La parola come salvezza: il potere dell’eloquenza

COME USIAMO LE NOSTRE PAROLE?

La relazione tra parola e realtà è un argomento ricorrente che accende gli animi sin dalla nascita della democrazia nell’antica Grecia, basata fortemente sulla capacità oratoria dei parlanti, e che continua a essere dibattuto ancora oggi: sono le parole che fanno da specchio alla realtà in cui viviamo o è la realtà a modellare le parole che usiamo? Forse non c’è una risposta definitiva, però quello che si può dire è che il linguaggio è in costante cambiamento e che questo cambiamento parte dalle persone che lo adoperano. Si può dunque affermare che ciò che lega indissolubilmente realtà e linguaggio è chi vive in entrambe le realtà, ovvero, le persone.

A differenza degli altri animali, noi umani abbiamo un dono speciale: la parola. È vero che anche gli animali comunicano a loro modo, ma come sappiamo l’ausilio della parola è solamente nostro. Eppure se spesso ci facciamo vanto di questa nostra facoltà, con la stessa frequenza sembriamo scordarci della nostra fortuna: non ci preoccupiamo del nostro rapporto con le parole, le usiamo a sproposito, a volte erroneamente, le trascuriamo riducendoci a usare sempre le stesse o a usarle senza saperne il vero significato e ci dimentichiamo quanta forza abbiano nel ferire e nel curare.

Scena del documentario ”A voce altaLa forza della parola” (S. de Freitas, L. Ly, 2016)

LIBERARSI ‘’A VOCE ALTA’’

Una bella dimostrazione di ciò che è in grado di fare la parola è data dal documentario di Stéphane de Freitas e Ladj Ly ‘’A voce alta – La forza della parola’’ (À voix haute – La force de la parole, 2016) che ruota attorno al concorso oratorio ‘’Eloquentia’’, nato dallo stesso regista nel 2012 con lo scopo di aiutare gli studenti dell’Università di Saint-Denis, nella periferia parigina, a migliorarsi attraverso l’uso della parola. Il concorso infatti è volto a premiare ‘’il migliore oratore del 93’’ (numero del dipartimento di Saint-Denis).

Il film segue l’edizione del concorso del 2015 e si concentra sulle varie tappe che portano alla gara effettiva: ci vengono mostrate le prime lezioni impartite agli studenti da esperti della lingua, quali poeti, attori e avvocati, che cercano di condividere tecniche e consigli su come utilizzare al meglio la parola e sviluppare capacità oratorie che sappiano convincere e interessare chi ascolta. È un percorso che dura trenta giorni e che segue passo per passo gli studenti e le studentesse nella loro preparazione, sia a scuola che a casa. Il documentario infatti alterna alle lezioni qualche spezzone della vita comune di alcuni dei partecipanti. Sono forse i momenti che toccano di più, perché lo spettatore ha modo di scontrarsi con le diverse e dure realtà vissute da ogni studente: c’è Leïla, ragazza di origini siriane che sfida la sua timidezza e usa la sua voce per difendere i diritti delle donne; Eddy, che sogna di far ridere le persone e ogni giorno fa 10 km a piedi per raggiungere la stazione per arrivare all’università; e poi c’è Elhadj, che si è visto costretto a vivere in strada a causa di un incendio che distrusse la sua casa,  e che dichiara, in una delle frasi più forti del documentario: ciò che lo ha fatto più soffrire è non essere riuscito a trovare le parole giuste per difendersi e difendere la propria famiglia in strada, e che non vorrà trovarsi mai più senza parole.

Quella che si vede nel documentario è la più bella dichiarazione d’amore che si possa fare alle parole: in realtà i concorrenti non le usano per sfidarsi, ma come mezzo di condivisione. Ognuno di loro usa le proprie parole per mettersi a nudo e offrire uno squarcio della sua realtà, affrontando la paura di mostrarsi fragile di fronte agli altri. La parola permette loro di concretizzare le loro paure e le loro insicurezze, ma essendo condivisa non può far altro che esorcizzarle. Vediamo ogni giorno come le parole siano usate come arma, per escludere, denigrare e imporre la propria visione. Questo documentario dimostra il miglior uso che se ne possa fare: offrirla agli altri come cura e come mezzo di relazione.

Dopo la visione del documentario non si può far altro che avere speranza, come evidenzia la dichiarazione del regista: ‘’Spero che le persone possano supportare l’idea della convivenza pacifica e rendersi conto che possiamo avere opinioni diverse sulla vita e riuscire lo stesso a parlare e a capirci. Non credo sia un’idea utopica. Al di là di questa speranza, vorrei dimostrare che nelle periferie ci sono ragazzi disposti a fare uno sforzo reale per acquisire competenze, vivere i loro sogni e avere una voce che conta nella nostra società’’.

Maël Bertotto

  • Sitografia:

-https://www.mymovies.it/film/2017/a-voix-haute-la-force-de-la-parole/

-https://www.movietele.it/film/a-voix-haute

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