Donne e piacere sessuale

"È l'insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna" 
Simone de Beauvoir, Il secondo sesso (1949).

Dall’epoca della pubblicazione dell’opera sopracitata sono intercorsi decenni, eppure, nonostante i grandi progressi avvenuti nel campo dell’emancipazione femminile, sono numerosi gli ambiti che relegano le donne ad una posizione sottesa a quella della figura maschile. Primo fra tutti: il piacere sessuale.

Ma le donne possono provare piacere? Un quesito di poco interesse, dato che, fino agli albori del secolo corrente, esse sono state considerate al pari di un terreno fertile da inseminare per ottenere cospicui frutti nelle stagioni di raccolta. Questo è il ritratto di soggetti originariamente “castrati”, dipinti come ricercatori di quella componente di cui sono stati privati (il sesso maschile), alla quale si uniscono in atti peccaminosi dettati da convulsioni demoniache e stati di perdizione totalizzante, paragonati a vere e proprie malattie mentali.

Fortunatamente oggi la visione dell’attività sessuale è mutata a favore dell’appagamento di tutti i soggetti coinvolti, nell’ottica di un piacevole do ut des.

L’antica leggenda del sesso perfetto

“Il sesso perfetto: storie di urla, sudore e godimento” è una leggenda che induce a credere nell’esistenza di pratiche erotiche perfette e di prestazioni sessuali più giuste di altre, volte al raggiungimento del presunto apice del piacere, l’orgasmo. Esso costituisce la fase culminante del coito e l’obiettivo verso cui si tende, spesso tralasciando le altre fasi che compongono l’articolato processo di risposta femminile al piacere e che compartecipano al raggiungimento del massimo grado di godimento.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la qualità della vita di un individuo come la somma tra benessere fisico, psicologico, sociale e sessuale. Del sesso, tuttavia, si conosce poco o nulla. Se poi ci addentriamo nei meandri vulvovaginali, l’oscurità del dubbio pare ancora più densa. L’educazione sessuale, infatti, rimane ancora una di quelle attività marginali nei contesti formativo-pedagogici e parlare di preliminari o di masturbazione suscita ampio disagio nei principali contesti istituzionali, educativi e sociali.

Oltre all’imbarazzo diffuso e allo sminuimento del tema, le informazioni a riguardo appaiono ancora viziate. Un esempio lampante del ritardo nello studio della donna sessualmente implicata è la data di mappatura dell’intero clitoride nel 2005, solo 17 anni fa. Arretratezza e mancanza di comunicazione sono gli addendi di una somma il cui risultato coincide con la diffusione di innumerevoli falsi miti e nozioni fallaci.

Primo falso mito: orgasmo, clitoride e penetrazione

Dati del sondaggio lanciato da The Password il 16/04/2022 in tema di orientamento sessuale e situazione sentimentale

Un sondaggio diffuso recentemente sui nostri social ha raccolto l’adesione di cento donne, con un’età compresa tra i 18 e i 74 anni. La maggior parte di esse è coinvolta in una relazione ad orientamento eterosessuale e la quasi totalità (97%) ha asserito di aver raggiunto l’orgasmo almeno una volta nella propria vita, ma solo il 40% lo reputa indispensabile per considerare un atto sessuale appagante. Tale risposta è la riprova della ricerca sulla fisiologia sessuale umana condotta, verso la fine degli anni Sessanta, dai sessuologi Virginia Johnson e William Masters. Dall’indagine su oltre 10.000 coiti compiuti da 700 volontari, i due studiosi evinsero che la risposta sessuale femminile era diversa da quella maschile e ne individuarono tre fasi principali: l’eccitamento, il plateau e l’orgasmo.   

Sondaggio The Password 16/04: donne e orgasmo

Ideologicamente, il feedback femminile potrebbe essere rappresentato come un ripido rollercoaster, la cui adrenalina è data dall’alternanza di salite e discese improvvise ad alto impatto eccitante.  Carezze, baci e la sollecitazione di zone erogene – come i genitali, i seni, ma anche l’interno coscia, le orecchie o il collo secondo modalità e tempistiche individualmente predisposte – sono gli espedienti che consentono al corpo e alla mente femminile di raggiungere lo stato di rilassamento propedeutico all’eccitamento costante (plateu) fino all’apice del piacere.

Come si può definire questo “apice”? Innanzitutto, è bene ribadire che, sebbene la psicanalisi abbia fatto assiduamente riferimento a plurime tipologie di orgasmo, in realtà una sola è scientificamente provata: essa coinvolge l’organo primario nel suscitamento del piacere femminile, il clitoride. Sono molti i mezzi ed i metodi con cui esso può essere stimolato, spesso non convergenti nell’unico atto della penetrazione, che non sempre consente il contatto con quest’organo “afrodisiaco”.

