Adolescenza: non giudicare, ma capire.

Spesso si tende a concepire l’adolescenza come un approdo fantastico del percorso di vita di tutti noi. Questo periodo infatti è contraddistinto dalla transizione dallo stato infantile a quello adulto. Un crocevia importante, pieno di sogni in costruzione, ambizioni, nuove prospettive e possibilità.

Parliamoci chiaro: chi di noi non si sentirebbe galvanizzato dall’idea di poter finalmente diventare il “padrone assoluto” del proprio destino? Chi rifiuterebbe di iniziare un cambiamento, sia fisico che mentale, che porta automaticamente, almeno nell’immaginario collettivo, ad assaporare il gusto della piena libertà? Probabilmente nessuno.

Ecco, è proprio a questo punto che, forse contrariamente a quello che si possa credere, cominciano a sorgere i primi problemi: abbiamo parlato di libertà e sappiamo che la libertà ha un prezzo da pagare, abbiamo fatto accenno alle aspirazioni e ai sogni, e si sa che un sogno, se non opportunamente guidato e sostenuto da vari fattori, è destinato a rimanere tale.

In buona sostanza siamo di fronte ad una narrazione sbagliata, per lo meno in parte, che viene reiterata quando si prova a descrivere il mondo dei più giovani: la retorica della grandezza incontrastabile, dell’invincibilità. Quasi ci si trovi a descrivere persone che vengono private della loro dimensione umana, assurgendo, e qui forse si può essere volutamente enfatici, a delle divinità.

Poi c’è il mondo reale, che parla un’altra lingua, in alcuni casi decisamente più mesta, purtroppo.

Una realtà sempre più tristemente attuale smonta e demitizza una fase della vita che è sicuramente bellissima e fondamentale per tutti, ma altrettanto piena di insidie e di difficoltà. I sempre più frequenti casi di cronaca che spesso vedono i giovani protagonisti di fatti spesso esecrabili, ci descrivono pienamente queste problematiche. Attenzione: alcuni sono atti devianti e fini a se stessi, privi di una qualsiasi rivendicazione di disagio, in particolare quelli che spesso diventano veri e propri atti criminali che non hanno bisogno di molte giustificazioni. Altri no. Ci sono giovani che non vogliono essere devianti per il gusto di farlo, che non scelgono una via tortuosa perché apparentemente più facile, per una sottesa abulia caratteriale. No, nulla di tutto questo.

Il disagio che caratterizza sempre più frequentemente le giovani generazioni si annida spesso nelle pieghe di una società che non è in grado, a volte per demerito, ma spesso per un processo naturale di continuo cambiamento, di fornire adeguate risposte e validi sostegni a persone che più di altre hanno bisogno di guide e di certezze. Gestire un cambiamento di proporzioni colossali come quello adolescenziale non è un compito facile, spesso perché esiste una discrepanza pressoché totale tra ciò che si pretenderebbe dai giovani e ciò che i giovani vorrebbero fare. Nulla di trascendentale, semplice diversità di vedute che porta, però, a delle incomprensioni che possono risultare insanabili.

L’adulto, ormai psicologicamente preparato ad affrontare le sfide della vita, la interpreta spesso con sicurezza. Tutto ciò che serve per riuscire a collocarsi nel mondo è a disposizione, tutto sembra seguire una logica, un copione; per i giovani il copione non è ancora costituito e le certezze non sono ancora sedimentate. Spesso si è poco indulgenti nei confronti degli adolescenti, negando loro la possibilità di sbagliare, non per astio nei confronti dei propri simili o per godimento nel fare degli errori, ma per accrescere il proprio bagaglio esperienziale e di conseguenza quello psicologico. Il detto, del resto, non recita: “sbagliando si impara?” Certo che sì! La possibilità va data non per esaltare la trasgressione come fosse un feticcio, ma certamente, nei limiti del rispetto umano e morale nei confronti dei propri simili, per riuscire a capire quali siano le proprie inclinazioni, spesso ancora sconosciute, riuscendo a canalizzarle in maniera costruttiva e non distruttiva.

