“A star is born!” ha affermato Donald Trump durante il suo discorso in qualità di neo-presidente degli Stati Uniti. È Elon Musk la nuova stella dei repubblicani, il fattore cruciale delle presidenziali, nonché uomo più ricco del mondo secondo Forbes.
È una pratica abbastanza comune tra i famosi schierarsi in maniera aperta a livello politico e dichiarare il proprio endorsement per uno dei due partiti. In queste elezioni, però, Musk è andato molto oltre: mettendo in campo ingenti risorse economiche e mediatiche, con una neo-acquisita X diventata ormai il punto di ritrovo di suprematisti e cospirazionisti, l’imprenditore sembra aver inaugurato delle modalità a dir poco insolite per sostenere il candidato presidente, talvolta ai confini del lecito.
Musk non sembra farsene un problema: è abituato ad essere una figura eccentrica e, in molte occasioni, divisiva. Un suo possibile ruolo nella nuova amministrazione Trump, tuttavia, scatena sempre più interrogativi riguardo a possibili conflitti di interessi.

Il sostegno nella campagna elettorale
Nonostante oggi esprima il suo aperto e convinto sostegno verso gli ideali della destra trumpiana, Musk non ha sempre nutrito una forte stima verso il personaggio di Trump.
In passato, il miliardario si identificava in “una via di mezzo fra gli ideali democratici e repubblicani”, con un pensiero progressista in materia sociale e idee più libertarie in ambito economico. Nonostante il sostegno verso Bush, Musk aveva successivamente dato il suo voto a Obama nel 2008 e a Clinton nel 2016. Non solo: nello stesso anno, l’imprenditore aveva duramente criticato Donald Trump per le sue posizioni negazioniste in materia di cambiamento climatico, tematica da sempre cara a Musk (sulla quale si basa anche l’attività per cui è più famoso, Tesla).
Durante l’amministrazione Biden, tuttavia, erano nate le prime crepe di quello che, a seguito dell’attentato a Trump, sarebbe diventato un divorzio definitivo dai democratici.
Nello stesso periodo, Musk inizia a dimostrare una sempre maggiore repulsione per la cultura woke. Attraverso una serie di tweet controversi, diventa un personaggio abbastanza influente su Twitter, prima di decidere di acquistarlo nel 2022 per 44 miliardi di dollari.
Proprio la piattaforma, oggi denominata X, è diventata una base fondamentale del sostegno mediatico che Musk fornisce a Trump. Solo nell’ultimo mese, secondo il The New York Times, Musk ha postato più di 3000 volte, facendo campagna politica per il candidato. Tuttavia, molte delle affermazioni postate dall’imprenditore sul social conterrebbero informazioni false sulle elezioni, secondo un’analisi di PoliFact. Le fake news includerebbero notizie su tentativi di frode da parte dei democratici, complotti sugli uragani Helene e Milton e tanto altro. Infinite sfumature di cospirazionismo, che ottengono milioni di visualizzazioni.
X è sostanzialmente dominato da Musk. Sempre secondo il The New York Times, Musk avrebbe richiesto ai propri tecnici di modellare l’algoritmo in modo da prioritizzare il proprio profilo e i suoi contenuti. Effettivamente, ad oggi, il suo account è il più seguito di X, con più di 200 milioni di followers e milioni di interazioni ai suoi post. Un’arma mediatica importante, se si considera il fatto che le principali normative aziendali in materia di incitamento all’odio sono state eliminate da Musk stesso all’acquisto di Twitter, in nome di una presunta “libertà di espressione”.
Tuttavia, l’elemento mediatico è solo uno degli strumenti del potente miliardario. Musk ha investito più di 120 milioni di dollari nella campagna presidenziale di Trump, fondando anche l’America PAC con lo scopo di finanziare le operazioni di propaganda. L’azione forse più eclatante è stata la famosa lotteria milionaria, la quale si proponeva di premiare ogni giorno con un milione di euro una persona, selezionata fra i registrati per votare in uno Stato in bilico, che avesse firmato una petizione dell’America PAC per la libertà di espressione e il diritto al possesso di armi.
Un possibile ruolo nella nuova amministrazione Trump?
Non è ancora chiaro quale potrebbe essere il ruolo di Musk in una futura amministrazione Trump. Durante la campagna elettorale, Trump aveva parlato di un nuovo posto alla guida di un “Dipartimento per l’Efficienza del Governo”, soprannominato anche Doge. Musk avrebbe in mente forti tagli alla spesa pubblica per recuperare 2000 miliardi di debito pubblico, oltre a forti riduzioni della burocrazia.
Quel che è certo è che il CEO di Tesla nutre forti interessi nei suoi legami con la nuova amministrazione, ed ha tutte le carte in regola per influenzare il policy-making statunitense in suo favore. Non a caso, le azioni di Tesla sono salite del +13%.
Un possibile ruolo nell’amministrazione USA, tuttavia, solleva molti dubbi in merito a un forte conflitto di interessi: solo nello scorso anno, i contratti fra le aziende di Musk e varie agenzie governative (fra cui la Nasa) hanno superato i 3 miliardi di euro.
Il fattore Musk è da tenere bene in osservazione nei prossimi anni: le sue aziende, in particolare Space X, sono leader in settori fondamentali, capaci di influenzare gli equilibri politici ed economici internazionali. Inoltre, la sua nuova vocazione da influencer su X gli conferisce una portata mediatica eccezionalmente forte e soprattutto incontrollata. Un’arma che ha già dimostrato di saper utilizzare a dovere, senza scrupoli per la verità dei fatti.
Sara Stella
Per approfondire:
https://www.nytimes.com/2024/11/03/technology/elon-musk-x-election.html
https://www.ilpost.it/2024/11/06/elon-musk-donald-trump-campagna-elettorale/
https://www.dw.com/en/elon-musk-why-he-supported-trump/a-70724719
Crediti immagine: https://x.com/elonmusk?t=bRjvRDrL2oSh2AvAq5FMzA&s=09




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