Voci dall’America: storie di discriminazione razziale (pt. 1)

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Sei appassionato di storia americana e di ingiustizie? O semplicemente sei curioso di sapere da dove origina l’ignoranza razzista? Se la risposta è sì, questo articolo fa al caso tuo!

Si tratta del primo di una serie di articoli sul tema: seguendo un ordine cronologico, la serie ripropone alcuni dei titoli – fra film, serie tv e libri – più avvincenti riguardo al processo che ha portato gli afroamericani dalla schiavitù, al regime del “separati ma uguali” fino agli episodi di razzismo odierni. Si tratta di prodotti narrativi e cinematografici tratti da storie vere.

La schiavitù negli Stati Uniti d’America

La schiavitù negli Stati Uniti d’America si basava sulla cattura o l’acquisto nei mercati degli schiavi e la conseguente deportazione degli africani verso le Americhe per lavorare nelle piantagioni, come “negri di casa” o manovali. Si trattò di un fenomeno esistente da prima della nascita degli Stati Uniti, nel 1776, e che fu abolito da Abraham Lincoln, sedicesimo presidente, che guidò il Paese durante la guerra di secessione (1861-1865) nella quale combatterono anche gli stessi afroamericani. Negli Stati del Sud le condizioni dei neri furono sempre più dure, tanto che una delle cause della guerra civile fu proprio lo schiavismo.

Radici

Alex Haley (1921-1992), ispirato dai racconti della nonna sulle proprie origini africane, ha portato avanti uno studio durato dodici anni. Il risultato delle sue ricerche fu il romanzo Roots: The Saga of an American Family. L’autore ripercorre l’albero genealogico della sua famiglia per ben sette generazioni a partire dal suo avo Kunta Kinte, deportato nel 1766 a diciassette anni negli Stati Uniti dal Gambia. Kunta ha una figlia, Kizzy, costretta a lasciare la piantagione dei genitori e a subire abusi dal suo nuovo padrone. Così nasce George. Da lì il libro prosegue parlando di Tom, il quarto degli otto figli di George, e della guerra civile, che porterà al riconoscimento della loro libertà. Emigrata in Tennessee, la famiglia continua a crescere. L’autore ripercorre dapprima la vita di Cynthia, poi di sua figlia Bertha – che sarà la prima della famiglia ad andare all’università – e, infine, di sua madre, Alex.

Questa breve descrizione dei salti generazionali merita una lettura più approfondita: il romanzo si sofferma sulla vita di queste persone (all’epoca non ritenute tali, ma considerate al pari degli animali) raccontando della cattura, del viaggio sottocoperta in nave, del mercato degli schiavi, del duro lavoro nei campi, della possibilità di riscatto, degli abusi sessuali, della preoccupazione per i propri figli, della legge allora vigente che permetteva di separare una ragazzina dai suoi genitori e che tutelava la proprietà di alcuni uomini su altri, legalmente torturabili, delle prime rivendicazioni e, infine, del raggiungimento della libertà. Lo fa in modo semplice, documentario e narrativo insieme, capace di immergere il lettore e fargli comprendere l’avvicendarsi di generazioni e realtà connesse tra loro distanti, ma profondamente connesse.

Dal libro sono state prodotte tre serie televisive: Radici (1977), il sequel Radici – Le nuove generazioni (1979) e il remake Radici (2016).

12 anni schiavo

12 anni schiavo è un film del 2013 (https://www.youtube.com/watch?v=8PQYQ_Cfz0U), oggetto di molteplici riconoscimenti e vincitore di numerosi premi: ha vinto l’Oscar come miglior film, miglior sceneggiatura non originale, miglior attrice non protagonista, oltre al Golden Globe per il miglior film drammatico. Si basa sull’omonimo romanzo del 1853 di Solomon Northup, violinista nero che vive libero nello Stato di New York.

Il protagonista viene avvicinato da due uomini che si fingono agenti di spettacolo e parte con loro per Washington, dove viene drogato, legato e portato in Louisiana per essere venduto come schiavo. Lì cambierà padrone tre volte, lavorando nelle piantagioni di cotone. Nella proprietà di Edwin Epps, crudele schiavista, si lega a Patsey, una schiava vittima di violenza sessuale da parte del padrone e, per questo, odiata dalla moglie di lui.

Al dodicesimo anno di schiavitù conosce il bracciante Samuel Bass, abolizionista proveniente dal Canada, interpretato da Brad Pitt, che è anche produttore della pellicola. Gli confida la sua storia e l’uomo bianco, quindi libero, in poco tempo riesce a rintracciare la sua famiglia: la moglie Anne e i figli Alonzo e Margaret (nella realtà ebbe tre figli), che nel frattempo ha avuto un figlio di nome Solomon.

Solomon viene quindi riconosciuto e liberato. Intenta una causa legale contro i rapinatori, senza però ottenere giustizia. Non smetterà di combattere per la causa abolizionista. Le circostanze della sua morte restano poco chiare.

Il film e l’autobiografia di Solomon, dimenticata per oltre cento anni e ripresa in mano dalla ricercatrice storica Sue Eakin, raccontano cosa significhi essere di proprietà di un altro uomo, il trauma della deportazione e di una vita sottratta che diventa sopravvivenza, ma anche della capacità di adattamento propria dell’essere umano. Solomon fu uno dei pochi uomini neri, nati liberi, a riuscire a ritornare a casa.

Nicole Zunino

Fonti

Wikipedia, Radici (romanzo), ultima consultazione: 3 luglio 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/Radici_(romanzo)

Wikipedia, 12 anni schiavo, ultima consultazione: 3 luglio 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/12_anni_schiavo

Wikipedia, Solomon Northup, ultima consultazione: 3 luglio 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/Solomon_Northup

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