Europa, XXI secolo: la stagione degli attentati terroristici

Crediti foto di copertina

Il XXI secolo si è aperto con il più grande attentato terroristico di tutti i tempi: il crollo delle Torri Gemelle avvenuto l’11 settembre del 2001. Bush, allora presidente degli Stati Uniti d’America, proclamò una “guerra al terrore”.

Come responsabile del crollo delle Torri fu riconosciuto il gruppo terroristico di al-Qaeda, fondato da Osama Bin Laden nel 1988, che aveva come scopo quello di combattere una guerra santa, ideologia comune con quella dei talebani che nel 1996 occuparono la Kabul sovietica.
Il gruppo di al-Qaeda ha un’ideologia di tipo jihādista. Nella dottrina islamica, il termine jihād indica sia lo sforzo di miglioramento del credente sia la guerra condotta per permettere l’espansione dell’Islam al di fuori del mondo musulmano.

Gli attentati terroristici avvenuti in Europa dopo il crollo delle Torri Gemelle sono stati 13, di cui solo 3 di matrice non jihādista.

Il primo attentato verificatosi in Europa in seguito all’11 settembre, avvenne l’11 marzo 2004 a Madrid, vide il numero dei feriti oltrepassare le due migliaia e il numero delle vittime avvicinarsi a duecento. L’obiettivo dell’attentato erano diversi treni locali, che vennero colpiti nella capitale spagnola.

Nel 2011 furono due gli attentati che colpirono l’Europa: l’attentato alla metropolitana di Minsk dell’11 aprile, su cui non ci soffermeremo, e quello in Norvegia, slegato del tutto dal fondamentalismo religioso e volto a colpire il Partito Laburista Norvegese.
Gli attacchi in Norvegia furono due: il primo si verificò nel centro della Capitale, Oslo, nel quartiere dove sorge il complesso degli edifici del governo norvegese.  Venne posizionata un’autobomba di fronte al palazzo ospitante l’ufficio di Jens Stoltenberg, primo ministro norvegese. L’esplosione uccise otto persone e ne ferì 209.
Meno di due ore dopo avvenne il secondo attacco, nei pressi di Utøya, isola dove era presente un corso di un campus pensato per la sezione giovanile del Partito Laburista Norvegese. In questo caso non si trattò di un’esplosione, bensì di una sparatoria, classificata come l’atto più violento mai avvenuto in Norvegia dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
Fu riconosciuto responsabile dei due attentati il trentaduenne norvegese Anders Behring Breivik, mentre la causa dell’attentato fu ricoperta dall’eccessiva immigrazione musulmana vista come una minaccia per la cultura e l’identità norvegese.

Il biennio 2015-2016 è stato il peggiore in termini di vittime dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Sono stati sei gli attentati che hanno colpito l’Europa: tre in Francia, uno in Belgio, uno in Germania e uno in Macedonia del Nord. Quest’ultimo senza alcun legame con il terrorismo islamico.

L’attentato verificatosi tra il 7 e il 9 gennaio 2015 in Francia ebbe come movente un fatto avvenuto nove anni prima con la pubblicazione, da parte del giornale satirico Charlie Hebdo, di una serie di caricature raffiguranti Maometto, già precedentemente pubblicate dal giornale Jyllands-Posten. Tra l’1 e il 2 novembre 2011 la sede del giornale venne distrutta con il lancio di due bombe Molotov, in seguito alla pubblicazione di un numero dedicato al partito fondamentalista islamico che aveva appena vinto le elezioni in Tunisia. Oltre allo scoppio delle bombe, il sito della rivista fu sottoposto a un attacco informatico, condizioni che portarono la sede del giornale ad essere controllata dalla polizia regolarmente. Nonostante ciò, il 7 gennaio 2015, due uomini armati riuscirono a entrare all’interno della redazione del giornale dove aprirono il fuoco nel nome di “Allāhu Akbar”. I due attentatori affermarono di essere due terroristi appartenenti alla cellula yemenita di al-Qaeda: si trattava dei fratelli Kouachi.
Il giorno dopo l’attentato un altro terrorista di origini maliane aprì il fuoco nei pressi di Montrouge contro la polizia francese. Inizialmente questo secondo attacco, che causò un morto e un ferito, sembrò slegato al primo, ma si scoprì poi che Coulibaly, l’attentatore, era legato ai fratelli Kouachi.
Il giorno dopo ancora, Coulibaly si barricò dentro un supermercato kosher della zona est di Parigi dove tenne in ostaggio diciassette persone chiedendo in cambio la liberazione dei due attentatori di Charlie Hebdo. I due fratelli e Coulibaly furono assassinati il giorno stesso.

