La Cosmovisione Maya e il culto del Maximòn: il feticcio vivente

Sciamanesimo e Curanderismo

La cosmovisione Maya non è una religione, né una filosofia astratta, ma piuttosto una forma di attitudine alla vita. Come per altrettante visioni dell’universo dei popoli nativi, secondo la cosmovisione Maya il creato è composto da una rete di relazioni facenti parti di una unità fondamentale, in cui tutto è integrato. La cosmovisione Maya riporta gli individui a riconnettersi alla natura, ai suoi cicli, alle sue energie.

Le pratiche e le credenze dei popoli Maya del Guatemala si inseriscono all’interno della macro-corrente dello Sciamanesimo: la pratica spirituale più antica conosciuta dall’uomo; un sistema di credenze e comportamenti presenti all’interno di diversi tipi di culture. Lo Sciamanesimo è diffuso in tutti i continenti e sta rivivendo una sua diffusione anche nella cultura occidentale contemporanea, attraverso pratiche che “senza fare riferimento ad una specifica tradizione, possono essere antropologicamente considerate sciamaniche” (The Foundation for Shamanic Studies).

Lo sciamano generalmente viene considerato come un guaritore e un mediatore tra la realtà ordinaria e il mondo spirituale. Esperto nel comunicare con gli “spiriti”, entra in uno stato di coscienza alterato e riporta guarigione al cliente.

All’interno di questo movimento si inserisce il Curanderismo, chiamato anche “Medicina Tradizionale Messicana” o “Medicina da Campo”, o ancora “Medicina popolare tradizionale”, e affonda le proprie radici nel Huehuepatli (“grande medicina” azteca), che si fonda su quattro pilastri fondamentali:

  • Matzewallitzli (educazione): il curandero insegna alle persone che si rivolgono a lui come mangiare correttamente in relazione al periodo dell’anno e alla disponibilità della Terra, a dormire un numero di ore congruo e a vivere seguendo i ritmi della natura;
  • Pahtlitztli (rimedi naturali) : in questo ambito vengono inserite tutte le pratiche che, attraverso sostanze di origine vegetale, minerale e animale, possono formulare dei rimedi naturali (es: erboristeria);
  • Apapaxtli tlawayotl maihpatli (manipolazione corporea): in questo campo rientrano tutte le manipolazioni fisiche e massaggi utilizzati dagli sciamani dell’antichità per far fluire l’energia in maniera corretta all’interno del corpo fisico;
  • Pahwawtztli (medicina tradizionale indigena): l’ambito più magico del Curanderismo. In quest’ambito sono annoverati gli strumenti più tradizionali della medicina indigena (piume, uova, limpia…) e tutti quei trattamenti che vanno a toccare il cosiddetto “piano energetico”.

In definitiva, quando parliamo di Curanderismo, ci riferiamo ad un approccio olistico al benessere; esso ha una funzione educativa in quanto insegna a prendersi cura del proprio corpo tramite erbe e diete a seconda del periodo dell’anno in cui ci si trova. Inoltre, esso agisce su tutta quella sfera di disturbi che l’antropologia ha classificato come malattie culturali (folk illness), ovvero l’esperienza di sintomi che non sono classificati dalla medicina ufficiale, come ad esempio il “susto”, la perdita dell’anima, o varie forme di magia nera involontaria (malocchio).

Il Curanderismo non è solo “medicina alternativa”, non si occupa solo del corpo, dell’anima, ma è anche una potenza in grado di ispirare grandi movimenti, prese di coscienza e trasformazioni sociali. Infatti, se per secoli il Curanderismo è stato un’eredità silenziosa all’interno dei lignaggi familiari, al giorno d’oggi, grazie ai social network, si è venuta a creare una nuova rete di praticanti di Medicina Tradizionale, impegnati nella rivendicazione delle proprie radici. Per secoli le curanderas e i curanderos sono stati etichettati come “brujas”, streghe e stregoni, mentre oggi i movimenti da loro guidati portano avanti una serie di battaglie che riguardano l’uguaglianza sociale, l’abbattimento delle discriminazioni e la libertà di autodeterminazione.

Sincretismo religioso: Il culto del Maximòn

Il Curanderismo è, inoltre, un sistema sincretico; esso nasce in epoca moderna quando la conquista europea e il mercato degli schiavi permisero l’incontro tra culture popolari “bianche”, pratiche indigene e pratiche africane. L’egemonia europea portò ad un ulteriore sincretismo religioso, inserendo il culto dei santi e sostituendo quindi (anche se non completamente) le divinità precedenti. Il culto del Maximòn, celebrato nella comunità Maya-Tz’tujil, presso Santiago Atitlàn, ne è un esempio.                    

A Santiago Atitlàn, attualmente, ci sono tre correnti religiose maggioritarie: gli evangelici, i cattolici e coloro che sono rimasti fedeli alla Cosmovisione ancestrale, chiamati tradizionalisti. Vuole la leggenda che il Fuoco parlò al villaggio di Tz’ikin Kaay (attuale Santiago Atitlàn), mettendo in guardia le popolazioni indigene dal grande pericolo che si stava profilando all’orizzonte: l’arrivo degli spagnoli al villaggio. Le guide spirituali, gli Ajq’ij’, decisero perciò di costruire un simulacro per uno spirito dei regni inferiori, in modo che proteggesse il villaggio e gli abitanti. Si avventurarono quindi nella foresta, chiedendo agli alberi di donare il proprio legno, con il quale fu costruito un feticcio. Canalizzarono quindi le energie dei nahuales (spiriti) nell’idolo, fino a che divenne un umano. A questo punto la leggenda si biforca: forse perché spaventati dal grande potere del dio, o forse perché il suo vorace appetito sessuale lo aveva portato ad infastidire tutte le donne del villaggio, gli Ajq’ij’ decisero di farlo a pezzi. Successivamente l’idolo fu ricostruito attraverso un intreccio di corde: nacque così il Maximon, colui che è sorretto da corde.

Il culto del Maximòn avviene nella comunità maya di Santiago Atitlàn durante il periodo pasquale, quando un cargador, uno sciamano, viene incaricato di occuparsi per un intero anno del feticcio. Egli si occuperà di “svegliare” il Maximòn alle 7.00 del mattino, portarlo a dormire alle 9.00 di sera, vegliare su di lui, nutrirlo attraverso l’offerta di sigari, sigarette, candele, aguardiente. Il culto del Maximòn rappresenta un esempio di sincretismo religioso in quanto è stato assorbito dalla tradizione cristiana fino a divenire San Simòn, un santo venerato dal cristianesimo popolare. Mentre da una parte l’azione della Chiesa cattolica non è di per sé nociva per la tradizione maya, avendo assorbito il culto del Maximòn, cambiandone il significato ma permettendogli comunque di sopravvivere ed essere tramandato; dall’altra parte, invece, la Chiesa evangelica ne condanna il culto. A causa dell’attività delle Chiese evangeliche, i seguaci del Maximòn sono diminuiti drasticamente in relazione all’aumento di leggende negative ad esso correlate: da alcuni il Maximòn è considerato un mezzo utilizzato dagli stregoni per inviare malefici, per altri invece è il diavolo.

Giulia D’Ambra

Crediti immagine di copertina: Bobulix, Flickr

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