Continua il viaggio nella storia della schiavitù e del razzismo negli Stati Uniti. Dopo una prima parte dedicata alla guerra di secessione (Parte 1) e una seconda incentrata sulla dottrina dei “separati ma uguali” (Parte 2), questo terzo articolo parla del rapporto tra colore della pelle, cittadinanza, giustizia e legge. I seguenti film si ispirano a fatti realmente accaduti.
La Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America del 4 luglio 1776, oggi festività nazionale, recita:
tutti gli uomini sono creati eguali; essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, tra questi sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi.
La forma di governo – e le sue istituzioni – deve essere orientata alla tutela dei “diritti inalienabili” (si avverte l’influenza illuministica) come l’uguaglianza, la vita, la libertà e il perseguimento della felicità. L’uguaglianza e la libertà, che influiscono sulla qualità della vita e sulla felicità, sono strettamente connesse al trattamento giudiziario. Il verdetto di colpevolezza alla fine di un processo penale priva il cittadino della libertà personale e, in alcuni casi, della vita stessa, laddove è prevista la pena di morte. Tutti, se chiamati a giudicare – e nel sistema americano questo aspetto è evidente, dato il ruolo della giuria popolare – siamo influenzati da pregiudizi, come quelli legati al colore della pelle.
Processo ai Chicago 7
Il pluripremiato Processo ai Chicago 7, sebbene non tratti il tema direttamente, è emblematico in questo senso. Si tratta di un film del 2020 che ripercorre i fatti che vedono coinvolto un gruppo di attivisti contro la guerra in Vietnam. Il 28 agosto 1968, a Chicago, si consuma uno scontro violento tra manifestanti e Guardia Nazionale. La protesta è guidata da sette giovani attivisti, che finiscono in tribunale come responsabili organizzatori. A questi si aggiunge un ottavo, Bobby Seale, un ragazzo nero, anche lui giunto a Chicago per il convegno nazionale del Partito Democratico. Tuttavia, il suo avvocato non può assisterlo perché è in ospedale. Questo porta il giudice a considerare l’avvocato degli altri sette, William Kunstler, come suo difensore. Bobby non vuole accettare il patrocinio di quest’ultimo per rimarcare la sua estraneità ai fatti, dato che lui quel giorno era rimasto a Chicago solo quattro ore (oggi, infatti, sono noti come i “Chicago Seven” e non “Eight”). È l’unico a essere legato a una sedia e imbavagliato in aula, nonché l’unico a venire rinchiuso in prigione in misura cautelare. Date le ricorrenti interruzioni, il giudice disporrà un processo separato, a seguito del quale verrà condannato a quattro anni di detenzione per oltraggio alla Corte.
When they see us
In un articolo precedente (When they see us: caso clamoroso di malagiustizia) è stata trattata in modo approfondito la miniserie Netflix When they see us, dedicata al noto caso di errore giudiziario della jogger di Central Park del 1989. L’avvenimento vede condannati per stupro cinque giovanissimi, di cui quattro afroamericani e uno ispanico. Merita comunque di essere citata per la sua stretta attinenza al tema: ci furono diverse proteste da parte della comunità nera per le indagini condotte in modo pregiudizievole e ben poco trasparente.
Till – Il coraggio di una madre
Il film racconta la storia di Mamie Till-Bradley. Suo figlio, Emmett, viene assassinato quando aveva solo 14 anni da suprematisti bianchi. Il corpo viene gettato nel fiume e diventa irriconoscibile s causa degli abusi subiti. La donna lascia la bara aperta per mostrare al mondo come avevano ridotto suo figlio, ucciso per motivi razziali nel 1955. Le fotografie scattate dalla stampa attirano l’attenzione dei media. Gli assassini, dapprima assolti al termine di un processo durato cinque giorni, confessano tempo dopo alla stampa di aver commesso l’omicidio.
Il diritto di opporsi
Il diritto di opporsi (titolo originale Just mercy) è un film del 2019. La produzione cinematografica ripercorre il processo di Walter McMilliam, colpevole secondo l’accusa di aver ucciso Ronda Morrison, diciassettenne caucasica, e per questo condannato a morte. Grazie alla tenacia dell’avvocato Bryan Stevenson, fondatore dell’Equal Justice Initiative, all’uomo viene riconosciuta l’innocenza dopo aver passato anni in carcere. Oltre a lui, l’avvocato riuscì a sottrarre alla morte 183 persone ingiustamente accusate. La ricerca estenuante della verità, l’affermazione dell’innocenza contro le ripetute sconfitte, il sostegno della famiglia e il lavoro di un buon avvocato sono tutti tratti della pellicola con protagonisti Michael B. Jordan e Jamie Foxx.
Nicole Zunino
Fonti
Wikipedia, Bobby Seale, ultima consultazione: 03 luglio 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/Bobby_Seale
Wikipedia, Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, ultima consultazione: 03 luglio 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_d%27indipendenza_degli_Stati_Uniti_d%27America
Wikipedia, Il diritto di opporsi, ultima consultazione: 03 luglio 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/Il_diritto_di_opporsi
Wikipedia, Mamie Till, ultima consultazione: 03 luglio 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/Mamie_Till




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