Lavorare nel mondo della moda con @FashionEl: l’intervista

Il mondo della moda è molto competitivo e ottenere il primo stage nel settore può essere molto complesso, tanto da allontanare il sogno di moltissimə aspiranti designer, giornalistə di moda, stylist e via dicendo. C’è, però, chi con costanza e impegno, senza lasciarsi mai abbattere, è riuscitə a trovare lavoro nel settore fashion & luxury, proprio come Elena di FashionEl, che prima ancora di iniziare il suo progetto di fashion career coach sui social è diventata merchandiser per un’azienda di moda. @fashionel è sia il nome del suo profilo Instagram che di Tik Tok, portali attraverso i quali aiuta giovanissime e giovanissimi che aspirano a lavorare nella moda con consigli utili e pratici. Come ci racconterà in questa intervista, il suo lavoro non si limita a questo: è disponibile molto altro anche in canali, formati e modalità differenti.

Nella nostra chiacchierata, abbiamo approfondito varie parti della vita di Elena dal punto di vista lavorativo, in particolare: il suo percorso, com’è arrivata a lavorare in quest’ambito, la sua passione per il settore moda, le difficoltà che ha incontrato nel suo cammino, i suoi consigli per chi si vuole avvicinare a questo mondo, quali sono secondo lei le figure più richieste oggi e quali saranno quelle del futuro.

«The Password» ha avuto il piacere di intervistarla e di conoscerla anche se, visti i tempi in cui viviamo, la conversazione si è svolta in via telematica.

Parlami di te e del tuo percorso. Come hai iniziato e come hai fatto a entrare in questo mondo?

Sono Elena, fashion career coach e founder di FashionEl. Sono stata una studentessa di economia, sia in triennale che in magistrale, quindi non un corso di laurea dedicato al settore. Ho sempre voluto lavorare nella moda ma non sapevo di preciso cosa avrei voluto fare e non sapevo niente su come riuscire a fare il passaggio da studentessa a lavoratrice. Quando mi sono approcciata le prime volte all’ambiente del lavoro mi sono trovata impreparata, persa, e ho dovuto lavorare tanto per capire come costruire un cv, come mandare un’application, chi contattare. Pensavo di essere solo io a non avere a disposizione le informazioni necessarie, invece quando ho iniziato con il mio primo stage i miei amici mi chiedevano come avessi fatto, a chi avessi scritto, come avessi mandato l’application. A questo punto mi sono chiesta: “Visto che io stessa ho avuto queste problematiche, perché non creare qualcosa che possa diventare un punto di riferimento per le persone che stanno vivendo quello che io ho vissuto e superato?”. Da questo è nato il progetto FashionEl.

Come nasce la tua passione per la moda?

Fin da piccola mi ha sempre appassionato, ho cercato sempre di approfondirla, ho fatto anche la tesina in quinta al liceo classico sulla moda e il femminismo. Quando sono arrivata all’università non ho scelto un corso moda perché non sapevo cosa avrei voluto fare nello specifico, avevo comunque già fatto una scrematura, a esempio avevo già escluso di fare la designer, sapevo che avrei voluto lavorare a livello corporate in un’azienda e quindi ho cercato di selezionare una laurea generica che però mi potesse aprire le porte per varie posizioni a livello aziendale, ovvero economia. Durante l’università ho cercato sempre di approfondire il tema, di andare a eventi, di capire quali erano le fonti di informazione del settore, di leggere libri dedicati, di utilizzare i social per informarmi. Ho sempre cercato di sviluppare la mia passione parallelamente agli studi che stavo facendo e poi in magistrale c’era una piccola parte di corso dedicata al fashion & luxury, un esame, che era un’introduzione al settore. Poi, però, mi sono informata da sola, ho fatto il mio primo stage nel settore in triennale, nell’area comunicazione: lì ho capito che non faceva per me quindi l’avevo esclusa, poi ho fatto il mio primo stage in merchandising e quando ho iniziato quasi non sapevo cosa facesse un merchandiser nel pratico, quindi ho imparato sul campo.

