Torino: uno sguardo antropologico sulla protesta transfemminista dell’8 marzo – parte 2

Crediti foto di copertina: Ufficio Stampa Extinction Rebellion

Nella prima parte di questo articolo abbiamo analizzato il campione delle persone intervistate per poi soffermarci sulla definizione di transfemminismo e sul ruolo del linguaggio all’interno del movimento.

La disobbedienza civile

Secondo le persone che abbiamo intervistato, tra quelle che sono state alla manifestazione (il 20% del campione), il miglior modo per ottenere risultati a lungo termine è manifestare attraverso la disobbedienza civile non violenta, per mezzo dell’occupazione del suolo pubblico.
Per quanto riguarda la performance, l’atto che ha avuto maggior eco mediatica è stato quello svolto dalle attiviste del movimento Extinction Rebellion il cui scopo era quello di porre l’accento sul rapporto tra i problemi portati dall’inquinamento ambientale e le cause propugnate dal movimento transfemminista. Le attiviste hanno protestato con il petto nudo per attirare l’attenzione dei consiglieri regionali che si recavano sul luogo di lavoro in occasione di un consiglio regionale previsto per quel giorno.
Chiara, nome di fantasia di una delle attiviste del movimento, ci racconta:

«L’idea di spogliarsi davanti al palazzo della regione è stata portata avanti perché stiamo chiedendo al consiglio regionale di agire nei confronti dell’emergenza climatica. […] Volevamo mostrare corpi nudi, vulnerabili, per cui porre l’accento sulla violenza fisica a cui è soggetta la donna

– Chiara, 20 anni

Chiara spiega poi il legame tra le due cause:

«Avevamo scritto sul petto parole come ad esempio “violenza climatica”, “abuso climatico”, per rimandare al collegamento che c’è tra le due cause. […] si stima, mi sembra, che il 75% dei migranti per ragioni climatiche siano donne. Il corpo, che sia femminile o meno, dal momento in cui parliamo di emergenza climatica è coinvolto. Ad esempio, sappiamo che Torino è una delle città più inquinate d’Italia, se non la più inquinata, e leggevo ieri, ci sono circa 900 morti premature all’anno solo a Torino a causa dell’inquinamento dell’aria, quindi i nostri corpi sono coinvolti in prima linea in tutto questo

– Chiara, 20 anni

Il corpo della donna diviene il luogo degli abusi e degli sfruttamenti (concreti e simbolici) che il pianeta subisce. Tutto ciò che il territorio vive lo vive anche la donna sul proprio corpo per mezzo di una totale immedesimazione.

L’identità collettiva

La presenza di un’identità collettiva serve a rendere riconoscibile il movimento fungendo da collante interno e di strumento per porre confini con l’esterno, e attuare una distinzione.

«Il movimento l’ho trovato molto unito, ci credevano tutti.»

– Claudio, 23 anni

Oltre ad unire coloro che si identificano nel genere femminile e nelle minoranze di genere (agender, genderfluid,…), tipicamente discriminate ed ostracizzate, il movimento transfemminista ha fondato la sua unione e la sua identità collettiva nell’idea di libertà: libertà dai costrutti sociali e da uno schiacciante binarismo di genere che limita e preclude l’espressione di sé.
Abbiamo chiesto ad un ragazzo che ha partecipato allo sciopero in qualità di fotografo e reporter (e che quindi ha avuto, più di altrə manifestantə, uno sguardo distaccato che gli ha permesso di notare più particolari) che cosa avesse riscontrato in questo senso. Ci ha detto:

«Ho notato un generale atteggiamento di spontaneità in tutti coloro che partecipavano, il lasciarsi andare. Il fatto di scendere in piazza con persone che scendono in piazza per il tuo stesso motivo ti fa sentire un po’ più libero. Vedevo ad esempio ragazzi (di genere maschile) della mia età che si facevano liberamente truccare e si vestivano in un modo in cui, sono sicuro, durante le loro uscite del sabato sera, non si vestirebbero mai.»

– Paolo, 24 anni

Quali forme di sciopero sono valide?

Parte dei seguaci del movimento transfemminista appoggia le istanze senza necessariamente prendere parte alle proteste: i movimenti sociali, quindi, mobilitano consenso e sostegno alle istanze del movimento anche all’esterno della rete. Il movimento transfemminista, dunque, riconosce tutte le forme di sciopero, anche quelle “da casa” per cui non si prende parte ai cortei. Come sostiene una nostra intervistata, infatti:

«Tutte le forme di sciopero sono valide nella misura in cui una persona si sente di farlo e ha la possibilità di farlo

– Giulia, 20 anni

Emily Aglì e Gaia Bertolino

Cliccando qui è possibile leggere un altro articolo, scritto da Marta Fornacini, sullo sciopero dell’otto marzo a Torino.

Bibliografia
– E. Koyama, The Transfeminist Manifesto, 2001
– E. Zerubavel, Dato per scontato. La costruzione sociale dell’ovvietà, Meltemi, 2019
– I. Facheris, Parità in pillole. Impara a combattere le piccole e grandi discriminazioni quotidiane, Rizzoli, 2020
– J. Guerra, Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà, Tlon, 2020
– S. De Beauvoir, Il secondo sesso, Il Saggiatore, 2016

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...