F1 Academy: la traiettoria che cambia il paddock e i media

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Avrete sicuramente sentito parlare, anche solo da un notiziario della domenica mattina, di Michael Schumacher, il leggendario pilota della Ferrari; oppure delle grandi imprese di sir Lewis Hamilton, durante i suoi anni di assoluto dominio in Mercedes. Questi sono solo due dei tanti nomi che hanno scritto la storia del motorsport, eroi di una narrazione che per più di settant’anni ha avuto una sola costante: essere rigorosamente declinata al maschile.

Oggi, però, le cose stanno finalmente cambiando e l’aria che si respira nei box è decisamente diversa: c’è una nuova generazione di pilote pronte a prendersi la pista, con la F1 Academy.

Facciamo un passo indietro:
cos’è esattamente la F1 Academy?

Nata nel 2023, è una categoria automobilistica tutta al femminile, pensata per dare spazio, visibilità e chilometri di pista alle giovani pilote.

Non è il primo tentativo in assoluto: qualche anno fa ci aveva provato la W Series nel 2019, un progetto ambizioso ma purtroppo naufragato per problemi economici e per la mancanza di sponsor. In un mercato che per decenni ha investito solo sulle scuderie storiche e sulle grandi generazioni di piloti, era quasi impossibile sopravvivere per un campionato meno rilevante a livello pubblicitario.

La F1 Academy, però, ha tutta un’altra marcia. Questa volta c’è il supporto diretto e ufficiale della Formula 1 stessa, guidata dietro le quinte da una figura chiave come Susie Wolff, ex pilota che sa benissimo cosa significhi farsi strada in un ambiente di soli uomini.

L’idea di fondo è rivoluzionaria: non si vuole creare un campionato “separato” per sempre, una sorta di recinto rosa in cui isolare le ragazze. Al contrario, la F1 Academy nasce come un trampolino di lancio, un’accademia nel vero senso della parola.

Pilota di kart
Crediti immagine: Tima Miroshnichenko per Pexels
https://shorturl.at/GXdOf

Come funziona questo campionato?

Nelle sette gare stagionali della F1 Academy — anche se quest’anno saranno soltanto sei, in seguito alla cancellazione della tappa in Arabia Saudita —, gareggiano 18 pilote tra i 16 e i 25 anni, inclusa una Wild Card (un invito speciale riservato a giovani pilote locali o emergenti che partecipano a un singolo weekend di gara). Al campionato aderiscono team di primissimo piano con esperienza nelle formule propedeutiche come la Formula 2 e la Formula 3, seguendo i regolamenti della Formula 4.

La prima grande svolta è arrivata nel 2024, quando la F1 Academy ha smesso, appunto, di essere un evento isolato per integrarsi nei weekend ufficiali della Formula 1: le tappe del campionato si corrono sulle stesse piste e nei medesimi giorni dei Gran Premi dei “grandi nomi”, davanti agli stessi spalti gremiti e, soprattutto, sotto gli occhi degli sponsor che contano.

La seconda grande mossa di marketing, ma anche di rispetto verso queste ragazze, è arrivata quando le dieci scuderie ufficiali di Formula 1 (tranne la Cadillac, undicesima e ultima scuderia entrata nel massimo campionato) hanno iniziato a supportare attivamente una pilota ciascuna, e le vetture scendono in pista con le identiche livree delle monoposto dei colleghi maschili.

A queste due grandi svolte, si può aggiungere anche che il progetto ha una solidità finanziaria mai vista prima: la Formula 1 stessa sovvenziona una parte enorme dei costi di gestione della stagione, chiedendo alle partecipanti solo una frazione del budget astronomico normalmente richiesto nelle categorie minori, per evitare il fallimento visto con la W Series.

Questa sinergia ha generato un impatto comunicativo straordinario, amplificato dai canali social e dalle piattaforme di streaming che oggi raccontano il dietro le quinte di queste ragazze. Le pilote non sono più fantasmi che corrono in circuiti secondari il martedì mattina, ma icone globali capaci di parlare alle nuove generazioni, distruggendo lo stereotipo secondo cui il motorsport sia un affare per soli uomini. Nomi come Abbi Pulling o Doriane Pin (le vincitrici delle ultime due edizioni del campionato) sono ormai familiari per milioni di appassionati, simboli di un cambiamento culturale che parte dai social media e arriva direttamente sul podio.

Le giornaliste nel paddock

Tutto questo sta avendo risvolti positivi sia per le atlete, che per lo sviluppo del giornalismo. Sempre più donne si stanno avvicinando al giornalismo sportivo, soprattutto al mondo del motorsport. Strategie aerodinamiche, motori ibridi e le mescole degli pneumatici sono diventati più accessibili, termini e concetti maneggiati anche dalle giornaliste che, un tempo, avevano poca voce in capitolo.

Giornaliste e troupe televisive durante un evento di Formula 1.
Crediti immagine: Jonathan Borba per Pexels
https://shorturl.at/eJRrt

Non siamo più di fronte a una presenza puramente marginale nel paddock: oggi le professioniste firmano analisi tecniche, conducono i pre-gara e gestiscono la complessa macchina della comunicazione dei team, portando una ventata di freschezza in una narrazione che per decenni è rimasta monocromatica. Questa evoluzione crea un circolo virtuoso: più ragazze vedono professioniste competenti nei box e nei media, più si sentiranno sicure a sognare un futuro in questo settore.

La F1 Academy vincerà la sua scommessa non quando coronerà una campionessa interna, ma quando vedremo regolarmente queste pilote competere e vincere in Formula 3, Formula 2 e, infine, in Formula 1 contro i colleghi uomini.

Intanto, la F1 Academy sta tracciando la traiettoria corretta. E corre fortissimo.

Tecla Di Maria

Fonti

F1 Academy, “As a fan, I never saw women – Communications Manager Katie McGuinness on delivering F1 ACADEMY’s message for change”, 6 novembre 2024, ultima consultazione 22 maggio 2026, link: https://shorturl.at/LjBbB

F1 Academy, “The Category”, ultima consultazione 22 maggio 2026, link: https://shorturl.at/ICk9c

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