Mare Fuori, la recensione

Nel mese di giugno, la serie tv prodotta e precedentemente distribuita da Rai Fiction Mare Fuori è approdata su Netflix, la principale piattaforma di streaming del momento. Un debutto inaspettato quanto insolito per una fiction televisiva, solitamente note per la loro scadente qualità rispetto a prodotti più innovativi disponibili sul web. Un successo esploso specialmente tra la GenZ, che, ancor prima dello sbarco su Netflix, ha contribuito notevolmente a sponsorizzare attraverso trend sui social questa fiction, un fenomeno che non si vedeva da tempo per un prodotto di mamma Rai.

Sinossi (allerta spoiler!)

Mare Fuori è ambientata all’interno dell’Istituto di Pena Minorile di Napoli (IPM). Un luogo in cui giovani criminali vengono rieducati con l’obiettivo di essere reinseriti nella società come persone migliori, consapevoli della gravità dei loro reati. Nel corso delle due stagioni, ci vengono svelati i delitti e le tragiche storie del passato dei personaggi.

Carmine Di Salvo (Massimiliano Caiazzo) è il primo protagonista che viene introdotto: figlio di una delle più pericolose boss mafiose di Napoli, soprannominato “O Piecuro” per essere l’unico della famiglia a voler condurre una vita onesta. Destino vuole che per salvare l’amata fidanzata Nina da uno stupro di gruppo, uccida a colpi di forbici Nazario, anche lui figlio di un importante boss mafioso. Arrivato all’IPM conosce Filippo Ferrari (Nicolas Maupas), rampollo milanese colpevole di aver fatto precipitare da una balconata il suo migliore amico. Nonostante i due provengano da famiglie totalmente opposte, tra Carmine e “O Chiattillo” (tradotto: bravo ragazzo, soprannome associato a Filippo) nascerà una fortissima amicizia.

crediti: Pinterest

I due dovranno fare i conti con un gruppo di detenuti organizzati come un’associazione mafiosa: alla cima della gerarchia, il boss Ciro Ricci (Giacomo Giorgio), figlio della famiglia in faida con i Di Salvo, una sorta di alter ego di Carmine. Ciro la vita criminale l’ha scelta, ha deciso di seguire le orme paterne e di sparare al proprio migliore amico per vendetta, continuando a rifiutare di condurre un’esistenza onesta. Ai piedi di Ciro, il suo braccio destro Edoardo Conte (Matteo Paolillo), Gaetano “O Pirucchio” (pidocchio), Milos, Totò e Pino (Artem Tkachuk). Quest’ultimo, in seguito all’uccisione dell’amato cane Tyson da parte di Ciro e al tentativo di suicidio, sarà il primo a capire che la direzione giusta per uscire dal carcere e poter vivere una vita normale si trova lontano da Ciro e i suoi seguaci.

Oltre alla criminalità giovanile, in Mare Fuori non mancano le storie d’amore, come quella tra Naditza e Filippo, tra Carmine, Nina e la figlia Futura o quella tra Beppe, educatore dell’IPM, e la figlia ritrovata Kubra. Tutte storie che a tratti sollevano lo spettatore dall’angoscia scaturita dalle tragedie vissute dai protagonisti. Sono però amori agrodolci, relazioni adolescenziali che si trovano ad affrontare i più gravi problemi della vita adulta. Bisogna sottolineare che la sensazione di sollievo è sempre molto fragile, poiché Mare Fuori è una serie ricca di colpi di scena e per niente intimorita dall’idea di sbattere in faccia al pubblico scene crude e alquanto cattive. Basti pensare alla vicenda di Gemma, vittima di violenza da parte del fidanzato che per un qui pro quo sfigura la sorella con l’acido, o alla disperata morte di Nina dopo il parto e le nozze.

Considerazioni

Le fiction della Rai hanno la fama nazionale di essere improntate sulle famiglie tradizionali, sempre con una sorta di visione cattolica della vita e con lieti fini a tratti utopistici, un po’ alla Occhi del Cuore di cui quindici anni fa si prendeva gioco la serie tv Boris. Nel caso di Mare Fuori (nel cui cast abbiamo anche Carolina Crescentini, ex stella di Boris) sembra che la produzione abbia finalmente cambiato rotta, ritrovando la propria strada per il successo. Ciò che colpisce particolarmente è che lo schermo sembra proiettare spaccati di vita, non storie di finzioni. Complici di questo effetto sono sicuramente i giovani attori esordienti, poco o per nulla noti al grande pubblico, dotati di un gran potenziale recitativo, e il fatto che in certi contesti certe storie sono tutt’altro che finte. Tutti sappiamo che La paranza dei bambini di cui parla Roberto Saviano è un fenomeno reale, minorenni costretti a stringere in mano una pistola ci sono anche fuori dalla televisione. E poi, basta un incidente per rovinarsi la vita, ritrovarsi dietro le sbarre per una bravata, per difesa o per un crimine non commesso.

crediti: Fanpage

Abbiamo davanti un prodotto televisivo crudo e crudele, ma in fondo la speranza tipica della Rai si aggira silenziosamente tra alcuni personaggi. Nella seconda stagione assistiamo alla scelta di Carmine di rimanere orgogliosamente O Piecuro e decidere di non vendicarsi contro l’assassino di Nina. Pino diventa l’amico fedele per eccellenza di Filippo, proprio come lo era Tyson per lui, in segno di gratitudine per avergli salvato la vita. Pirucchio, apparentemente il personaggio più meschino, infine volta le spalle a Edoardo e all’idolatrato Ciro. La scena dell’ultimo episodio in cui Naditza, Carmine e Filippo corrono liberi a bordo di una decapottabile potrebbe essere l’emblema della direzione che prenderà Mare Fuori: la felicità oltre i reati, la libertà dopo aver compreso i propri errori e la bellezza di una vita distante dalla criminalità. Riusciranno i protagonisti a rivedere “O’ mar’ for’, arret’ ‘e sbarr” come recita la sigla iniziale? Per scoprirlo non ci resta che attendere la terza stagione, le cui riprese sono attualmente in corso.

Giulia Calvi

Crediti immagine di copertina: ASACHA

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