa con due ragazze dell’associazione Break The Silence Italia, associazione che si occupa di prevenzione e sensibilizzazione e prevenzioni su temi quali la violenza sessuale e di genere. Dalla casualità dell’incontro è nata questa intervista a Mariachiara Cataldo, fondatrice di Break The Silence.

Com’è nato Break The Silence?

Break The Silence è nato a giugno del 2020 dopo un episodio che ho vissuto con alcune amiche in Piazza Statuto, a Torino, dove siamo state vittime di violenze verbali molto gravi. In seguito all’esperienza mi sono sfogata sui social, dimenticandomi della potenza del mezzo che stavo usando. In poco tempo la mia storia è stata condivisa da moltissime persone e in due giorni più di duecento persone hanno raccontato le loro storie. Non volendo che queste testimonianze venissero perse abbiamo dato vita a Break The Silence, il cui nome viene da una gif che avevo messo nella mia storia di Instagram con tale scritta. La gif è poi stata usata da tutti coloro che hanno condiviso le loro esperienze.

Il logo di Break The Silence Italia

Sono tantissime le persone che vi hanno raccontato la loro esperienza. Vi aspettavate questa apertura? A cosa vi ha fatto pensare?

No, all’inizio non ci aspettavamo così tante condivisioni, ma col tempo abbiamo capito che le persone che subiscono violenze sono davvero tante, mentre gli spazi in cui parlarne sono pochi. Rompere il silenzio sui social è più facile perché le persone possono mantenere l’anonimato: ciò dà coraggio sia per raccontare, sia per fare domande scomode e chiedere aiuto. A questo aiuto noi rispondiamo senza sostituirci ai professionisti, con cui cerchiamo piuttosto di fare rete.

Parlando di sensibilizzazione, siete favorevoli all’istituzione della giornata del 25 novembre per la lotta contro la violenza sulle donne?

Siamo favorevoli perché per un giorno all’anno c’è un tasso di attenzione più alto. Questa giornata porta le persone ad informarsi, anche in modo passivo.

Il progetto lanciato da Break The Silence Italia in occasione del 25 novembre 2021

Non possiamo pensare di eliminare una giornata del genere con l’idea che se non se ne parla tutti i giorni non se ne deve parlare mai. E’ un atteggiamento che ricorre alla filosofia del ”o tutto o niente” alla quale non crediamo. Perché, anche se se ne parla una sola volta all’anno, se ne parla ugualmente.
E’ una lotta che va avanti da anni, che continuerà ad andare avanti per anni e che va portata avanti giorno dopo giorno.

In questi giorni si è parlato molto della questione dei vagoni rosa, ad esempio. Come Break The Silence siamo contrari e abbiamo parlato di questa tematica in un post sulla nostra pagina Instagram, nel quale sono presenti tutte le nostre motivazioni.

Tornando al 25 novembre, questa data non è sicuramente una soluzione, ma è a tutti gli effetti un modo per dare voce a quelle violenze e a quelle forme di discriminazione che ci sono tutto l’anno. La stessa cosa vale per i vagoni rosa.

Nelle scorse settimane abbiamo assistito alla violenza in diretta TV alla giornalista Greta Beccaglia; pensate che la sua decisione di denunciare possa dare coraggio ad altre ragazze?

Anche in questo caso consiglio di leggere il post che abbiamo pubblicato su Instagram subito dopo l’accaduto e quello che è stato pubblicato il 15 dicembre.
Pensiamo che la scelta di Greta sia stata un mezzo potente per dar voce anche ad altre ragazze.

Abbiamo visto la classica situazione in cui c’è il vittimismo del carnefice, una sottovalutazione del problema da parte dell’opinione pubblica e un caso di mansplaining (il giornalista ha, infatti, chiesto a Greta di spiegare le sue sensazioni ma in realtà non l’ha lasciata parlare).

Il team di Break The Silence Italia

Pensi sia possibile superare il trauma causato da una violenza sessuale o, perlomeno, andare avanti?

Non si può superare quanto vissuto dimenticandolo. Si tratta, piuttosto, di andare avanti acquisendo la consapevolezza che non si è gli unici ad aver vissuto una determinata situazione. Quando si crede di essere gli unici, ci si sente sbagliati. Sapendo di essere uno tra tanti, invece, è più facile capire che il problema è interno alla società e non insito nella vittima. Con questa nuova consapevolezza si può trasformare il dolore in altro: in una presa di posizione contro il sistema lottando nella propria quotidianità o entrando in un’associazione. Questa è la forza delle survivors!

Cosa direste a unə ragazzə che sta cercando di riprendere in mano la propria vita dopo aver subito una violenza sessuale?

Di non fermarsi davanti al primo no. Purtroppo molte persone che subiscono violenza o altre forme di discriminazione all’inizio non vengono credute o viene svalutato quanto hanno vissuto (come è successo con Greta Beccaglia, ad esempio).
Direi, quindi, loro di non fermarsi perché ci sarà chi le ascolterà. Noi ad esempio lo facciamo. E, fortunatamente, non siamo le sole!

Gaia Bertolino

Immagine in copertina: cittametropolitana.bo.it

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