In questo complesso quadro non rientra soltanto la necessità di una sana e rispettosa trasgressione, ma sicuramente questa è l’anello forte di un processo di sviluppo dell’essere umano. Chi non si conosce, come gli adolescenti ,che stanno gradualmente definendosi come persone, ha bisogno di conoscere l’ignoto e di valutarne le conseguenze; si trasgredisce spesso per vivere le conseguenze delle proprie azioni in prima persona e capire quanto ci siano d’aiuto o meno.

Poi c’è l’aspetto dello sviluppo non legato necessariamente alla trasgressione formativa, ma che riguarda campi altrettanto importanti che aiutano un giovane a formarsi: la necessità relazionale, il bisogno di sani incontri e scambi di vedute, perseguiti con i più svariati mezzi a disposizione.

Tutto ciò che genera un incontro e uno scambio di opinioni costruttivo, assurge per gli adolescenti a motivo di crescita e di stimolo per il futuro, oggi decisamente velato di preoccupazione a causa di eventi che ci vedono coinvolti, più o meno direttamente.

Quando questa possibilità d’incontro viene negata o sottostimata, dunque, le conseguenze possono rivelarsi devastanti da un punto di vista psicologico.

Gli ultimi tempi, complice anche il dramma della pandemia, hanno evidenziato la difficoltà dei più giovani a farsi ascoltare a ritagliarsi spazi di contatto, sia fisico che di idee, il che sicuramente sarebbe stato utile.

Non si può generalizzare: sicuramente c’è stato chi ha provato a non interrompere la continuità di vita e di riferimenti che un adolescente dovrebbe avere, ma gli sforzi spesso, senza voler colpevolizzare nessuno, si sono rivelati vani.

Risultato? Lo sviluppo di disturbi psicologici nella fascia d’età 13-18 anni è quadruplicato, aggravando un già preoccupante bilancio sulla salute mentale dei ragazzi. I consultori si sono colmati di gente in cerca di risposte, frustrata dalla poca propensione a trovare delle soluzioni, forse una tendenza maggiore a cercare alibi.

Chiariamoci: in questo periodo la colpa del dilagante disagio delle nuove generazioni è attribuita alla tv, ai modelli sbagliati che propina e alla presunta assunzione acritica di questi modelli da parte dei giovani ,accusati di non avere capacità di analizzare il mondo in cui vivono.

Si può certamente credere in parte di questa narrazione, ma un’altra va messa in discussione. Quella che vede i giovani e i giovanissimi come spettatori passivi della loro realtà, come “vasi da riempire” o peggio da proteggere a tutti i costi dall’eventuale rischio che possano “rompersi in mille pezzi”. Tra le due visioni, forse va trovato un equilibrio, forse c’è una terza via che permetterebbe di liberarsi da ansie, stress e preoccupazioni già largamente presenti in soggetti “in fieri”.

Le risposte sono ardue da dare, ma ci sono. Abbiamo tre mezzi per invertire la rotta: ascolto, calcolo del rischio e fiducia.

L’ascolto si potrebbe credere attivo. Si dirà che oggi i giovani rivendicano con arroganza spazi a loro non congeniali, che hanno smania di protagonismo. Forse in parte è vero. Ma questo smanioso desiderio di “esserci” viene dal fatto che spesso essi conquistino le luci della ribalta solo quando si rendono protagonisti di fatti incresciosi. Insomma: fanno notizia solo se fanno male. Questo meccanismo, per chi lo subisce può diventare logorante, e può dare sicuramente luogo alla “profezia che si auto-avvera”, che più o meno si può riassumere: Sono visto male? Mi comporto male.

Il secondo aspetto si potrebbe invece dire ignorato. Si è sempre più convinti che le difficoltà, essendo drastiche da sostenere, vadano evitate ad ogni costo. Ciò che non ci piace va eliminato, ciò che riteniamo un pericolo va evitato, da noi e dalle persone che vivono in società con noi, specialmente se giovane e considerato inesperto.

