Le prime, meravigliose immagini del James Webb Space Telescope

Lo scorso Natale, il razzo Ariane 5 portava nello spazio uno dei progetti più discussi degli ultimi trent’anni: il James Webb Space Telescope. Il 12 luglio di quest’anno possiamo già vedere i primi risultati, dichiarando ufficialmente l’inizio di una nuova era per l’esplorazione e la conoscenza dell’universo. La NASA ha rilasciato le prime cinque sorprendenti immagini elaborate dal telescopio, ma cosa abbiamo visto esattamente?

Webb’s first deep field

credits: NASA

La fotografia più famosa degli ultimi giorni, nonché la prima rilasciata dal telescopio spaziale: si tratta dell’immagine a infrarossi più profonda e nitida dell’universo fino a oggi. Ci mostra l’ammasso di galassie SMACS 0723, in cui sono raccolte migliaia di galassie, ognuna con migliaia di stelle, attorno cui presumibilmente ruota almeno un pianeta. Per quanto meravigliosa, questa è solo una piccola parte del nostro universo, paragonabile alla vista di un granello di sabbia tenuto a un braccio di distanza.

La realizzazione di questa foto è data dalla composizione di varie immagini prese a diverse lunghezze d’onda ed elaborate in circa 12 ore – un risultato impressionante, se pensiamo che il Telescopio Hubble avrebbe impiegato settimane per lo stesso processo.

Guardare in profondità, nel cosmo, significa anche guardare indietro nel tempo: quello che stiamo vedendo, infatti, è l’aspetto di questa parte dell’universo circa 4,6 miliardi di anni fa. Alcune delle cose più interessanti da vedere in questa immagine sono sicuramente le varie deformazioni di alcune galassie, che appaiono schiacciate. Detto in parole semplici, SMACS 0723 agisce come una lente gravitazionale: la sua enorme massa deforma la luce che lo raggiunge, permettendoci di osservare, ingrandite, le galassie che si trovano alle sue spalle. Queste galassie non erano mai state osservate prima e saranno sicuramente oggetto di studio per i ricercatori.

WASP-96 b

credtis: NASA

Il James Webb Space Telescope non ha solo catturato immagini stratosferiche, è riuscito anche a stilare una mappa dell’impronta di acqua nell’atmosfera dell’esopianeta WASP-96 b, un gigante gassoso (circa la metà della massa di Giove) con un periodo di rivoluzione di soli 3 giorni e mezzo.

Il grafico, in particolare, rappresenta un’analisi spettroscopica della composizione chimica dell’atmosfera di WASP-96 b. Essa consiste nel capire quali tipi di molecole e in quali quantità siano presenti nell’atmosfera dell’esopianeta, sapendo che diverse molecole assorbono luce a diverse lunghezze d’onda. La peculiarità di questo pianeta sta nei suoi passaggi frequenti per una stessa zona (poiché impiega poco tempo per fare un giro completo intorno alla sua stella) che permette, a questo scopo, una presa dati più densa.

Anche il telescopio Hubble ha analizzato molte atmosfere (la prima individuazione di acqua risale al 2013), ma quella di Webb rappresenta l’osservazione più dettagliata a oggi.

Stellar Death

Stellar Death nel vicino infrarosso (credits: NASA)

Stellar Death è l’immagine della Nebulosa “Anello meridionale” a circa 2500 anni luce. Al centro si trova la stella in fin di vita, che rilascia nello spazio anelli di polveri e gas di cui era composta nei suoi strati più esterni – principalmente idrogeno. Sicuramente una delle immagini più sorprendenti finora.

Stephan’s Quintet

credits: NASA

L’immagine più grande realizzata, nonché una delle più difficili da costruire (è il risultato di circa 1000 immagini separate) del JWST: è un raggruppamento di cinque galassie, arricchito nello sfondo da molte stelle mai viste prima. Grazie alle nuove informazioni date da Telescopio, si potrà approfondire il ruolo delle interazioni tra galassie nell’evoluzione dei primi tempi dell’universo.

NGC 3324 in Carina Nebula

credits: NASA

Dalla morte alla nascita: qui osserviamo solo una parte del bordo di una regione di formazione stellare chiamata NGC 3324, nella Nebulosa Carena. La regione è anche chiamata scogliera cosmica per via del suo aspetto, che ricorda quello di un paesaggio di monti e valli – anche se in questo caso le cime dei “monti” sono alte circa 7 anni luce. La nuova immagine del telescopio Webb mostra alcune aree prima invisibili. Anche qui, si arriva a un livello di dettagli mai raggiunto.

Queste sono solo le prime di molte immagini che il James Webb Space Telescope ci regalerà in futuro. Vederle per la prima volta può farci provare sensazioni contrastanti: l’eccitazione nel vedere, finalmente, le immagini più nitide e dettagliate del cosmo, lo stupore di fronte alla sua bellezza e di fronte al fatto che tutto ciò è proprio “sotto i nostri occhi”, ma al tempo stesso irraggiungibile. Poi, arriva la consapevolezza della nostra dimensione rispetto all’infinità in cui siamo immersi. Il nostro ruolo è e rimarrà sempre quello di spettatori nell’esplorazione dell’universo, poiché ci sono dei limiti che, probabilmente, non potremo mai superare come specie. Ciononostante, poter vivere in un periodo storico e in un mondo che ci permetta di osservare tutto questo può essere una confortante consolazione.

Dalila Papapicco

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