Kazakistan: le proteste e la risposta del governo

2 gennaio 2022, Zhanaozen. È da qui che è cominciata l’ondata di proteste che ha spinto il presidente del Kazakistan a dichiarare lo stato di emergenza fino al 19 gennaio. Nel giro di alcune ore le proteste si sono alzate nella capitale di Nur-Sultan, ma anche ad Aqtobe, Aktau, Shymkent, Oral e Taraz. Tuttavia, il loro apice è stato raggiunto ad Almaty, ex capitale politica ed economica del Paese, la quale è stata isolata con il blocco di Internet e dei principali social network.

Le ragioni delle proteste

La ragione per cui le proteste hanno preso il via è principalmente l’aumento del prezzo del gas liquefatto, avvenuto in conseguenza ad una riforma che vedeva la liberalizzazione del prezzo del Gpl. Questa decisione è diventata un grande problema perché in Kazakistan il risaldamento e quasi la totalità delle macchine funzionano a gas. In un Paese con forti diseguaglianze sociali ed economiche tra la maggioranza povera e la minoranza ricca, questo aumento non ha fatto che risvegliare il malcontento latente.
La situazione è andata creandosi durante il governo di Nazarbayev, prima che lasciasse il suo posto a Tokayev nel 2019. È proprio per tale ragione che durante queste proteste sono state distrutte molte delle statue raffiguranti l’ex presidente. Ma il malcontento per la situazione politica non si esaurisce qui, infatti, nel Paese non esiste opposizione da svariato tempo: il partito del governo vince le elezioni regolarmente con circa il 100% dei voti.
Un ulteriore problema alla base di questo momento di crisi è quello che riguarda un altro aumento dei costi: quello dell’elettricità, dovuto, almeno in parte, all’estrazione di criptovalute ed in particolare i Bitcoin. Da qualche anno a questa parte, il Kazakistan è diventato il secondo Paese produttore di valute digitali al mondo, dopo gli Stati Uniti. E infatti, dopo il blocco di Internet voluto dal governo per placare le proteste, il valore dei Bitcoin è sceso dell’8%.

La risposta del governo

Erzhan Kazykhan, Rappresentante Speciale del Presidente della Repubblica del Kazakistan per la Cooperazione Internazionale, nella sua dichiarazione del 9 gennaio ha esposto le giustificazioni delle decisioni prese dal governo kazako in merito alla repressione delle manifestazioni. In particolare, egli si concentra sull’evoluzione e il cambiamento della protesta: se inizialmente si trattava di una protesta pacifica, successivamente si è aggiunta una componente terroristica. Infatti, continua Kazykhan, le richieste iniziali dei manifestati sono state ascoltate dal presidente, che ha immediatamente preso la decisione di abbassare sia il prezzo del petrolio, che quello dei prodotti e dei servizi essenziali. Tuttavia, ora il governo ritiene importante intervenire al fine di placare queste folle che, secondo la versione ufficiale, sarebbero state dirottate da terroristi stranieri e locali. Infine, la dichiarazione si conclude con la seguente affermazione: “La Repubblica del Kazakhstan ha ripetutamente espresso il suo impegno per lo Stato di diritto. Tutte le azioni intraprese o sostenute sono e saranno conformi alla nostra Costituzione, alle nostre leggi e ai nostri impegni internazionali.”
Ma il governo kazako non è il solo a voler fermare queste manifestazioni. Infatti, il Kazakistan è Paese di grande interesse sia per la Cina, che per la Russia che vedono la situazione attuale come potenzialmente pericolosa per i loro propositi: la prima lo considera di ruolo centrale per la costruzione di una nuova Via della Seta Terrestre; la seconda vede il Paese come un possibile “gancio” in Asia, ecco perché ha acconsentito alla mobilitazione delle forze di pace del CSTO (l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva).

Nonostante negli ultimi giorni le proteste sembrino essersi placate, e le truppe russe si stiano preparando per tornare a casa, continuano ancora ad esserci movimenti in tutto il Paese. È pressoché impossibile fare una stima precisa del numero, non solo delle vittime, ma anche degli arresti e da ultimo, dei danni economici che questa crisi ha comportato. Quello che sappiamo è che di certo, questi valori non sono bassi.

Emily Aglì

in copertina: manifestanti in Kazakistan, asianews.it

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