Il raggiungimento dell’orgasmo viene descritto come una sequenza di contrazioni ritmiche indotte da una stimolazione fisica persistente e graduale che produce “trascinamento neurale”, caratterizzato dalla secrezione di ormoni che infondono piacere e alleviano i livelli di stress e ansia (come le endorfine, il testosterone, il progesterone e gli estrogeni).

Secondo falso mito: perché fingere è necessario?

Dallo stesso sondaggio, in vista di un 80% di donne che si dichiarano sessualmente soddisfatte, si è dedotto che più della metà di esse (56%) sostiene di aver finto almeno un orgasmo. Tendenza ricorrente specialmente in atti sessuali che coinvolgono persone di sessi differenti (il sesso omosessuale pare comportare un minore ricorso alla finzione).

Dati sondaggio The Password del 16/04 sulla soddisfazione sessuale e la finzione orgasmica

Perché, dunque, le donne ricorrono a queste costanti “messe in scena” di piacere esasperato? Alcune motivazioni coinvolgono la sfera dell’emotività e riguardano il timore di offendere o di far sentire inadeguato il/la partner o di sentirsi, al contempo, inadatte a livello prestazionale. Altre esplicazioni mettono in rilievo la presenza di stati di impedimento mentale, legati a difficoltà di lubrificazione, anorgasmia o ad atteggiamenti e frasi inadeguate – del tipo “Sei già venuta?” – che provocano improvvisi cali di libido. Infine, il tempo ristretto e la mancanza di desiderio possono sfociare in finzioni di voluttà, che diventano espedienti per “tagliare corto” letteralmente.

In concreto, la finzione risulta controproducente in un rapporto sessuale perché depista chi condivide l’intimità con noi, in quel momento, convinto di star procedendo verso la direzione appropriata, quando magari così non è. In questi casi, giocano un ruolo importante la comunicazione – per trasmettere ciò che vogliamo e come lo vogliamo – l’ascolto del nostro corpo e dei segnali che quello del partner lancia costantemente, il rispetto reciproco.

Terzo falso mito: l’autoerotismo fine a se stesso

Se per autoerotismo associamo un complesso di pratiche autonomamente compiute sul nostro corpo per indurci sensazioni di piacere, non bisogna tuttavia ridurlo ad una consuetudine fine a se stessa.

Masturbazione, visione o accesso a materiali pornografici, fantasie erotiche o, ancora, il ricorso a sex toys si sono rivelati sempre più utili nei rapporti di coppia e nella cura di alcune problematiche di salute. Attività di studio recenti hanno effettivamente riconosciuto l’importanza della stimolazione sessuale per alleviare stati depressivi, ansiosi o caratterizzati da insonnia. L’attività erotica impatta fortemente, infatti, sulla riduzione dell’ormone dello stress, il cortisolo, ed incentiva la produzione di prolattina e ossitocina, responsabili dello stato di leggerezza e sonnolenza tipico del periodo successivo all’atto in sé.

Oltre a facilitare, dunque, la distensione corporea ed il rilassamento mentale necessari al fine del godimento, l’autoerotismo permette a ciascuna di conoscere il proprio organo sessuale, la sua struttura e le aree più sensibili del corpo, l’unico luogo in cui dovremo sempre vivere e che, talvolta, tendiamo a conoscere meno di quanto pensiamo.

Sondaggio The Password 16/04, istogramma delle risposte alla domanda:
“Quanto reputi importante l’autoerotismo ai fini del piacere anche in un rapporto sessuale?”

Citando alcune delle vostre risposte, l’erotismo autoindotto può essere “un modo per raggiungere l’orgasmo“, prezioso strumento d’indagine nella “ricerca del piacere” e luminoso aiutante nella “conduzione del partner” al quale non possiamo di certo attribuire il potere di veggente!

In sintesi, se nel corso della storia della sessualità, la donna è stata frequentemente considerata alla stregua di una costola maschile, incapace di provare piacere e preposta all’accoglimento della vita, oggi le prospettive sono cambiate. Orizzonti più ampi si scrutano nello studio dell’erotismo al femminile, un tabù di cui è necessario parlare e che va sfatato con fantasia, innovazione e sperimentazione, da provare in autonomia e con i propri “compagni o compagne di letto”, all’insegna di divertenti novità. Un mondo nuovo da riscoprire costantemente senza mai “annoiarsi”!

Alessia Congiu

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Caterina ha detto:

    Complimenti per l’articolo!

    "Mi piace"

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