Cosa può fare la musica?

La musica può cambiare il mondo?

In tempi incerti come quelli che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo diventa necessario trovare qualcosa che permetta di evadere dalla realtà, seppur solo per qualche attimo, che possa alleviare i nostri turbamenti e permetterci di fare un sospiro di sollievo. Tra le tante opzioni che possono venire in mente, di sicuro tra queste c’è la musica.

Soprattutto nel panorama musicale contemporaneo,  si tende a mettere al primo posto la commerciabilità del pezzo, dando più rilievo alla forma (che resta comunque importantissima) che alla sostanza. Ma la musica non è solo evasione: può esserlo, certo, ma per alcuni artisti è e deve essere l’esatto opposto, deve fare da veicolo tra il pubblico e la realtà che li circonda, deve fare luce sui diversi temi che caratterizzano la nostra società. L’ambizione che la musica possa concretamente cambiare le cose, come fermare violenze, povertà e guerre è troppo grande e pragmaticamente impossibile (a meno che non si tratti di Valerio Lundini e dei Vazzanikki al concertone del primo Maggio, allora in quel caso si può fermare la guerra: vedi link a fondo pagina), ma allora cosa può fare effettivamente la musica?  

Musica che unisce e dà speranza: Nina Cried Power di Hozier (2018)

Una chiara risposta e soprattutto una vera e propria celebrazione di ciò che la musica è in grado di fare si trova nella canzone Nina Cried Power di Hozier (2018). Essa ripercorre e dà credito a tutti quegli artisti che, prevalentemente negli anni ’60 e ’70, hanno usato la loro penna e le loro voci al servizio dell’intera società, presentando le criticità che stavano osservando e soprattutto fornendo alle persone un modo per rispondervi. Tra loro vengono menzionati Nina Simone (a cui si deve il titolo della canzone), Curtis Mayfield, Bob Dylan, James Brown, e molti altri artisti che si schierarono contro le ingiustizie di cui erano testimoni. Centrale per il brano è la partecipazione di Mavis Staples, nota cantante e militante per i diritti civili della comunità afroamericana, che negli anni ’60 cantava con la sua famiglia prima dei discorsi di Martin Luther King e che dona al brano la potenza non solo della sua voce, ma anche del suo vissuto.  

Nina Cried Power (Hozier ft. Mavis Staples, 2018)

L’artista è ben consapevole che una canzone di per sé non può fare nulla,  ma allora perché celebrare i più noti cantanti impegnati? La risposta viene data già dall’inizio della canzone, dove il cantante sancisce che ‘it’s not the waking, it’s the rising’’ e ancora più esplicitamente qualche verso dopo dove dirà: ‘’it’s not the song, it is the singing’’

La musica ha potere e agisce fino ad un certo punto: è indispensabile per risvegliare le coscienze e fare da specchio al periodo storico in cui si trova, ma più di questo non può fare. Ciò che ha fatto e farà sempre la differenza sono le persone. Una volta preso atto dell’esistenza di un problema diventa molto difficile chiudere gli occhi e rimanere inermi, soprattutto se quel problema lede una grande parte della società (ad esempio il razzismo o la disuguaglianza di genere) e si sarà portati a manifestare e far sentire la propria voce, spesso utilizzando proprio quelle canzoni che hanno messo in luce un determinato problema. Nel brano infatti si trovano tanti riferimenti agli artisti che hanno lottato per le più importanti cause sociali, come ringraziamento ma principalmente con l’auspicio che il loro messaggio venga tramandato, perché purtroppo le lotte che hanno portato avanti al loro tempo sono ancora oggi molto attuali e rilevanti.

Proprio per questo motivo la canzone viene usata in apertura dell’episodio Cosa può fare una canzone? della serie This is Pop su Netflix, dove si alternano immagini di lotte civili di ieri e di oggi con la canzone menzionata in sottofondo. Come nel singolo dell’artista irlandese, nell’episodio si cerca di delineare il ruolo di una canzone nella società e, attraverso diverse testimonianze, si giunge alla conclusione che solo le canzoni che rappresentano con onestà la realtà in cui si trovano possono significativamente influenzare chi ascolta, perché trasmettono valori e testimonianze di un preciso momento storico. È noto come spesso non si trovino le parole giuste per esprimere quello che si prova o si sente, e che però ci si trovi rispecchiati nell’arte. La musica può fare proprio questo: può andare a rappresentare esattamente le  fratture e i dolori di una società, e così facendo rafforza il senso di comunità e il bisogno di unirsi per qualcosa di giusto, come è avvenuto per la canzone ‘’Quiet’ di MILCK (2017), che è diventato un vero e proprio inno durante le proteste del movimento #MeToo del 2017.

Quiet (MILCK, 2017)

È chiaro che la musica non può cambiare il mondo, ma solo chi è al potere può effettivamente agire sul nostro presente. Però le grandi rivoluzioni possono iniziare da piccoli gesti quotidiani che poi via via si amplificano. La musica in questo caso è più efficiente dei poteri forti, perché  ha il potere di far sì che una voce diventi la voce di milioni di persone.

Maël Bertotto

Valerio Lundini e Vazzanikki al concertone del primo Maggio : https://videoilfoglio-meride-tv.akamaized.net/video/folder2/1651428278lundini_primomaggio_ilfoglio.mp4

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