Antropologia e Netflix: le scuole residenziali in Chiamatemi Anna

Il movimento indigeno in Canada

Le comunità indigene del Canada non hanno avuto forti legami tra loro fino al periodo coloniale quando, a causa degli obiettivi diplomatici comuni, diedero vita a una coalizione basata sul principio della difesa collettiva. Tra gli interessi comuni alle varie comunità vi era la protezione del territorio e l’autonomia culturale e politica dagli interessi e dalle imposizioni degli Stati-Nazione circostanti.
In concomitanza alla ribellione delle Prime Nazioni, il governo inasprì il controllo sulla comunità indigena andando a lederne maggiormente l’autonomia. Con l’Indian Act del 1876, per esempio, alle popolazioni indigene fu negato il diritto di voto, che verrà ri-acquisito solo nel 1960.
Il movimento indigeno nacque dopo la Seconda Guerra Mondiale e aveva come punti cardine l’affermazione delle molteplicità indigene e la resistenza al potere dello Stato nazionale.
Nel 2007 venne accettata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Uniei la Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni, la prima bozza della quale era stata redatta quasi trent’anni prima dagli attivisti indigeni internazionali. Il Canada ha, però, sottoscritto la dichiarazione solo nel 2016.

Le scuola residenziali

Nel 1831 nacquero le prime scuole residenziali che rimasero operative dal 1880 al 1996. Queste scuole si basavano su un sistema educativo intensivo che era istituito dal governo canadese ma di fatto amministrato dalla Chiesa cattolica. Lo scopo di queste scuole, dette anche Scuole correttive, era quello civilizzare i bambini indigeni a una cultura euro-canadese basata sui principi della religione cattolica.
I bambini venivano allontanati dalla loro famiglia e veniva loro cambiato il nome estromettendoli completamente dalla cultura in cui erano vissuti fino a quel momento.

Nel 2012 si stimavano 80mila sopravvissuti che hanno riconosciuto un pacchetto di risarcimento di 1,9 milioni di dollari concesso solo nel 2005. Le scuse istituzionali sono arrivate solo nel 2008 dalle parole di Stephen Harper, allora primo ministro canadese, che si scusò con tutti gli ex studenti delle scuole residenziali canadesi.

Il caso di Chiamatemi Anna

Chiamatemi Anna è una serie tv canadese uscita su Netflix con tre stagioni tra il 2017 e il 2019 in lingua inglese. La serie tv è tratta dalla famosissima serie di libri Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery.
La serie racconta le avventure di Anna, adottata dai fratelli anziani Cuthbert per via di un equivoco. Nonostante la difficile convivenza iniziale il rapporto tra Anna e i genitori adottivi diventerà sempre più stretto, permettendo loro di essere una vera famiglia.
La storia di Anna si intreccia con quella degli altri abitanti di Avonlea. Quella che sembra essere una serie tv per bambini, si trasforma lentamente in un racconto adatto a un pubblico adolescente (e non solo). I temi affrontati spaziano tra l’omosessualità, la violenza di genere, la xenofobia e le politiche immigratorie. Questi due punti si vanno a intersecare con il tema dei nativi americani canadesi affrontato proficuamente nel corso della terza e, per ora, ultima stagione.

Ka’kwet: “Il mio nome è… stella marina.”

Anna: “Stella marina? Devi essere molto resiliente.”

Chiamatemi Anna

Ka’kwet entra nella storia di Anna nel quarto episodio della terza stagione, quando si reca ad Avonlea con il padre per vendere dei bastoni da hockey. E’ chiaro fin da subito che Ka’kwet fa parte di una comunità indigena di nativi, considerati pagani dalla comunità di Avonlea. Il carattere simile a quello di Anna, però, porterà le due ragazzine ad avvicinarsi anche, e soprattutto, per via della curiosità che riempie le loro esistenze insieme all’amore per la vita.
Anna inizia una vera e propria ricerca antropologica descrivendo sul giornale della scuola le usanze e i costumi della comunità in cui è cresciuta Ka’kwet. Nonostante il lavoro etnografico di Anna la comunità di Avonlea continua a percepire come straniera una popolazione che viveva le sue stesse terre.

È divertente come le persone siano così veloci nel sottolineare le differenze quando ci sono così tanti modi in cui siamo tutti uguali.

Chiamatemi Anna

Con il susseguirsi delle puntate Ka’kwet viene mandata in una scuola residenziale cattolica. La ragazzina riuscirà a fuggire per poi venire, però, riportata nella Scuola correttiva dagli uomini dello Stato.
I genitori della piccola Ka’kwet decideranno, con l’aiuto dei Cuthbert, di provare a salvare la bambina. L’ultima scena inerente la storia di Ka’kwet vede i genitori aspettare la figlia in attesa dell’arrivo del parroco.

I fan di Chiamatemi Anna non sapranno mai quale sarà il destino della dolce Ka’kwet, potranno immaginarla salva e al sicuro tra le braccia degli amati genitori o destinata a dimenticarsi per sempre il suo nome. Quello che è certo, però, è che la serie è riuscita a porre l’attenzione su tutti i bambini indigeni che sono stati portati via dalle loro famiglie in più di un secolo di storia, ricordando a tutti che, in fondo, erano solo delle stelle marine un po’ troppo resilienti.

Gaia Bertolino

Crediti foto di copertina: The Book of Esther

Un ringraziamento ad Alice, Michele, Giovanna, Vttoria, Nesrine, Alessandro, Mirsela e Giovanni

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