Tutto chiuso, è questo il titolo, tanto semplice quanto potente, scelto dall’Associazione Antigone per il XXII rapporto sulle detenzioni italiane.
Pubblicato il 19 maggio sul sito dell’Associazione, che da decenni racconta la situazione detentiva, il nuovo rapporto ci dà una fotografia precisa delle condizioni carcerarie italiane. La pubblicazione, infatti, raccoglie centinaia di dati, frutto anche di numerose ispezioni e sopralluoghi effettuati dai membri di Antigone negli istituti penitenziari dell’intero territorio nazionale.
Come ogni anno, i dati raccontano una situazione allarmante e “peggiorata sostanzialmente su tutti i fronti”. L’emergenza è dovuta soprattutto alla crescita della popolazione carceraria registrata nel corso del 2025, che ha causato un incremento del sovraffollamento, dovuto anche a strutture rimaste praticamente invariate. Infatti, mentre la popolazione detenuta è aumentata di 1.072 persone nel 2025 e di altre 937 dall’inizio del 2026, portando la popolazione ad un totale di più di 60 mila persone alla fine di aprile, le strutture carcerarie non hanno subito cambiamenti nel numero dei detenuti ospitabili. Antigone mette in luce anche il fatto che, nonostante il nuovo piano di edilizia penitenziaria approvato dal consiglio dei ministri il 22 luglio del 2025, “nove mesi dopo, e nonostante il governo continui a rivendicare i primi risultati di questo piano, la capienza regolamentare è addirittura diminuita di 35 posti.” Tutto ciò ha portato il tasso di affollamento delle carceri al 139,1%, con otto istituti penitenziari che superano addirittura il 200%: Lucca (240%), Foggia (225%), Grosseto (213%), Lodi (212%), Milano San Vittore (210%), Brescia Canton Mombello (210%), Udine (210%), Latina (204%).
Oltre alla situazione altamente allarmante evidenziata dall’Associazione attraverso questi dati, uno dei focus del nuovo rapporto riguarda il tema della chiusura all’interno degli istituti penitenziari. Come racconta la ricercatrice Rachele Stroppa nell’approfondimento Il carcere chiuso. Una riflessione a partire dall’osservazione di Antigone, “il 2025 è sicuramente l’anno in cui il carcere si è chiuso nuovamente”. Con questo si fa riferimento a tutte le misure di custodia volte a mantenere l’ordine all’interno del carcere, isolando chi presenta tratti di pericolosità “sia derivanti dal reato commesso (la cosiddetta pericolosità sociale), ma soprattutto dalla condotta penitenziaria (la cosiddetta pericolosità penitenziaria).”
La logica perseguita in questo caso è quella della “separazione”: essa trova il suo apice nella sezione di isolamento, una pratica che negli ultimi 6 anni ha avuto un incremento del 171%. Fortunatamente, non tutte le procedure di questo tipo comportano lo spostamento del detenuto in una cella isolata. In molti casi, soprattutto per carenza di spazi e strutture, la sanzione viene scontata nelle carceri in comune: “ciò a conferma del fatto che la sanzione disciplinare di esclusione dalle attività in comune non necessita per forza dell’isolamento dal resto della comunità penitenziaria, ma che può essere eseguita nella cella della persona detenuta, evitando quindi la condizione di isolamento estremo che può provocare danni psico-fisici talvolta irreparabili”.
Il problema degli spazi rimane un nodo cruciale all’interno del report di Antigone. Stroppa sottolinea come, in molte strutture, gli spazi dedicati alla sezione di isolamento abbiano superato i propri confini, andando a intaccare aree destinate ad altre funzioni, come “la sezione transito o sezione nuovi giunti o sezione accettazione”. Così, le persone destinate a quei reparti specifici devono essere trasferite direttamente nelle sezioni ordinarie.
Per comprendere al meglio la portata di queste procedure attuate all’interno del mondo carcerario è necessario sottolineare che, al 7 aprile del 2026, “il 60,26% della popolazione detenuta vive in regime chiuso”. Esso comprende le sezioni di massima sicurezza ordinarie, quelle di Alta sicurezza e, infine, quelle del 41 bis. L’aumento del ricorso a queste misure viene giustificato dalle istituzioni come uno strumento per ridurre gli eventi critici, come risse tra detenuti o aggressioni al personale carcerario. Questa versione, tuttavia, viene messa in discussione da Antigone che evidenzia come la percezione del personale penitenziario sia molto diversa:
“è stata rilevata una differenza di prospettiva tra il personale di direzione e i cosiddetti front line operators, in primis gli agenti di polizia penitenziaria. Se tra i direttori ricorre un’opinione positiva circa gli effetti prodotti dalla custodia chiusa, durante le visite in più occasioni gli agenti sono sembrati ben più coscienti degli effetti negativi prodotti dalle chiusure. Governare una popolazione penitenziaria che esce dalla cella solamente per l’aria e la socialità è in opinione degli operatori di prima linea spesso un’operazione molto più difficile che gestire una popolazione che non passa la maggior parte delle ore del giorno all’interno di uno spazio ristretto, sovraffollato e spesso in condizioni precarie.”
Anche i dati confermano questa visione, mostrando come le aggressioni ai danni del personale di polizia penitenziaria siano aumentate del 12,4% e quelle tra detenuti del 73% a partire dal 2021.
Tutto questo rivela un sistema che ha smesso di funzionare da parecchio tempo: il ricorso sempre più frequente a questo tipo di soluzioni, infatti, definisce il carcere come un luogo destinato non più alla rieducazione, ma al semplice contenimento. Il continuo utilizzo del regime chiuso, così come molti provvedimenti governativi attuati negli ultimi anni in Italia, racconta di istituzioni che hanno smesso di interrogarsi sulle cause di determinati fenomeni (come l’aumento della popolazione carceraria) preferendo risposte apparentemente più rapide e immediate. La decisione in favore della chiusura mostra come sempre più il loro compito sembri essersi ridotto a controllare, reprimere e isolare.
Alessandro Santoni
Fonti
Assosiciazione Antigone, I numeri della detenzione, 19 maggio 2026, ultima consultazione 01 luglio 2026, link: https://www.rapportoantigone.it/ventiduesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/i-numeri-della-detenzione/
Rachele Stroppa, “Il carcere chiuso. Una riflessione a partire dall’osservazione di Antigone”, Associazione Antigone, 19 maggio 2026, ultima consultazione 01 luglio 2026: https://www.rapportoantigone.it/ventiduesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/tutto-chiuso-chiusure-e-separazione-nel-carcere-contemporaneo-una-riflessione-a-partire-dallosservazione-di-antigone/




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