Cosa ti attrae di più di questo settore?

Quello che mi ha sempre attratto di questo settore è che è una forma di comunicazione. Per me la moda è una forma di espressione, una forma d’arte e le persone attraverso la moda esprimono la propria personalità, il modo in cui siamo vestiti è sempre il nostro primo biglietto da visita. L’abito mi ha sempre aiutato a esprimere la mia personalità, per esempio al liceo ero molto introversa ma avrei voluto sembrare più disinvolta e quindi i vestiti che indossavo mi aiutavano a far passare questo messaggio che io stessa non riuscivo a far passare a parole. La moda è sempre stata uno strumento di espressione, infatti anche per quanto riguarda la mia tesina sul femminismo, la moda è stato uno dei tasselli che hanno aiutato a portare avanti questo movimento, a raccontarlo non a parole, ma attraverso simbolismi. Ho sempre visto la moda non come mera economia, ma come qualcosa che vuole esprimere, raccontare, che ha un potere molto forte a livello di comunicazione e aiuta a portare avanti delle idee che in altri modi non si potrebbero portare avanti.

Qual è stata la difficoltà più grande per te prima di trovare lavoro nel fashion & luxury?

La prima è stata capire che posizione avrei voluto ricoprire. All’inizio pensavo di voler stare molto a contatto con il prodotto, volevo diventare buyer, in realtà poi nel mio percorso ho iniziato a fare la parte di merchandising planning, semplicemente perché volevo sviluppare delle competenze analitiche, poi ho capito che la parte di planning è quello che fa per me. La seconda cosa è stata capire come farmi assumere. Se ripenso ai miei primi cv, io stessa non mi sarei mai selezionata. Non sapevo come cercare le posizioni, non sapevo niente. Poi ai career day che si facevano all’università tutti dicevano di mandare la candidatura online, quindi non aveva senso essere lì perché non potevo dare il mio cv di persona. Mi sembrava un settore molto chiuso e non riuscivo a capire come arrivare allo step ultimo, quindi raggiungere il mio obiettivo di trovare uno stage nel settore.

Parallelamente al tuo lavoro, decidi di intraprendere la strada della fashion career coach attraverso i social.

Sì, esatto. Principalmente i canali su cui lavoro sono Instagram e Tik Tok (e un po’ anche YouTube). Il progetto è nato all’inizio della pandemia e, dato che Tik Tok era nel momento del suo massimo apice, ho provato a usarlo ed effettivamente è uno dei social migliori: ha molto più engagement e riesco a rispondere a moltissime domande. Per me questo è un secondo lavoro, ci dedico tutte le mie sere e tutti i miei weekend. A livello di attività operative, tra le altre cose, mi occupo di creazione di contenuti, sia formativi che informativi. Instagram è il social su cui riesco a essere più informativa, insieme alla mia newsletter, che mi aiuta a dare tante informazioni. Ogni settimana scelgo un tema, lo pubblico su Instagram, do la possibilità di farmi delle domande e rispondo nella newsletter. Un’altra parte della newsletter è dedicata alle top 3 posizioni lavorative della settimana e poi nell’ultima parte parlo delle top 3 news della settimana. Su Tik Tok, invece, rimango più formativa. L’altra attività a cui mi dedico molto sono i miei corsi, ne ho due già attivi: il primo è dedicato al digital marketing nel settore moda ed è in collaborazione con un’altra ragazza, Giulia, che lavora in questa sezione per le aziende di moda. Il secondo è un mio corso che non ho mai sponsorizzato: si chiama “The Fashion Intern” ed è un corso di coaching in cui capiamo cosa vuoi fare all’interno del settore e strutturiamo da zero la tua strategia di application. È un corso di due mesi in cui ogni settimana c’è una parte teorica con i miei video, degli esercizi da fare a casa e poi una consulenza alla settimana con me.

Quali consigli daresti a una persona che vorrebbe lavorare nella moda?

