I bambini di Villa Azzurra

Nel 1978 la promulgazione della Legge Basaglia rappresenta una vera rivoluzione per il mondo della salute mentale: i cosiddetti “matti” non furono più costretti alla reclusione in strutture in cui molto spesso subivano maltrattamenti e abusi di ogni tipo. La definizione di “pazzo” non includeva solo chi era affetto da disturbi di natura mentale, ma anche omosessuali, reietti, esclusi. Tutti coloro che non si conformavano alla società venivano segregati in strutture, considerati pericolosi e socialmente irrecuperabili. A questa definizione non sfuggivano neanche i bambini.

Il manicomio dei bambini

Nel lontano 1938, quarant’anni prima del ribaltamento della Legge Basaglia, i primi piccoli pazienti iniziarono a entrare in una struttura di recente costruzione a Grugliasco, alle porte di Torino.

Si trattava di Villa Azzurra, un ospedale psichiatrico infantile nelle vicinanze di uno dei più grandi e famosi manicomi italiani: il manicomio di Collegno. Il nome di Villa Azzurra richiama un ambiente quasi fiabesco, ma ciò che vi si trovava era un vero e proprio incubo. I bambini internati avevano un’età compresa tra i 3 e i 18 anni, ed erano soggetti considerati ineducabili e pericolosi per sé e per gli altri. Nella realtà dei fatti, erano semplicemente figli di nubili o famiglie povere che non potevano accudirli, o infanti nati con patologie allora poco conosciute.

All’interno della struttura lavoravano medici e infermieri spesso dotati di sola licenza elementare, ma di robusta costituzione e altrettanta insensibilità, tanto da soprannominare i bambini “arnesi“. I trattamenti a cui venivano sottoposti gli infanti erano altamente disumanizzanti: legati a letti e a termosifoni incandescenti, o in fila ai cancelli in giardino, anche per più giorni di fila. Punizioni corporali di ogni sorta per chi disubbidiva, soffocamenti e botte. Lo scopo non sembrava essere la rieducazione ma puro e semplice sadismo verso degli esseri indifesi. Ma tra tutti i tremendi maltrattamenti, il peggiore era senza dubbio l’elettroshock.

L’elettricista

Nel 1964 fa il suo ingresso come nuovo direttore della struttura il professor Giorgio Coda, promotore di nuove tecniche di “trattamento terapeutico“. Il professor Coda arrivava da un’esperienza come vicepresidente nel vicino ospedale psichiatrico di Collegno, dove aveva sperimentato l’elettroshock principalmente su alcolisti, tossicodipendenti e omosessuali. Non mancò di continuare tali trattamenti anche sui bambini di Villa Azzurra, metodo che gli valse il soprannome de “l’elettricista“.

Coda chiamava tale tecnica elettromassaggio: le scariche erano trasmesse a partire dalla testa o dai genitali dei bambini, soprattutto quando dopo ore legati a termosifoni o letti urinavano senza possibilità di andare al bagno. Il perverso medico asseriva che tale procedura gli avrebbe rafforzato la vescica. Inoltre, tali pratiche venivano effettuate senza l’uso della pomata o della gomma in bocca, causando così la rottura dei denti serrati a causa della scossa elettrica.

Dunque con l’arrivo di Coda le pratiche violente non finirono ma assunsero solo uno scopo “terapeutico”.

Verso la fine dell’incubo

Negli anni ’70, un coraggioso fotografo, Mauro Vallinotto, si introduce in Villa Azzurra. Uno dei suoi scatti verrà pubblicato su L’Espresso, assieme a un articolo che denuncia le brutalità del manicomio per bambini. La fotografia raffigura una bambina completamente nuda legata a un letto in una posizione come di crocifissione laica, un’immagine dal denso significato e che suscitò grosso scalpore. Così racconta Vallinotto: “Io ero entrato dalla porta principale della palazzina B, ero salito al primo piano senza che nessuno mi intercettasse e avevo scattato una cinquantina di fotografie. Questa foto fu coraggiosamente pubblicata dal giornale nel 1970, in un articolo di Gabriele Invernizzi. Dopo due ore dall’uscita del giornale, già c’erano i carabinieri a Villa Azzurra, c’era la magistratura che si era interessata e di lì è partito lo smantellamento progressivo del reparto”.

L’11 luglio 1974 arriva la sentenza per Coda: colpevole di “abuso di mezzi di correzione” e condanna a 5 anni di detenzione. Da quell’anno la struttura fu chiusa e versa da allora in un grave stato di abbandono. Gli edifici circostanti sono stati riutilizzati:  sedi di laboratori Arpa, dell’Asl 5 e 3 (proprietaria del complesso) per studi epidemiologici e centri di accoglienza, il 118 centrale operativa, Anpas, Soccorso alpino, Piemonte protezione civile e il Consorzio Piemonte Emergenza. Solo quella costruzione sul cui ingresso salta agli occhi la dicitura “Sezione medico-pedagogica” rimane inutilizzata, a memoria dei crimini orribili che furono compiuti al suo interno.

Fondamentale fu, negli anni seguenti alla chiusura, la funzione della cooperativa In/contro per rieducare i bambini anche nelle funzioni più elementari come vestirsi o mangiare, nonché a contenere l’aggressività derivante dal contenimento prolungato.

Da ospedale psichiatrico a residenza universitaria

Il 26 maggio 2022, Grugliasco presenta per l’ex Villa Azzurra un progetto di nascita di un villaggio residenziale universitario da 250 posti destinati prioritariamente a studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi idonei al conseguimento della borsa di studio. Un progetto del valore di oltre 24 milioni di euro che dovrà essere completato entro il 31 dicembre 2025.

L’iniziativa, oltre che essere un bel progetto di riqualificazione, rappresenta una ripresa importante per la struttura. Tuttavia, nessuna rinascita dell’area potrà mai cancellare quello che accadde in quegli anni tra il 1938 e il 1979 dalla memoria degli ex bambini di Villa Azzurra. Un luogo di immenso dolore e turbamento che una risistemazione non potrà mai cancellare.

Caterina Malanetto

Fonti:

Pazza Libertà (https://www.youtube.com/watch?v=jxanhgf9z8E)

www.notizie.it

www.torinotoday.it

Crediti immagine di copertina: www.esplorazioniurbane.it

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