Development hell, film irrealizzabili

Sin dai primi decenni della sua storia, il mondo del cinema ha ammaliato i propri spettatori con immagini virtuose, cariche di fasti scenografici ed effetti speciali, divi idolatrati da tutti per il loro fascino e talento. Tutto ciò, come è noto, prevede non solo budget esagerati, ma anche tempi di realizzazione non troppo rapidi. Ci sono stati casi in cui, però, il tempo ha giocato un ruolo determinante nello sviluppo di alcuni film, fino a decretare l’annullamento della produzione o una pubblicazione a distanza di decenni. Questo fenomeno, in gergo cinematografico, è chiamato development hell.

Nella maggior parte delle circostanze, il termine si riferisce ai ritardi esagerati dovuti a rimaneggiamenti di sceneggiature o problemi di regia, principalmente per quanto riguarda gli A-movies destinati alle sale (vengono esclusi i direct-to-video). Tra i vari autori che hanno avuto a che fare con questo “inferno” abbiamo nomi altisonanti come quello di Stanley Kubrick e Zack Snyder (Army of Dead, 2021). Di seguito analizzeremo i due casi più famosi di development hell.

Napoleon

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È il 1968, Stanley Kubrick, reduce dall’entusiasmante successo riscosso da 2001: Odissea nello spazio propone la realizzazione di un’opera cinematografica incentrata sulla figura di Napoleone Bonaparte. Obiettivo: portare la vita del più abile condottiero della storia sul grande schermo, analizzando minuziosamente ogni aspetto della sua quotidianità, dalla sfera militare a quella religiosa. Parte del talento geniale di Kubrick è dovuta alla maniacale cura dei dettagli di ogni suo singolo film, caratteristica che l’ha reso uno degli adepti più fedeli ai development hell, ma il caso di Napoleon è unico nel suo genere. Ben trent’anni di produzione, mai proiettato. Jack Nicholson avrebbe dovuto prestare il volto all’Imperatore francese, successivamente ingaggiato per interpretare Jack Torrance nel cult Shining (1980).

Oltre ai peccati kubrickiani di minuzia – che gli costarono circa due anni di stesura della sceneggiatura – le case di produzione non collaborano con costanza al progetto. Inizialmente Universal Pictures aveva intrapreso degli accordi col regista, saltati a causa del flop al botteghino del film Waterloo nel 1970, anch’esso incentrato sulla figura di Bonaparte. Vi subentra Metro-Goldwyn-Mayers, che teneva d’occhio la sceneggiatura da prima dell’accordo con l’altra major, ma, anche in questo caso, si verifica un abbandono dovuto principalmente all’elevata spesa del progetto e all’insuccesso al botteghino del “tema” Napoleone. Kubrick rinuncia di fatto all’impresa e utilizza le sue più di cinquecento letture sull’argomento per produrre Barry Lyndon (1975). La sceneggiatura di Napoleon andrà perduta sino a un suo ritrovamento nel 1994, insufficiente per condurre in porto la sua realizzazione.

L’uomo che uccise Don Chisciotte

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Film del 2018 di Terry Gilliam, ispirato all’opera maestra di Miguel de Cervantes. La sceneggiatura è firmata Toby Grisoni, a sua volta personaggio fittizio del film interpretato, in ultima istanza, da Adam Driver. Ben otto tentativi di realizzazione distesi su un arco temporale di vent’anni, falliti per colpa di spese troppo elevate e una buona dose di sfortuna. Inizialmente, il ruolo di Grisoni era stato affidato a Johnny Depp, mentre quello di Don Chisciotte a Jean Rochefort, attore francese che impiega sette mesi per imparare l’inglese, causando un ulteriore ritardo nelle riprese iniziate a Madrid nel 2000 e precocemente interrotte. Da un lato Rochefort viene colpito da una prostatite e un’ernia al disco, dall’altro un nubifragio danneggia le pellicole contenenti scene già girate, provocando un danno economico enorme. Non rimase che Johnny Depp, insufficiente per portare a termine il lavoro in maniera ottimale. Il film viene cancellato.

Circa dieci anni più tardi, Gilliam propone un nuovo tentativo di produzione, anch’esso collassato a causa del budget eccessivo. È il 27 febbraio 2017, le riprese definitive ricominciano con un cast completamente rinnovato, il film esce nelle sale a partire dalla primavera del 2018. Le sventure di questo development hell sono state raccontate nel documentario Lost in La Mancha, incentrato proprio sull’estenuante produzione del film.

Che vengano realizzati o meno, i development hell – oltre che a delle vicende estenuanti – possono essere paragonati agli anni di lavoro dei grandi artisti della storia, elevando, in un certo senso, il cinema alle altre arti (spesso, purtroppo, considerate ad esso superiori). Il tempo crea fascino e questi film, oltre a raccontare una storia fittizia sullo schermo, ne racchiudono una più segreta, ma allo stesso tempo più vera.

Giulia Calvi

Un commento Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Barry Lyndon l’ho recensito: https://wwayne.wordpress.com/2011/02/17/imperdibile/. Sei d’accordo con ciò che ho scritto?

    "Mi piace"

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