Champions League, atto finale

Sono partite in 32, sono rimaste in 2: Liverpool-Real Madrid. Il campo è il giudice e ha stabilito che questa sarà la finale della trentesima edizione della Champions League, la sessantasettesima se si considera anche quando la competizione si chiamava Coppa dei Campioni. Il 28 maggio allo Stade de France di Saint-Denis i riflettori saranno puntati su queste due squadre che nelle semifinali hanno battuto rispettivamente il Villareal e il Manchester City, entrambe partendo da una situazione di svantaggio. E ci sarà anche un po’ d’Italia grazie a Carlo Ancelotti, alla ricerca della Champions numero quattro della sua carriera da allenatore della squadra spagnola.

“Abbiamo un conto da saldare” questo è quanto è stato scritto da Momo Salah nel suo profilo Twitter. Sì, perché i Reds e i Blancos si sono già scontrati in finale di Champions nel 2018, a Kiev. L’egiziano rimase in campo solo 31 minuti, prima di lasciarlo per un infortunio alla spalla che condizionò anche i vicini Mondiali russi. Il risultato fu 3-1 per i Blancos, che portarono a casa la loro quattordicesima e ultima (per ora) “coppa dalle grandi orecchie”. Quella fu anche l’ultima partita di Cristiano Ronaldo in maglia Real. Il Liverpool dal canto suo si sarebbe rifatto l’anno dopo ai danni del Tottenham.

Da quella sera di 4 anni fa sono cambiate diverse cose. Non tanto per il Liverpool, la cui ossatura è sempre la stessa, con gli innesti di Fabinho e di Thiago ad innalzare la qualità a centrocampo. Da Kiev ad oggi, Salah è diventato ancora di più un giocatore di livello mondiale e, nel caso in cui dovesse alzare la Champions, potrebbe vincere il Pallone d’Oro. La grande diversità per gli inglesi è che in porta ci sarà Alisson, che dovrebbe offrire una prova decisamente più sicura di quella di Karius. Il Real invece ha dovuto vivere la difficilissima transizione al post-CR7, a cui si aggiunse ben presto l’addio di Zidane. Dopo alcune scelte sbagliate (vedi Hazard e Lopetegui) i Blancos sono andati contro quella che è la loro storia: è stata adottata una linea verde, acquistando giovani da far crescere al Bernabéu, anziché campioni già affermati. Da qui partono colpi come Militao, Rodrygo, Camavinga ma soprattutto Vinicius JR. E in panchina è stato richiamato colui che nel 2014 spezzò la “maledizione della Decima“, uno dei tecnici più vincenti di sempre: Carlo Ancelotti.

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I percorsi di avvicinamento alla finale sono stati differenti. Dopo i gironi, per entrambi conclusi al primo posto, il Liverpool ha dovuto affrontare l’Inter, il Benfica e il Villareal, in grado di eliminare la Juventus e il Bayern. Contro la squadra di Emery, il Liverpool ha mostrato la sua grande forza, ma anche la sua principale fragilità: il gioco dei Reds è uno dei più belli del mondo, fatto di manovre avvolgenti con la partecipazione di Arnold e di Robertson (terzini che di fatto sono ali) e di verticalizzazioni improvvise per esaltare la velocità di Mane, Salah e Diaz. Il Villareal ha evidenziato, però, le lacune difensive presenti nello scacchiere di Klopp, che erano già emerse nella partita di campionato contro il City: i cross sul secondo palo sono il punto debole del Liverpool. Non a caso i due gol che la squadra spagnola ha siglato nel match di ritorno sono arrivati da situazioni di questo genere. Proprio in questa partita, il Liverpool ha rischiato una clamorosa eliminazione, dopo aver vinto l’andata ad Anfield per 2-0. Ma se il primo tempo in Spagna è stato interamente a tinte gialle, nel secondo è uscito dagli spogliatoi il vero Liverpool, che ha aumentato il ritmo e riportato il treno della qualificazione sui suoi binari.

Decisamente più complicato il percorso del Real Madrid: prima il PSG di Messi, poi il Chelsea campione d’Europa e, infine, il City di Guardiola. Tutte partite in cui il Real partiva sfavorito, ma che alla fine l’hanno visto prevalere. La specialità della casa? Le rimonte. Al Bernabeu l’irrazionale si trasforma in realtà. Le immagini della partita dello scorso mercoledì sono ancora negli occhi degli appassionati di questo incredibile sport. In 10 minuti di gioco, il Real è passato dal baratro dell’eliminazione al siglare tre gol che gli sono valsi il passaggio del turno, in una partita fin lì dominata dal City. Soprattutto contro i Citizens, i Blancos hanno faticato molto a difendersi dagli attacchi avversarsi e a costruire una manovra offensiva. Come si dice tra amici, “ai punti” avrebbe vinto la squadra di Guardiola.

Ma è nel momento decisivo che i campioni incidono, e se si chiamava Coppa dei Campioni un motivo ci sarà. Il Real ne ha due: Modrić e soprattutto Benzema. Per il francese sono stati dieci i gol nei turni ad eliminazione diretta. È record, a pari merito con un certo Cristiano Ronaldo. Oltre a loro, sono stati decisivi dei ragazzi che non sono ancora campioni, ma che hanno tutte le carte in regola per diventarlo: Rodrygo, Camavinga e soprattutto Vinicius Jr. E non è un caso che le squadre degli sceicchi, City e PSG, siano state eliminate proprio dalla squadra dalla storia più gloriosa al mondo: i soldi possono permettere di arrivare a tutti i migliori giocatori del mondo, ma la mentalità e la storia non si possono comprare. Il punto debole? La difesa non è da Real e incontrare una squadra che in Premier ha fatto 87 gol non sarà una passeggiata.

Se il conto verrà saldato o se sarà il quattordicesimo trionfo blanco lo stabilirà il campo. Quel che è certo è che sono arrivate in fondo alla competizione due squadre che, per motivi diversi, l’hanno meritato. Sarà Salah contro Benzema, con il Pallone d’Oro sullo sfondo, sarà Thiago contro Modric, Mane contro Vincius JR e Klopp contro Ancelotti. Sarà la sfida tra due concezioni diverse di calcio, sarà Liverpool-Real Madrid. Non ci resta che aspettare il 28 maggio per assistere a un grande spettacolo.

Matteo Revellino

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