“Paesaggi da sogno” al MAO: un imperdibile viaggio nel Giappone dell’800

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Tempo d’estate, tempo di viaggi e nuove avventure. La stagione più calda dell’anno porta con sé un irresistibile desiderio di lasciare ciò che si conosce per raggiungere mete ignote e ricche di tesori nascosti. La cultura e la rappresentazione artistica del viaggio, tuttavia, non sono certo un fenomeno recente: il desiderio di esplorare il mondo e di raccontarlo accomuna da sempre popoli e civiltà distanti nel tempo e nello spazio. Tra questi, un ruolo di grande rilievo è ricoperto dal Giappone del XIX secolo, nel quale una serie di stampe di paesaggi – sospesi tra realtà e immaginazione – si trasformò in uno dei capolavori simbolo del Paese del Sol Levante. 

Stiamo parlando delle vedute raffiguranti Le 53 stazioni della Tōkaidō di Utagawa Hiroshige: immagini semplici ma rivoluzionarie, che con il loro fascino hanno contribuito a plasmare quell’immaginario sognante e suggestivo attraverso il quale, ancora oggi, guardiamo al Giappone e alla sua cultura.
Se siete curiosi di ammirare queste opere da vicino, dal 24 luglio al 29 novembre 2026 il Museo d’Arte Orientale di Torino ospita la mostra Paesaggi da sogno / Dreamscapes. Si tratta di un percorso espositivo immersivo e “cinematografico” che, attraverso una selezione di trentasei stampe appartenenti alla collezione UniCredit, trasporta il visitatore in una dimensione dove anche le scene di vita quotidiana e gli elementi naturali più essenziali suscitano meraviglia.

A completamento del percorso, le stampe di Hiroshige sono affiancate da una sella (kura) in legno laccato con decorazioni in oro e l’album fotografico Views of Japan di Felice Beato, entrambi provenienti dalle collezioni dei Musei Reali di Torino. Le opere, in un armonioso dialogo con l’esposizione principale, offrono materiale testimonianza dell’importanza e del fascino attribuiti all’esperienza di viaggio durante il periodo Edo.

Utagawa Hiroshige (1797-1858), Stazione n. 26 – Kakegawa, vista del Monte Akiba,
Giappone, 1832-1834, epoca Edo (Tokugawa), silografia su carta, nishiki-e.
Immagine su gentile concessione del Museo d’Arte Orientale di Torino.

La strada Tōkaidō, tra viaggi e commercio

La Tōkaidō (“la Strada del Mare Orientale”) era una delle più importanti vie di trasporto del periodo Edo (1603-1868). Già presente nel settimo secolo, la rotta postale e commerciale fu migliorata e ampliata da Tokugawa Ieyasu, al fine di collegare Edo (l’attuale Tokyo), sede del governo del suo shogunato, con Kyoto, la capitale dell’Impero.

Lunga 490 km e percorribile a piedi in circa due settimane, l’arteria stradale era dotata di cinquantatré stazioni di posta, luoghi di passaggio che permettevano ai viandanti di riposare, trovare cibo, alloggio in locande e ostelli e perfino nuovi sandali di paglia. Se in un primo periodo il percorso era attraversato principalmente dai signori feudali e i loro numerosi servitori, a partire dal 1800 la libera circolazione fu estesa a un numero crescente di persone – pellegrini, commercianti, ma anche comuni viaggiatori – e merci. 

È in questo contesto di grande interesse per il viaggio che nacquero e si diffusero i primi romanzi illustrati, le guide turistiche e, in generale, nuovi prodotti editoriali sul tema pensati per il grande pubblico. Anche Le 53 stazioni della Tōkaidō ricoprivano inizialmente questa funzione: accessibili a tutti – all’epoca costavano quanto una ciotola di ramen – le vedute di Hiroshige vennero stampate in numerose copie e distribuite come oggetti commerciali di grande successo. 
La riscoperta e la consacrazione di queste immagini come capolavori dell’arte avvennero soltanto durante la seconda metà del XIX secolo, quando la loro popolarità raggiunse l’Occidente.

Utagawa Hiroshige (1797-1858), Stazione n. 22 – Fujieda, cambio di uomini e cavalli,
Giappone, 1832-1834, epoca Edo (Tokugawa), silografia su carta, nishiki-e.
Immagine su gentile concessione del Museo d’Arte Orientale di Torino.

La rivoluzione di Utagawa Hiroshige

Perché, tra tante opere sul viaggio, soltanto i paesaggi di Hiroshige si trasformarono in un simbolo dell’arte giapponese? Le ragioni sono molteplici.

Innanzitutto, l’incisore e pittore proveniente dalla classe samurai non si limitò a descrivere il paesaggio in ogni suo elemento, bensì fu capace di coglierne l’essenza: delicata, sognante, sospesa nel tempo e, perciò, immortale.
Inoltre, Hiroshige integrò le caratteristiche dell’arte tradizionale giapponese con innovative tecniche provenienti dall’Occidente: dalla prospettiva centrale al formato orizzontale, dall’ombreggiatura al pigmento blu sintetico, perfetto per raffigurare vedute dominate da immense distese d’acqua.

Così – grazie alle intuizioni di Utagawa Hiroshige –l’espressione artistica divenne un modo per trasformare la quotidianità in qualcosa di straordinario, promettendo ancora oggi a chiunque la ammiri un viaggio pieno di incanto e sorprese

Utagawa Hiroshige (1797-1858), Stazione n. 31 – Arai, Scena con traghetto,
Giappone, 1832-1834, epoca Edo (Tokugawa), silografia su carta, nishiki-e.
Immagine su gentile concessione del Museo d’Arte Orientale di Torino.

Informazioni

Dove? MAO – Museo d’Arte Orientale, Via San Domenico, 11, Torino

Quando? Dal 24 luglio al 29 novembre 2026

Biglietti e prenotazioni: https://www.maotorino.it/it/evento/paesaggi-da-sogno-dreamscapes/

Ilaria Vicentini

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