Uomini e piacere sessuale

Nell’articolo precedente sono stati trattati falsi miti ed aspetti sessuologici legati al mondo femminile (lo trovate QUI!). Con questo articolo viene proposto il contraltare maschile, sotto alcuni aspetti ispirati dalle vostre risposte al sondaggio Uomini e piacere sessuale, emesso tramite i canali social del giornale.

VENTIMILA LEGHE SOTTO LE LENZUOLA: EREZIONE E ORGASMO

Misure, prestazioni eccezionali e ore di estrema carnalità sono gli scenari che rendono l’idea di ciò che la finzione pornografica lascia trapelare del sesso. Di tutto questo grande teatro, il Maschio è l’eroico portento che, irrorato di sudore e dalle impeccabili doti, si cimenta in un’opera che sicuramente riuscirà a compiere e a coronare con successo. Questo è il mondo fittizio, ora passiamo alla realtà!

Come per le donne, anche gli uomini raggiungono l’orgasmo attraverso le fasi iniziali dell’eccitazione e del plateau.

Inizialmente, l’encefalo, sottoposto a qualcosa di stimolante, invia il segnale di piacere agli organi genitali, inducendo il riempimento sanguigno dei corpi cavernosi del membro con la conseguente erezione. In questi attimi, il battito cardiaco aumenta e viene secreta qualche goccia di precum dall’uretra (un liquido contenente una percentuale iniziale di spermatozoi). La fase erettile consente all’uomo di effettuare la penetrazione e di raggiungere l’orgasmo finale, caratterizzato da contrazioni con una frequenza di 0,8 secondi che permettono la fuoriuscita dello sperma, prodotto da ghiandole specificamente adibite allo svolgimento di tale compito.

Il mancato orgasmo è talvolta visto come un fallimento. Esso può dipendere da molti fattori, alcuni dei quali legati all’erezione. Alla domanda del sondaggio “Ti è mai capitato di non raggiungere l’erezione?”, il 63,6 % ha risposto “sì”, sottolineando sensazioni di “disagio”, “tristezza”, “delusione” e “inutilità” correlate all’evento. In effetti, statistiche più ampie espongono risultati congruenti con quelli raccolti dalla nostra inchiesta, evidenziando quanto il raggiungimento del culmine del godimento e l’erezione siano elementi sessualmente importanti e che, al contempo, sia capitato a molti di “fare cilecca”. Questo inizia a costituire una fonte di malessere se si ripete nel tempo in maniera sempre più cadenzata.

Le cause sono da ricercare prevalentemente nelle ansie da prestazione instillate proprio dai materiali pornografici surreali sopracitati, con correlate distorsioni cognitive nella ricostruzione dell’atto sessuale. Vi compartecipano altrettanto fattori psicologici e sociali relativi alla persona, come paure, stress emotivi derivanti da traumi precedenti, esperienze spiacevoli o anche tensioni di coppia e relazionali.

Gli effetti possono riversarsi burrascosamente sia sul singolo individuo sia sulla qualità globale della vita: dall’evitamento dell’intimità all’abbassamento di autostima e di libido, fino a sfociare in vere e proprie problematiche persistenti.

Affidarsi tempestivamente a specialisti come psicosessuologi o andrologi è decisamente importante per condurre uno stile di vita soddisfacente sotto tutti i punti di vista.

E’ VERO CHE GLI UOMINI PENSANO PIU’ FREQUENTEMENTE AL SESSO DELLE DONNE?

Sì, una ricerca americana condotta dieci anni fa dal Dipartimento di Psicologia della Ohio State University su 120 campioni maschili e 163 donne, di età compresa fra i 18 ed i 25 anni, l’ha confermato. I dati ricavati hanno infatti rivelato che gli uomini pensano mediamente 20 volte al giorno al sesso contro le 10 femminili. Tutto questo perché, in realtà, pare che i maschi pensino più assiduamente alle esigenze biologiche in senso lato (sfamarsi, dormire e, ovviamente, assecondare il desiderio della riproduzione). Le donne prese in considerazione, al contrario, pare avessero reagito meno frequentemente agli stimoli basilari in quanto maggiormente influenzate dalla società, tuttora descrivente un profilo femminile non affamato quanto quello opposto e meno desideroso di sesso.

