Mamme greche e romane

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La seconda domenica di maggio, si sa, ricorre la festa della mamma: perché non festeggiarla pensando ad alcune delle figure materne più particolari della letteratura, della storia e anche della mitologia classica?

Qualche accenno storico sulla festività

Formalizzata a tutti gli effetti all’inizio del Novecento negli Stati Uniti d’America, la festa della mamma conosce i suoi primi esordi alla fine dell’Ottocento come ricorrenza a favore della pace. In Italia, invece, in epoca fascista ne esisteva una sorta di prototipo, nota come la Giornata nazionale della Madre e del Fanciullo, con evidenti intenti propagandistici. Poi, verso la fine degli anni ’50, sotto la spinta di molteplici iniziative, tra cui quella del sindaco della città ligure di Bordighera, Raoul Zaccari, e quella di don Otello Migliosi, parroco di Torbidetto, frazione di Assisi, il Senato discute animatamente e a lungo sul decidere o meno di istituzionalizzare una festa nazionale dedicata a tutte le madri italiane. Tuttavia, Stati Uniti e Italia non sono stati gli unici paesi a dare vita a una ricorrenza dedicata a tutte le mamme, ma sono festeggiate in tutto il mondo e non solo a maggio.

È sempre esistita la festa della mamma?

Che ci sia o meno una data simbolica, la figura materna è sempre stata messa in primo piano, tanto da essere venerata come dea creatrice del mondo. Ad esempio, presso gli antichi Greci vi era la festa dedicata a Rea, madre di Zeus, Poseidone e Ade, durante la quale la si festeggiava come madre di tutti gli dei e della natura e, con l’occasione, i Greci festeggiavano anche le loro madri. I Romani le celebravano, invece, durante i Matronalia, circa un’intera settimana di festeggiamenti per le mogli e le madri di tutti i cittadini.

Insomma, la mamma è sempre stata in qualche modo venerata, fin dalle origini. Basti pensare a tutte le divinità dei vari Pantheon che raffigurano la maternità, sia che si tratti di figli sia che si tratti della creazione del mondo. Ne sono un esempio le Veneri preistoriche, come quelle di Willendorf, o anche la Potnia Theron, la Dea Madre di tutte le creature, divinità anch’essa associata alla natura e agli animali e venerata soprattutto in area minoica.

Madri greche e romane: modelli, anti-modelli e sui generis

È vero. Il mondo greco-romano è fortemente misogino. Lo dimostrano, ad esempio, le numerose iscrizioni funebri romane che riportano la scritta Domi mansit, lana fecit (Rimase a casa, filò la lana), usate per esaltare le virtù della donna, prettamente legate al focolare. Tuttavia, sebbene sia difficile ritrovarli a prima vista nella letteratura, la figura della madre e il suo ruolo sono menzionati qualche volta, facendo riferimento sia al mito sia alla storia. E, nonostante tutta l’avversione maschile contro le donne, si possono leggere diversi caratteri materni (e non).

In primis, vi sono le madri esemplari, quelle che si dedicano interamente ai propri figli e non conoscono altra occupazione. Dal mondo greco proviene la dea Teti, madre del Pelide Achille, la quale esorta più e più volte il figlio supplicandolo di non andare a combattere nella guerra di Troia poiché è certa che troverà la morte. Le sue suppliche in effetti non sono valse a nulla poiché Achille non poteva assolutamente venir meno all’etica dell’eroe valoroso. Poi, la povera Penelope, al pari forse di un’attuale madre single, è stata costretta a crescere il figlio Telemaco mentre il marito era impegnato nello stesso conflitto e, quindi, indirettamente ha dovuto resistere ai Proci che miravano a sposarla e delegittimare la successione al trono di Telemaco. In un frammento di Simonide (fr. 543 PMG), poeta greco dell’età arcaica, leggiamo di Danae, madre di Perseo, che consola il piccolo in lacrime perché sia lui che la madre sono stati gettati in una cassa in mare dal nonno Acrisio per paura di essere spodestato con la forza. Nel mondo romano, due sono le madri più esemplari: Cornelia ed Elvia. La prima è la madre dei Gracchi nota per aver rinunciato alle seconde nozze per occuparsi dei propri figli e per la celebre frase haec ornamenta mea (Questi sono i miei gioielli, riferendosi ai figli) in risposta a una vanitosa matrona che ostentava le proprie gemme. La seconda è, invece, la madre del filosofo Seneca e dedicataria della Consolatio ad Helviam matrem (Consolazione alla madre Elvia), un’epistola con lo scopo di consolare la madre della lontananza del figlio in esilio. Seneca le risponde infatti che non è assolutamente necessario preoccuparsi: la lontananza dall’Urbe gli consente di dedicarsi all’otium letterario, senza le preoccupazioni dovute alla vita frenetica di città o soprattutto agli intrighi politici.

In secondo luogo, potremmo raccogliere in una categoria quelle madri che non sono state molto fortunate per via di un destino infausto. Andromaca, moglie di Ettore e madre di Astianatte, perde prima il marito, ucciso da Achille, poi il figlio, assassinato durante la presa di Ilio. In seguito, Creusa, moglie di Enea e madre di Iulo, si perde durante l’assedio di Troia e, in una visione al marito Enea, gli intima di partire con i superstiti senza di lei. Sacrificandosi (volente nolente), permette al marito al figlio di dare inizio a una nuova civiltà, quella dei romani secondo la propaganda della gens Iulia. Poi, Rea Silvia, madre dei gemelli Romolo e Remo, che, indipendentemente dalle diverse tradizioni, non vedrà mai crescere i figli e, quindi, non conoscerà la nascita di Roma. Per ultima si potrebbe citare Didone, regina di Cartagine, che, per essere precisa, non è mai diventata madre, ma avrebbe voluto esserlo unendosi in matrimonio con Enea, l’eroe troiano. Dopo il suo soggiorno nella città fenicia, quest’ultimo è, però, costretto a ripartire per volere del Fato: il destino che lo attende è più importante, deve fondare una nuova città. Ed è a questo punto che la regina Didone, prima di darsi la morte, maledice Enea e tutta la sua stirpe, promettendo che non ci sarebbe mai stata la pace tra i due popoli.

Infine, vi sono Medea, esempio illustre di madre snaturata che, accecata dall’ira e dalla gelosia, per vendicarsi del marito fedifrago prima uccide la sua nuova compagna e poi, in un atto estremo, uccide i suoi due figli, e Agrippina, madre di Nerone, che, quando suo figlio è ancora piccolo e facilmente influenzabile, di fatto governa su Roma, ma di cui, una volta cresciuto Nerone, questi se ne libera immediatamente per poter regnare in tranquillità.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

Nicola Gautero

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