Il primo è cercare di conoscere il più possibile il settore, anche se non si studia moda bisogna cercare di integrare tutte le informazioni necessarie attraverso i social, seguendo le news su «Pambianco», «Business of Fashion», «Vogue» e tutti i magazine del settore. Anche leggere libri, ascoltare podcast, guardare video su YouTube, cercare di farsi un’idea anche macro del dipartimento in cui si vuole lavorare. Il secondo consiglio riguarda la parte di application. Il cv che si invia va personalizzato per ogni application che si manda, si devono mettere in risalto più o meno alcuni aspetti per essere il più possibile in linea con la posizione per la quale ci si sta candidando. È importante, inoltre, non scoraggiarsi mai, perché ci vuole tempo per trovare uno stage. Bisogna avere pazienza e non perdere la motivazione, cercare sempre di migliorarsi e pensare a cosa si poteva fare di più. Specialmente non bisogna perdere occasioni perché non si combacia al 100% con le richieste dell’application. Soprattutto, per quanto riguarda gli stage, le competenze sono importanti, però quello che fa veramente la differenza è la parte di motivazione: uno stagista viene assunto più per le sue potenzialità che per le sue attuali competenze. Riuscire a far passare la passione per il settore e per l’azienda per cui stiamo facendo application è la parte più importante. Raccontare già nel cv che leggiamo libri, ascoltiamo podcast, partecipiamo a eventi di moda fa la differenza e poi, una volta che si viene chiamati al colloquio, bisogna essere preparati sull’azienda, conoscerla, sapere qualche ultima news.

Come ci si prepara a un colloquio con un’azienda di moda?

Informarsi sull’azienda è il primo punto più importante. Poi, la prima cosa che chiedono è di presentarsi, consiglio quindi di prepararsi già a casa un discorso perché ci si deve presentare nell’ottica della posizione per cui si sta facendo application. Altre domande che vengono fatte sono come ci vediamo tra 5 o 10 anni, quali sono i nostri difetti, come ci descriverebbe un’amica, anche queste sono molto comuni quindi è utile già prepararsi a casa. Poi è probabile che venga fatta una domanda in Inglese se la lingua è richiesta, quindi nei giorni prima è bene guardare serie in Inglese e fare qualche esercizio di speaking. Stessa cosa per le competenze tecniche richieste, per esempio saper usare Excel e Photoshop, è utile ripassare nei giorni prima del colloquio le cose che si sanno fare in modo tale che se sarà chiesto un esercizio banale non ci sarà nessun problema nel farlo. Importante è anche prepararsi delle domande da fare alla fine del colloquio perché ti sarà sempre chiesto se hai qualche domanda e inoltre fare domande mostra interesse per la posizione. Alcune possono essere: se è previsto un periodo di formazione o di affiancamento, come è strutturato il team (se non lo hanno già raccontato), oppure come vengono valutati i dipendenti all’interno dell’azienda.

Quali sono le figure professionali più richieste nel mondo della moda oggi e quali sono invece, secondo te, quelle che potrebbero essere più richieste in futuro?

Adesso il campo del digital è quello più importante. Era già in sviluppo prima, ma con la pandemia ha avuto un boom. Non ci sono tante persone che hanno un expertise su questo canale, è abbastanza recente e quasi tutte le aziende, ormai, stanno strutturando dei team ad hoc per il digital. Quindi tutte le posizioni legate a questo canale sono quelle più importanti adesso ma anche quelle del futuro, perché per un’azienda che non ha un team dedicato al digital ci vogliono anni per sviluppare un team per questo canale. Per quanto riguarda le figure in azienda legate al tema della sostenibilità, le persone che hanno competenze in questo ambito non sono tante, ma adesso sono nati anche tanti corsi di laurea dedicati, tutte le aziende si sono strutturate, quindi non ce n’è più bisogno. Un nuovo trend che sarà invece in voga nel futuro è quello del Metaverso, ci sono tante posizioni nuove legate a questo canale, sia legate alla parte di tech e di sviluppo che per quanto riguarda persone che poi si dovranno occupare di gestire la presenza del brand in questo nuovo mondo.

Ti ringrazio per questa intervista.

Grazie a te.

Alessandra Picciariello

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