L’assenso al quesito, pertanto, deriva dalle necessità fisiologiche piuttosto che dal luogo comune che dipinge l’uomo come essere costantemente avvezzo alla lussuria.

LA MISURA DELL’AMORE: ESISTE QUELLA “GIUSTA”?

Se la frequenza si nomina abbastanza, di dimensioni si parla sempre, ma perché ciò accade?

Uno dei principali focus su cui vertono i discorsi maschili riguardanti la sfera sessuale è la grandezza fallica, con una spiccata attenzione rivolta alla lunghezza. Maggiore risulta essere la quantità centimetrica, migliore sarà la considerazione del proprio sé proiettato in una situazione pratica di sesso nella quale il/la partner godranno di un piacere assicurato.

Anche questa credenza deve essere sfatata o perlomeno chiarita a partire da due aree tematiche: il confronto tra estensione e spessore e la loro implicazione nella percezione autentica del piacere.

IN LUNGO E IN LARGO

Il biologo Alfred Kinsey, nel 1948, pubblicò il saggio Sexual Behaviour in the Human Male, edito grazie alle ricerche condotte con il collega Wardell Pomeroy. Secondo il rapporto redatto dai due accademici, una lunghezza soddisfacente combacerebbe ai 15,77 cm, verso la quale si aggiravano le cifre misurate personalmente dai soggetti-bersaglio. Questo ha indotto il ricercatore Tamer Rezk a sostenere l’argomento a favore della tendenza dei partecipanti ad abbondare con i risultati, arrotondandoli più probabilmente verso l’eccesso. Una constatazione che permette di comprendere quanto i centimetri vengano considerati nella percezione del senso di virilità e di sicurezza psicosessuale da parte del sesso maschile.

I dati scientifici derivanti da ricerche anatomiche, al contempo, attestano che la grandezza di un pene in stato quiescente misuri in media 9 cm in lunghezza e 3 cm diametralmente, con variazioni più o meno ampie durante l’eccitazione. L’invecchiamento, inoltre, comporta una riduzione volumetrica del fallo le cui dimensioni, con l’avanzare dell’età, si riducono.

Gli unici fatti noti sono due: tutti i sessi maschili sono diversi, per parametri dimensionali e per costituzione, e le dimensioni non sono il solo fattore a provocare piacere sessuale.

IL PIACERE CHE CONTA NON SI CONTA!

Grandi numeri equivalgono a grandi prestazioni nell’uguaglianza che viene diffusa dai materiali di sex-fiction, che rendono realistici atteggiamenti e situazioni alquanto surreali, se applicati a casi inseriti nella quotidianità.

Svariate indagini rivelano che la circonferenza fallica risulti più gradita alle partner femminili, in quanto, al suo aumentare, si accentuerebbe la pressione sulle aree vaginali e clitoridee, irrorate da innumerevoli terminazioni nervose, che rendono tali zone altamente sensibili.

Un membro che presenti un’asta più lunga, tuttavia, giocherebbe un ruolo piacevole a favore del suo detentore, agevolato nell’atto penetrativo e, di conseguenza, più sicuro di sé e dei propri strumenti.

Nel concreto, infine, è stato dimostrato da uno studio dell’Università della California e della Los Angeles State University che sono gli uomini a ricalcare l’importanza delle dimensioni come fonte di orgoglio personale, mentre le donne hanno dichiarato di sentirsi soddisfatte e “a proprio agio” con i “volumi fallici” del proprio compagno sessuale.

In conclusione, è bene ricordare che l’umanità è varietà e che non c’è nulla di più sexy della sicurezza delle proprie potenzialità e della condivisione delle proprie imperfezioni.

Alessia Congiu

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