L’importanza dei popoli Masai

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un post che riportava “Tanzania. Il governo sfratta i Masai per fare spazio a caccia e safari”. Il post riportava ad un articolo che raccontava come polizia ed esercito si fossero scontrati con i Masai nel distretto di Loliondo, una zona della Tanzania. La motivazione era quella di allontanarli dalle loro terre per logiche che il governo definisce “di turismo internazionale”.

Il tutto è cominciato con la polizia e l’esercito che, recandosi nell’area interessata, hanno iniziato a installare una serie di segnali di demarcazione che informavano di un progetto di creazione di un’area protetta che avrebbe potuto comportare lo sfratto dei popoli indigeni. In realtà, l’intenzione sembrerebbe quella di creare una riserva di caccia e safari affidata a operatori internazionali. 

Ma chi sono i Masai?

Il popolo dei Masai ha sempre vissuto tra Tanzania e Kenya. Essi sono di origine nilotica, ovvero sono sorti vicino al Nilo, per poi migrare nel cuore dell’Africa. A differenza di quello che si pensa, ovvero che sia una popolazione zingara e in continuo spostamento, i Masai vivono principalmente di allevamento e per cui sedentari. Sono organizzati in clan e si strutturano in villaggi isolatissimi, lontano chilometri e chilometri da tutti. La tradizione vuole che colui che ha iniziato la grande migrazione sia il progenitore di tutti loro, Mamasinta.

I villaggi Masai più antichi costellano le zone di Arusha e i dintorni del Cratere Ngorongoro. Ogni villaggio è strutturato in maniera “familiare” e, tra i membri che ne fanno parte, non sono possibili matrimoni. Le figure principali sono quelle del patriarca e degli anziani che hanno potere sugli affari, sui giudizi legali e sui riti a cui vengono sottoposti gli uomini nei vari passaggi d’età: iniziato, moran (guerriero), giovane anziano e anziano. Il passaggio da una fase all’altra è caratterizzato dalla rasatura dei capelli in quanto simbolo di un nuovo inizio della vita dell’individuo.

Nella prima fase, i bambini hanno il compito di sorvegliare le mandrie nella savana, mentre le bambine hanno il compito di portare l’acqua, pulire la casa e aiutare in cucina. Il rito di passaggio alla fase del guerriero o moran è caratterizzato dalla circoncisione, chiamata emorata. Nei mesi successivi necessari alla guarigione, dovranno vestirsi con una veste nera di pelle di capra e disegnarsi il volto con della terra bianca, segni entrambi dell’iniziazione, vivranno in una casa speciale senza recinzioni spinose, essendo giovani guerrieri non avranno bisogno di difese, anzi staranno nella foresta per mesi per dimostrare di cavarsela da soli, impareranno ad usare la lancia per cacciare e per difendersi. La circoncisione segna il passaggio all’età adulta e dopo saranno pronti a sposarsi. Durante la cerimonia della “maggiore età”, il precedente gruppo di guerrieri farà il passaggio nel gruppo degli anziani. I giovani guerrieri eseguiranno danze di guerre per dimostrare forza e abilità, all’alba si nasconderanno della foresta e dipingeranno i loro corpi con il gesso. Poi tornano al villaggio, dove verranno accolti dalle madri, che si preoccuperanno di tagliere loro i capelli.

I Masai sono monoteisti e credono in un dio chiamato Enkai. Si tratta di una figura religiosa che cambia colore a seconda dell’umore: è Narok quando è nero e buono e Nanyokie quando è rosso e irritato. Vi è poi il ruolo del’ Laibon, ovvero il Masai che funge da mediatore; si tratta di un vero proprio leader spirituale, in grado di far da tramite tra Dio e gli esseri umani. È considerato un profeta, a volte un guaritore, e viene interpellato dagli anziani del villaggio, che hanno un potere assoluto su tutti gli affari che riguardano la comunità Masai, per dare il loro giudizio e consigliare anche su aspetti non prettamente spirituali. Esistono tantissimi riti religiosi, ma tra i più importanti vi sono quelli legati ad eventi come il “benvenuto” e il matrimonio. In queste occasioni, le donne indossano tradizionali collane vistose e imponenti, bianche se la cerimonia è molto importante e di grande valore, di altri colori se è un comune matrimonio. Le danze sono caratterizzate da musica a cappella, salti e movimenti ritmati del collo, aiutati dalla sonorità delle collane.

tanzaniasafari.com

Lo stile di vita Masai è fondamentale per la preservazione dell’ecosistema locale. Già in passato queste comunità hanno subito minacce di sfratto dalle loro terre per logiche di turismo internazionale. Ma stavolta hanno deciso di reagire, decine di loro si sono riuniti per protestare e sono arrivati allo scontro con militari e poliziotti, che hanno sparato, ferendo anche alcune donne.

Già nel 1959 questi popoli indigeni avevano subito uno sfratto violento, quando persero le loro terre nel Parco nazionale del Serengetie furono trasferiti nel distretto di Loliondo, da cui la Corona ha assicurato che non sarebbero stati più allontanati. Nel nuovo secolo però la loro sopravvivenza è stata messa nuovamente a repentaglio, nel 2017 furono addirittura bruciate alcune case e venne ucciso anche un ragazzo di vent’anni.

In nome della conservazione di queste ed altre popolazioni indigene fondamentali per preservare la storia di questi territori, è sconvolgente che si scelga di mandarli via per lasciare spazio a un business internazionale (aggiungerei disumano e aberrante) quale la caccia, per di più pagata.

Giulia D’Ambra

Crediti immagine di copertina: Stefania Maggioni

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