In seguito all’attentato alla sede di Charlie Hebdo sono state molte le ripercussioni a livello sociale. L’attentato è stato condannato anche dal Consiglio di sicurezza dell’ONU e dalla comunità islamica francese. Mohammed Mraizika, segretario generale dell’unione delle moschee francesi, ha affermato che “Nulla, assolutamente nulla, può giustificare o scusare questo crimine”.

Anche a livello mediatico, l’attentato ha avuto notevole risonanza. Meno di un’ora dopo l’assalto alla sede di Charlie Hebdo, il giornalista francese Joachim Roncin, ha pubblicato su Twitter un’immagine con su scritto “Je suis Charlie”, diventato in poco tempo l’hashtag più usato della storia di Twitter. Scopo del post di Roncin era quello di manifestare la propria paura verso ciò che era successo alla redazione di Charlie Hebdo, e non quello di manifestare la propria idea in merito alla libertà di stampa.

A novembre dello stesso anno un altro attentato colpì nuovamente Parigi. Gli attacchi furono di matrice islamica e collegati all’autoproclamato Stato Islamico (conosciuto come ISIS). Fautori degli attacchi furono almeno dieci persone che diedero vita a sei sparatorie in posti diversi della capitale; la più famosa fu quella nei pressi del teatro Bataclan dove le vittime furono 90, tra cui una giovane donna italiana. Durante gli attacchi il presidente francese Hollande, in diretta televisiva, proclamò lo stato di emergenza e la temporanea e immediata chiusura delle frontiere.

Il 22 marzo 2016 teatro degli scontri fu il Belgio, dove vennero organizzati tre attentati terroristici nell’area metropolitana di Bruxelles: due presso l’aeroporto e uno presso una stazione metropolitana della città. Anche questa volta gli attentati vennero rivendicati dall’ISIS. I morti furono 35 e i feriti 340.

A luglio e a dicembre dello stesso anno la storia si ripetè ancora: prima in Francia, a Nizza (14 luglio), e poi in Germania, presso i mercatini di Natale di Berlino (19 dicembre). La dinamica dei due attentati fu simile: due mezzi pesanti si lanciarono sulla folla uccidendo in tutto 122 persone e ferendone 774. Anche in questo caso l’attentato fu rivendicato dall’ISIS.

Non passa neanche un anno e l’ISIS colpisce ancora, questa volta nell’Arena di Manchester subito dopo la fine del concerto della nota cantante Ariana Grande. È il 22 maggio 2017 e l’Inghilterra non sa che dodici giorni dopo, il 4 giugno, verrà di nuovo colpita dall’ISIS nel cuore pulsante del Paese: il London Bridge.

Nel raccontare quali sono stati i momenti più tristi e crudeli della storia europea del XXI secolo siamo partiti dalla Spagna ed è nello stesso Paese che si verifica l’ultimo attentato con più di dieci vittime registrato. È il 17 agosto del 2017 e a essere ferita è Barcellona, nel punto più vivo della Catalogna: la Rambla, per poi spostarsi in una cittadina più piccola: Cambrilis.

Le vicende che hanno colpito l’Europa in questo biennio hanno avuto risvolti sociali, economici, mediatici, politici e anche letterari. Ne è un esempio l’opera di Chaimaa Fatihi, edita da Rizzoli nel 2016, in cui la giovane donna musulmana, all’epoca laureanda in giurisprudenza, scrisse una lettera aperta a tutti i terroristi intitolata Non ci avrete mai.
Quello di Chaimaa è stato solo uno degli esempi di come, a differenza di quanto molti credono, gli attentati terroristici abbiano segnato anche e soprattutto le seconde generazioni di immigrati.

Gaia Bertolino

Bibliografia e sitografia:
– Non ci avrete mai, Chaimaa Fatihi, Rizzoli 2016
– L’Europa nel vortice, Ian Kershaw, Laterza 2020
Wikipedia, Terrorismo in Europa
Il Post, Chi ha inventato Je Suis Charlie?

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