La regina dei pois

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Nell’immaginario collettivo, la figura classica della donna giapponese viene considerata elegante, silenziosa, delicata, accondiscendente. 
Kusama Yayoi è esattamente l’opposto, lei è la regina dei pois, un’artista internazionale, amante dei colori accesi e dell’anticonformismo

Su di lei 

Kusama Yayoi nasce nel 1929 nella prefettura di Nagano, da una famiglia di proprietari agricoli. Inizia a disegnare fin da bambina: a 10 anni non c’è pezzo di carta su cui non metta mano. In diverse occasioni racconterà come i genitori fossero estremamente contrari a questa sua passione, descrivendo episodi di disegni strappati e sguardi di disapprovazione.  

“Castello di Matsumoto nella prefettura di Nagano”
CC 2.5: WikimediaCommons


Nonostante ciò, le viene permesso, all’età di 19 anni, di iscriversi alla Kyoto City Specialist School of Arts (oggi Kyoto City University of Arts), dove si dedica allo studio della pittura tradizionale giapponese. In cambio di questa “concessione” accetta di frequentare anche lezioni di etichetta, alle quali, però, non si presenterà mai. 

La perfetta donna giapponese 

Le aspettative sociali nei confronti delle donne, nel Giappone degli anni ‘50, le vogliono confinate nei ruoli di madri e di mogli. Creature delicate, compiacenti e devote, la cui massima aspirazione è prendersi cura della casa, del marito e dei figli. La maggior parte delle famiglie spera, e si adopera, perché le proprie figlie siano “sistemate” intorno ai 20 anni, o subito dopo il termine degli studi. Tendenza che si protrarrà fino agli inizi degli anni 2000, come leggiamo in un articolo di Monica Coviello per Vanity Fair (2019):

A metà degli anni Novanta, nel Paese del Sol Levante, solo una donna su 20, a 50 anni, non era sposata”. VanityFair

Una concezione bizzarra, se pensiamo che storicamente l’arcipelago nipponico ha sempre avuto una massima considerazione e venerazione nei confronti della figura femminile. Dalla dea del Sole Amaterasu, la più importante di tutto lo shintoismo, le numerose imperatrici e sacerdotesse che hanno scritto la storia del Paese, alle grandi scrittrici del periodo Heian (794-1185). 
Con il periodo feudale dell’ascesa samuraica, il periodo Meiji (1868-1912) e, successivamente, il periodo imperiale, le donne giapponesi saranno definitivamente subordinate alle controparti maschili, rinchiuse in un’esistenza rigida e limitante.  

fonte: Pixabay

Kusama Yayoi a New York 

Kusama Yayoi afferma in diverse occasioni di aver sofferto il giudizio del suo Paese. Anche l’educazione della Scuola d’Arte di Kyoto è, per lei, troppo rigida e dottrinale. 
Per questo e altri motivi, si trasferisce a New York nel 1957, un periodo inizialmente molto difficile per lei, essendo una giovane donna straniera, che vuole trovare spazio in un ambiente a maggioranza maschile, con uno stile artistico estremamente diverso dal periodo espressionista astratto del momento e una non ininfluente difficoltà linguistica. In diverse interviste, infatti, l’artista racconterà di come per lei sia stato complicato l’inserimento nella comunità americana, arrivando da un Giappone dilaniato dalla Seconda Guerra Mondiale, per il quale l’inglese era la “lingua del nemico”.  

“Empire State Building during sunset” Michael Discernza
CC0: WikimediaCommons

Il successo 

Kusama Yayoi procede inarrestabile nella produzione delle sue opere e non passa molto perché il suo talento venga notato. Nel 1959 inaugura la sua prima esposizione newyorkese alla Brata Gallery: “Obsessional Monochrome“.  
Le sue creazioni monocromatiche, l’utilizzo quasi aggressivo del colore e i pattern ripetitivi, in particolare i pois, attirano lo sguardo di critici e appassionati d’arte.  
La sua produzione continua a crescere durante tutti gli anni ‘60, progettando diverse esibizioni provocatorie, durante le quali pratica body painting sui partecipanti, ricoprendoli di pois, così da renderli “una cosa sola” con l’arte.  

Prime Minister Shinzo Abe received a courtesy call from Ms. Yayoi Kusama
fonte: WikimediaCommons
CC BY 4.0

Durante gli anni ‘60, comincerà anche a sperimentare le cosiddette Infinity Rooms, spaziose stanze interamente allestite con opere d’arte che, attraverso l’uso di centinaia di specchi luci a LED, danno l’illusione che lo spazio sia “infinito”. 

Nella mente di una visionaria 

Kusama Yayoi è oggi una delle artiste più di successo e più vendute al mondo, con un fatturato d’asta che nel 2023 ha superato i 150 milioni di dollari. È l’artista donna vivente più quotata e popolare al mondo, che, si dice, abbia influenzato e ispirato artisti e stilisti del calibro di Andy Warhol e Louis Vuitton

Biennale di Taipei, “Dots Obsession”, Kusama Yayoi
CC0 : WikimediaCommons

Ciò che non tutti sanno, forse, è che dietro il suo grande genio si cela una forma di malattia mentale che la accompagna fin dall’infanzia. Allucinazioni visive e uditive sono state parte della vita di Kusama Yayoi fin da bambina: l’utilizzo quasi ossessivo dei pois, per esempio, deriva proprio da alcuni di questi episodi infantili. Tanto che l’artista, oggi, risiede ormai da anni, spontaneamente, in una residenza psichiatrica di Tokyo, pur non avendo mai smesso di produrre arte, anche alla veneranda età di 97 anni.  

La sua è una storia di successo, notorietà e fama, ma è anche la storia di una donna che ha perseverato nel rincorrere una vocazione che ha consumato ogni aspetto della sua esistenza. Un’artista che ha trasformato la sua “malattia” in una carriera senza eguali. 

Yayoi Kusama è probabilmente l’artista contemporanea più rilevante al mondo. 
È, sicuramente, l’indiscussa regina dei pois. 

Alice Musto 

Fonti:  

Monica Coviello, “Giappone, manca il marito? Le donne che si sposano da sole”, VanityFair, 8 agosto 2019, ultima consultazione 29 aprile 2026, link: https://www.vanityfair.it/news/approfondimenti/2019/08/08/giappone-solo-wedding-matrimonio-donne-single  

Roberta Smith, “Yayoi Kusama and the Amazing Polka-Dotted, Selfie-Made Journey to Greatness”, New York Times, 3 novembre 2017, ultima consultazione 30 aprile 2026, link: https://www.nytimes.com/2017/11/03/arts/design/yayoi-kusama-david-zwirner-festival-of-life-review.html?unlocked_article_code=1.e1A.hf8p.IH9bvyES3mWh&smid=url-share  

Executive Director & Chief Curator Janine Mileaf, The Arts Club Of Chicago, “Yayoi Kusama: Obsessional Vision”, utlima consultazione 30 aprile 2026, link: https://www.artsclubchicago.org/exhibit/yayoi-kusama-obsessional-vision/  

Yayoi Kusama Foundation, Yayoi Kusama Museum, ultima consultazione 30 aprile 2026, link: https://yayoikusamamuseum.jp/en/about/yayoikusama/  

Per saperne di più:

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