Bisognerebbe pensare ad una prospettiva opposta: i giovani sono capaci di assumersi la responsabilità di fallire. Sono abbastanza intelligenti da considerare il rischio dell’errore. Sbagliamo se pensiamo che un giovane abbia paura di compiere un passo falso. Tra i 14 e i 24 anni si sviluppa il massimale della potenza ideativa di ognuno di noi. L’idea, prima di diventare fattuale, passa attraverso fasi ,cadute, ripensamenti, cambiamenti. Esiste forse un soggetto più fluido e disponibile al cambiamento di un giovane che cerca se stesso? No. Se si cerca se stessi non si è categorizzabili , non del tutto. Il punto ritorna lo stesso: non la paura dell’errore, ma il timore che questo non venga compreso e di conseguenza stigmatizzato, visto come una macchia perpetua. Questa prospettiva, solo questa, mina in maniera decisa l’equilibrio mentale di un soggetto che si sente al centro di un vortice senza fine. E allora, forse è giunto il momento di dire che siamo di nuovo davanti a due prospettive diverse: da un lato il bisogno del controllo che evita il pericolo, dall’altro il calcolo del rischio che lo sfida. Diversi ma complementari poli che pretendono un’analisi da parte di tutti.

Il terzo aspetto può rappresentare una soluzione: la fiducia. La fiducia in chi, come i giovani ,vuole “divorare il mondo”. Lo vuole cambiare, ma per cambiarlo ha bisogno di capirlo e di diventarne, per lo meno parzialmente, padrone . Per riuscirci, deve utilizzare tutti i mezzi e le informazioni utili allo scopo. Spesso chi si trova a giudicare i giovani non essendolo più, è portato a credere che essi non meritino fiducia perché incapaci di vedere il male che si cela dietro determinati modelli sociali, spesso amplificati da tv, social, giornali. Il non essere degni di fiducia, o comunque il non considerarsi tali, porta spesso alla messa in atto di comportamenti disfunzionali. Volenti o nolenti, la realtà ci pone sempre davanti la possibilità di scegliere, e la possibilità di scegliere innesca meccanismi fiduciari. Rischiosi, a volte complessi , ma imprescindibili alla formazione di una mente critica. Perché? Portano alla definizione di sé stessi tramite la comprensione di ciò in cui si vuole credere, di ciò per cui vale la pena spendersi nella vita, ricavato non da un modello oppositivo giusto-sbagliato, ma tramite la definizione autonoma e attiva di questo modello, che cambia a seconda delle priorità soggettive. Ovviamente, l’unico argine sacrosanto a questa libertà d’azione sta nel codice penale, nella libertà altrui, nel rispetto reciproco e in atteggiamenti non lesivi delle persone, ma evidenziato questo, tutto ciò che si rivale solo su di noi ed è una scelta , tutto ciò che ci viene comunicato a vario titolo, tutto quello che “vive”, che c’è e agisce sul nostro mondo, ci insegna qualcosa. C i insegna quando fare e quando fermarci. Quando accogliere e quando respingere, sulla base delle nostre personali esigenze. Tutto ciò che esiste, insomma, serve. E se serve, in un modo o nell’altro, va usato. I giovani, stiamone pur certi hanno bisogno di fare, hanno smania di diventare, e per farlo non devono essere “indottrinati” a credere che la realtà agisca contro di loro, che abbai vita propria, ma che sia filtrata dalle esperienze che si fanno. Colpevole non è il mezzo, ma l’uso o il non uso che se ne fa. Per questo è importante dare ai giovani fiducia ,ovvero il coraggio di provare, di essere, di provare a essere, nonostante tutto il resto. La sfida è e sarà alla nostra portata? Vale la pena credere di sì.

Solo così, forse, invertiremo la tendenza di un disagio mentale che colpisce i giovanissimi, di istinti suicidi, autolesionisti, distruttivi in aumento. Tendendo una mano nel momento del bisogno, non erigendo un muro. Se tutti ci sforzassimo di ascoltare e non giudicare, saremmo già verso una prospettiva di soluzione del problema. I ragazzi stanno bene? Oggi forse, prendendo a prestito in titolo di un film, si potrebbe rispondere in modo non del tutto affermativo. No, non del tutto. Ma per uscirne c’è una possibilità: tendere un orecchio e avere tanto coraggio. Consapevoli che per i giovani, un patrimonio umano inestimabile, la voglia di volare sarà sempre più forte della paura di cadere.

Valerio Abrami

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...