Cosa può dirci il filmino del pranzo di Natale di una famiglia italiana negli anni Settanta? E la gita al mare dell’estate successiva? E la preparazione delle lasagne? A quanto pare molto più di quanto immaginiamo. Dal 2002 la Fondazione Home Movies – Archivio nazionale del film di famiglia, si occupa della raccolta, della conservazione e del restauro di questi video amatoriali, a fini di digitalizzazione e divulgazione del patrimonio filmico privato, filmati non ufficiali che quindi possono raccontare la storia d’Italia in modo parallelo a quella che conosciamo.
L’associazione si occupa di salvare le memorie audiovisive private, realizzate senza scopo documentaristico o commerciale, provenienti da tutto il territorio nazionale, nei formati 9,5 millimetri, 16mm, 8mm o superiori, girate fra gli anni Venti e gli anni Ottanta del secolo scorso: oggi l’archivio conta 30mila elementi. Una riscoperta del modo in cui ci si autorappresentava, ma anche della storia dei rapporti tra i sessi, della famiglia: la vita privata che racconta quella collettiva e pubblica.
Tra gli obiettivi dichiarati sul loro sito ne troviamo una serie: dare nuova vita alle immagini di archivio, potenziale risorsa per ricercatori e registi; trasmettere questo patrimonio inestimabile alle nuove generazioni, abituate ad avere i ricordi a portata di tasca, usando i film di famiglia come strumento di educazione civica, film literacy e film education; restituire il lavoro alle comunità, talvolta con progetti di raccolte territoriali.
L’associazione organizza anche un festival annuale, Archivio Aperto, una rassegna di film sperimentali e amatoriali, e di documentari creati a partire da film di famiglia. memoryscapes è il sito di Home Movies dedicato alla riscoperta del patrimonio privato italiano in formato ridotto e, come segnalato in una puntata di Conserve, newsletter di Mariachiara Montera, da poco sul sito hanno aggiunto una serie dedicata al cibo, con 518 clip, testimoni della trasformazioni della filiera agroalimentare e del rapporto da sempre sincero degli italiani col cibo, da video in cui si mostra la lavorazione del maiale a quelli in cui si documenta la preparazione delle sfrappole (quelle che in Piemonte si sente più spesso col nome di “chiacchiere”), fino all’arrivo della prima merendina italiana, Buondì. Ogni video è accompagnato da una descrizione dettagliata, con regista e anno di registrazione.
Nell’archivio si può dare uno sguardo anche ad altre serie, come Sguardi del Sud, con riprese a Pompei, Cefalù e Palermo; Sport e Giochi, con una pittoresca gara di sidecar; Scuola e Infanzia, tra incontri con Gianni Rodari e gli istituti occupati nel ’68. Nella sezione Vite d’archivio si trovano anche notizie su alcuni cineamatori e i fondi che sono stati creati con il loro girato, soprattutto scene di domesticità e di convivialità.
Cercando “Torino” sul sito i risultati sono vari: delle scene di sci a Sestriere, delle partite di calcio, e delle riprese dei luoghi di interesse in città: il borgo medievale, i portici di via Roma, Porta Nuova, il parco del Valentino (con un filmino del 1930!), la vista sulla Mole da Monte dei Cappuccini. In realtà, anche nella nostra città esiste un archivio di home movies: Superottimisti, archivio regionale nato nel 2007, progetto dell’associazione Documentary in Europe, anche se quello di Bologna è più grande. Entrambi i progetti sono però accomunati dallo stesso obiettivo: valorizzare quelle piccole storie personali che insieme formano la storia nazionale.
Anna Gribaudo
