La figura di Alex Karp, CEO di Palantir Technologies, è senz’altro controversa. Il suo biografo Michael Steinberger, autore di The philosopher in the valley (2025), lo descrive come un uomo carismatico e influente, seppur bizzarro e fuori dal comune. Un suo pregio, più volte sottolineato nel corso del libro, è la capacità di leggere le persone (to read the room, per dirlo con un’espressione anglofona).
Karp è una figura anomala nell’ambiente della Silicon Valley: filosofo di formazione, con un dottorato conseguito in Germania sotto la guida del celebre Jürgen Habermas – uno dei più influenti filosofi contemporanei, di recente venuto a mancare. Entra nel mondo della Silicon Valley nel 2003 con la startup Palantir, fondata insieme all’amico e compagno di studi Peter Thiel. Karp ha trentacinque anni e ha passato la vita a studiare: non ha esperienze pratiche e nell’ambiente della Valley è considerato già “anziano” per avviare una startup, dunque non gli è concesso fallire. Per approfondire la figura di Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e di Palantir, rimando a un articolo precedentemente pubblicato sul nostro sito: Dobbiamo parlare di Thiel
Steimberger, collega di università di Karp all’Haverford College, si sofferma su alcune caratteristiche dell’imprenditore: è birazziale (figlio di una madre nera e di un padre bianco), è ebreo ed è dislessico. Nel suo racconto del percorso di Karp questi elementi si intrecciano e sembrano giocare di volta in volta un ruolo nel determinare la direzione della sua esistenza. Ma è la dislessia, dal punto di vista di Karp, a rappresentare la variabile-chiave della sua vita: il suo disturbo dell’apprendimento lo avrebbe avvantaggiato in situazioni che richiedevano giudizi veloci e decisivi e gli avrebbe permesso di eccellere nel lavoro di squadra. Anche la sua identità ebraica viene ribadita più volte, sottolineando come essa abbia avuto un impatto notevole nel determinare la missione personale di Karp e di Palantir.
Palantir
Data is the new oil 1
Clive Humby, imprenditore e matematico inglese, nel 2006 pronunciò un discorso in cui dichiarò che i dati sarebbero diventati il nuovo carburante della crescita economica e del progresso materiale. Tuttavia, come nel caso del petrolio, avrebbero avuto bisogno di un processo di raffinazione per avere un reale valore. Lavorare con dei dati “grezzi”, infatti, è complicato. Lo scopo di Palantir è proprio quello di creare software che aiutino a riordinare, organizzare e analizzare enormi moli di dati. Palantir non si occupa direttamente di raccogliere i dati, ma di riorganizzarli. Mette a disposizione dei clienti delle piattaforme tramite cui i dati possono essere analizzati in maniera più semplice, e sulla base di questi si possono prendere decisioni: ad esempio, si possono prevedere dei trend, progettare linee di produzione oppure pianificare operazioni militari.
Tra i clienti più importanti di Palantir figurano grandi aziende come Walmart, Apple, Pfizer, ma anche il dipartimento di difesa americano, l’FBI, la CIA e l’ICE. Palantir, inizialmente, nasce dalla volontà di contrastare il terrorismo, sotto l’impulso della nuova urgenza dettata dall’attacco alle Torri Gemelle del 2001. L’ambizione dell’azienda era quella di fornire dei software che potessero aiutare il governo statunitense a difendere il paese dalla minaccia terroristica. Ad oggi, la difesa contro il terrorismo rimane il fondamento dell’azienda.
Il manifesto
Nel suo libro, The technological republic (2025), Karp illustra la missione di Palantir. Di recente, sono stati pubblicati sugli account social dell’azienda i ventidue punti fondamentali del suo pensiero.
Innanzitutto, viene sottolineato il presunto “debito morale” che la Silicon Valley avrebbe nei confronti degli Stati Uniti, nazione che ha reso possibile la sua ascesa; pertanto, la sua “élite d’ingegneri” avrebbe il dovere di progettare tecnologie di difesa del paese.
- Silicon Valley owes a moral debt to the country that made its rise possible. The engineering elite of Silicon Valley has an affirmative obligation to participate in the defense of the nation.2
Karp dipinge poi con chiarezza la sua visione politica: le società democratiche sono costituzionalmente limitate, è necessario un “hard power” che a suo parere si baserà sempre più sul possesso e sull’utilizzo di software come quelli sviluppati da Palantir.
4. The limits of soft power, of soaring rhetoric alone, have been exposed. The ability of free and democratic societies to prevail requires something more than moral appeal. It requires hard power, and hard power in this century will be built on software.
È chiaro, inoltre, che Karp non abbia riserve morali riguardo alla produzione di armi AI, poiché è convinto che gli avversari degli Stati Uniti le creeranno senza indugi, dunque tanto vale farsi trovare pronti. Si dichiara poi favorevole alla reintroduzione della leva obbligatoria.
