The West Wing: la serie che ha portato la politica in tv

What’s next? Questa è la domanda che il Presidente degli Stati Uniti d’America Jed Bartlet rivolge al suo staff in una delle serie tv più famose e premiate del Nuovo Continente, The West Wing – Tutti gli uomini del Presidente. La serie è stata creata da Aaron Sorkin, uno degli sceneggiatori più apprezzati di Hollywood, noto per aver scritto film come Codice d’onore, The Social Network e Steve Jobs. Il cast che la compone è stellare: tra i personaggi principali vi sono attori come Martin Sheen, Allison Janney e Rob Lowe. Anche le guest stars non sono da meno: appaiono per una o più puntate interpreti dal calibro di Matthew Perry e Glenn Close.

La serie

La serie racconta delle vicende politiche che un’amministrazione democratica deve affrontare una volta insediatosi nell’Ala Ovest della Casa Bianca. Intorno al Presidente Bartlet operano, infatti, diversi personaggi: il Capo dello Staff, Leo McGarry, e il suo vice, Josh Lyman; il direttore delle comunicazioni, Toby Ziegler, e il suo vice Sam Seaborn; il portavoce della Casa Bianca, CJ Cregg. A dare un aiuto prezioso ci sono: l’assistente del Vice Capo dello Staff, Donna Moss; l’assistente personale del Presidente, Charlie Young; la First Lady, Abbey Bartlet.

credits: tg24.sky.it

The West Wing è la serie televisiva che ha raccontato e, a volte, insegnato agli americani la politica americana e il suo funzionamento. Ha il merito di aver reso interessanti temi apparentemente noiosi come la legge di bilancio o l’istituzione di parchi nazionali e di aver trattato temi delicati come il terrorismo, il controllo delle armi, il finanziamento a favore dei partiti politici durante le campagne elettorali e il conflitto tra Israele e Palestina. È su questo, tuttavia, che si muovono le principali critiche: Aaron Sorkin ha creato un mondo ideale, utopico, troppo democratico. La serie è andata in onda quando il ruolo del leader del mondo libero era ricoperto, nel mondo reale, da Bill Clinton, che ha lasciato dietro di sé non poche contestazioni in merito al suo operato. Jed Bartlet, quindi, rappresentava per gli americani una realtà alternativa, dove la politica funzionava esattamente come doveva, seguendo e rispettando dei forti principi morali. Tuttavia, anche The West Wing alla fine si è piegata alla realtà: nelle stagioni finali, per la successione al Presidente Bartlet, uno dei candidati è il deputato Matthew Santos, di origine latine. Questo per seguire il fenomeno nascente di quel periodo: Barack Obama, senatore degli Stati Uniti per l’Illinois di origine afroamericane.

Cosa ci ha lasciato The West Wing?

Oltre ad aver dato un’immagine fedele di come funzioni davvero la politica e la Casa Bianca, The West Wing ha cambiato la storia della televisione americana. Per risaltare una sceneggiatura caratterizzata da dialoghi serrati, Sorkin ha utilizzato la tecnica del walk and talk: due o più personaggi che contemporaneamente parlano e camminano. Uno stratagemma che ha permesso di dare la sensazione allo spettatore di quanto fosse duro e frenetico il lavoro dei protagonisti. Grazie a questi espedienti, la serie ha vinto due Golden Globe e 26 Emmy Award, diventando una delle più premiate di sempre.

Le sette stagioni non hanno avuto molto successo in Italia quando queste sono state trasmesse prima su Rete4 e poi su Sky. Fino a pochi mesi fa, la serie era nel catalogo di Amazon Prime Video e di recente è stato girato in teatro uno speciale, in cui è stata riproposta una delle puntate più belle, Hartsfield’s landing, in occasione delle presidenziali del 2020. Il fine era quello di sensibilizzare sul tema del diritto al voto, riproponendo i vecchi dialoghi tra il POTUS e il suo staff su come sia nato il populismo.

Martina Sessa

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