Ucraina: tra Est e Ovest

Negli ultimi giorni circa 1200 carri armati russi e 130 mila soldati sono stati schierati al confine con l’Ucraina. Lo scoppio di questa nuova crisi risale al novembre dello scorso anno, quando le tensioni sono cresciute e la Russia ha cominciato a inviare soldati. Putin sostiene che si tratti soltanto di un’esercitazione militare, ma sembra che gli scopi di questa azione siano diversi.

Un rapporto travagliato

Nel 1989, con il crollo del muro di Berlino, Bush e Gorbačëv si accordarono con una sorta di “patto non scritto” secondo il quale la Nato non si sarebbe mai allargata verso i Paesi del Patto di Varsavia, tra cui l’Ucraina, in cambio del ritiro delle truppe sovietiche dalla Germania e della sua unificazione. Gorbačëv accettò, preoccupato di vedere le repubbliche sovietiche avvicinarsi al blocco occidentale. Quando, nel 1991, il Patto di Varsavia giunse alla sua fine, l’Ucraina fu uno dei primi Paesi ad allontanarsi da Mosca, la quale ne rimase fortemente amareggiata. Da quel momento la Russia ha cercato di limitare ancora di più i contatti tra Ucraina ed Europa.
Di conseguenza, nel 2014, a seguito di alcune proteste pro-europee e della cacciata del presidente ucraino Viktor Fedorovyč Janukovyč, un gruppo di soldati russi prese il controllo di alcune posizioni strategiche in Crimea, annettendola successivamente alla Russia dopo un referendum, fortemente criticato a causa della sua debole legittimità. Nell’aprile dello stesso anno, nella regione ucraina del Donbass scoppiarono delle rivolte pro-russe, sostenute dalla Russia, le quali innescarono il conflitto, che vide la vincita delle forze russe e la successiva invasione dell’Ucraina.
Anche se attualmente il 7% dell’Ucraina si trova sotto l’occupazione russa, Mosca continua a sostenere che le sue azioni non siano che una risposta al fatto che la NATO da anni stia ammassando truppe ai suoi confini.

Diritti immagine: Luiss Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale

La riposta dell’occidente

I Paesi della Nato si dividono tra coloro che ritengono opportuno non solo proteggere la Nato, ma anche l’Ucraina e coloro che invece ricordano che il Paese non è un alleato.
Inizialmente molti Paesi si sono mobilitati in suo soccorso, soprattutto attraverso l’esportazione di armi autorizzata dagli Stati Uniti. Da questi ultimi sono arrivati missili anticarro e antiaerei, così come dagli Stati Baltici. La Turchia, invece, ha inviato alcuni droni, il Canada delle forze speciali, la Gran Bretagna armi leggere e personale di addestramento e, come lei, anche la Danimarca. D’altro canto, Francia, Italia e Germania hanno sostenuto una posizione di rifiuto, preoccupate per la sicurezza europea da una parte e per i rapporti commerciali con la Russia dall’altra.
Ora la situazione sembra stia cambiando: la Nato e gli USA hanno offerto al presidente russo di negoziare accordi di fiducia e disarmo, in cambio di una distensione della crisi ucraina. Gli Stati Uniti per primi riconoscono di voler dialogare con Mosca al fine di raggiungere un’intesa. La Russia, da parte sua, vorrebbe il ritiro delle forze della Nato da tutti i paesi dell’Est, ritornando a com’era prima del 1997, ritirandosi quindi da Polonia, Romania e dalle repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania.

Non è ancora chiaro come finirà questa vicenda. Le opinioni si dividono tra chi, come la Germania, crede che Putin stia solo bluffando per poter ottenere concessioni dall’Occidente e chi, invece, sostiene che voglia davvero invadere l’Ucraina, come Boris Johnson: il premier britannico ha infatti parlato di una possibile “guerra lampo” da parte dei russi per conquistare Kiev.

Emily Aglì

In copertina: George Bush e MIkhail Gorbachev (Ap)

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