5. The question is not whether A.I. weapons will be built; it is who will build them and for what purpose. Our adversaries will not pause to indulge in theatrical debates about the merits of developing technologies with critical military and national security applications. They will proceed.
6. National service should be a universal duty. We should, as a society, seriously consider moving away from an all-volunteer force and only fight the next war if everyone shares in the risk and the cost.
I punti più controversi del manifesto sono gli ultimi due. Nel punto ventuno Karp stabilisce una gerarchia tra culture: alcune hanno prodotto avanzamenti, altre sono rimaste disfunzionali e arretrate; dunque non tutte le culture sarebbero degne di un’eguale considerazione, alcune sarebbero infatti “sub-culture”. Nel punto ventidue ribadisce il concetto sottolineando la necessità di “resistere alla superficiale tentazione di un vacante e vuoto pluralismo”, evidenzia quindi la superiorità dell’Occidente e rifiuta l’appello, proprio della cosiddetta ideologia woke, all’inclusività.
21. Some cultures have produced vital advances; others remain dysfunctional and regressive. All cultures are now equal. Criticism and value judgments are forbidden. Yet this new dogma glosses over the fact that certain cultures and indeed subcultures . . . have produced wonders. Others have proven middling, and worse, regressive and harmful.
22. We must resist the shallow temptation of a vacant and hollow pluralism. We, in America and more broadly the West, have for the past half century resisted defining national cultures in the name of inclusivity. But inclusion into what?
Quello che sembrerebbe trasparire dal manifesto di Karp, scritto in termini talvolta molto concreti, talatra vaghi e allusivi, è per molti inquietante. Palantir è, infatti, una dei protagonisti del mercato più redditizio di oggi: quello della guerra. Basti pensare che, dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, l’azienda ha avuto una crescita in borsa del 370%. Il retroscena filosofico di Karp e la sua comunicazione sembrano un tentativo di fondare ideologicamente quella che è una mera questione di soldi; le sue parole esortano all’investimento di capitale economico ed umano nella guerra e cercano di celare dietro a una giustificazione ideologica un mero interesse economico.
Ormai è sotto gli occhi di tutti che il servizio offerto da Palantir non è neutro, ma ispirato da una precisa ideologia volta alla guerra e al suprematismo occidentale. L’obiettivo, più o meno implicito, sembrerebbe essere quello di instaurare un potere oligarchico e tecnocratico, dove a decidere le sorti del mondo sarebbero i grandi nomi dell’high-tech.
La preoccupazione, sollevata da molti, e che vi sia il progetto, angosciosamente orwelliano, di uno stato di sorveglianza di massa. Palantir giocherebbe un ruolo fondamentale nel favorire il controllo sui cittadini da parte dei governi. A tal proposito, è eloquente il nome dell’azienda, tratto dal romanzo fantasy Il signore degli anelli.
Il loro nome significa Coloro che sorvegliano da lontano. Il palantír è una pietra dall’apparenza di una sfera di cristallo che permette a chi la osserva di comunicare, anche a grande distanza, con chiunque stia a sua volta osservandone una.3
Ludovica Portuesi
Fonti
- Steinberger Michael, The Philosopher in the Valley, Simon & Schuster Ltd, 2025 ↩︎
- PalantirTech, Because we get asked a lot. The technological republic , in brief, [post X], 18 aprile 2026, ore 20.45, ultima consultazione: 3 maggio 2026, link: https://x.com/PalantirTech/status/2045574398573453312 ↩︎
- https://it.wikipedia.org/wiki/Palant%C3%ADr ↩︎
Cavezzali Matteo, “L’intelligenza artificiale deve far paura, ma per cose importanti: l’esempio di Palantir, Il Fatto Quotidiano, 30 aprile 2026, ultima consultazione: 3 maggio 2026, link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/30/intelligenza-artificiale-palantir-thiel-karp-news/8370061/
Nova Lectio, L’azienda che spia l’Occidente e decide le guerre, 22 novembre 2025, ultima consultazione: 3 maggio 2026, link: https://youtu.be/QR02CoT2XoA?si=Ltpw7GSCns2q4JL4
“Palantir e l’incubo della Repubblica tecnologica”, Il Manifesto, 23 aprile 2026, ultima consultazione: 3 maggio 2026, link: https://ilmanifesto.it/palantir-e-lincubo-della-repubblica-tecnologica
PalantirTech, Because we get asked a lot. The technological republic , in brief, [post X], 18 aprile 2026, ore 20.45, ultima consultazione: 3 maggio 2026, link: https://x.com/PalantirTech/status/2045574398573453312
Steinberger Michael, The Philosopher in the Valley, Simon & Schuster Ltd, 2025




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