La tradizione del pianto funebre
E se il modo in cui piangiamo i nostri defunti non fosse l’unico possibile, ma solo il risultato di un’antica tradizione del luogo in cui siamo nati? Se vi è capitato di perdere una persona importante, o di trovarvi a un funerale, avrete sicuramente vissuto una strana pressione nel mostrare dolore e compassione. Nella cultura occidentale, e in particolar modo in quella italiana, il pianto durante i funerali non è solo una reazione fisiologica, ma un preciso rituale con radici complesse e antichissime.
Le prefiche del Mediterraneo
La pratica del pianto funebre non era solo un’usanza, ma un vero e proprio mestiere, ormai pressoché scomparso. Già nell’VIII secolo a.C., nella zona del Sud Italia, le donne che svolgevano questa mansione erano designate con il termine di “prefiche“: tale pratica venne importata dai Greci, durante il lungo periodo di scambi commerciali nel Mediterraneo.
La nascita di un mestiere in Basilicata e in Sicilia
L’usanza di alimentare i funerali con strazianti lamenti è stata comune fino agli anni ’50 del Novecento, in diverse parti dell’Italia meridionale. Nella zona lucana, le prefiche (anche dette o piagnone), erano caratterizzate dall’abbigliamento nero e, di solito, partecipavano attivamente alla veglia del defunto, per celebrare la fragilità della vita e accompagnare il dolore della perdita. Le lacrime e lo strazio servivano da alleati per allontanare la morte e la paura di essa dalla comunità.
Anche i parenti, a turno, erano tenuti a mostrare il proprio dolore davanti alla bara, in modo tale da ricordare il defunto anche dopo il funerale. Questa performance, inoltre, non terminava con la fine del funerale, ma si protraeva per i mesi successivi: gli uomini si lasciavano crescere la barba incolta e le donne indossavano abiti neri, simbolo del lutto.
Anche nelle zone più povere della Sicilia contadina era molto diffusa questa pratica. Le donne — in special modo quelle che vivevano in famiglie particolarmente arretrate — venivano educate sin da bambine all’afflizione e, per sostenere economicamente la famiglia, erano disposte a disperarsi ai funerali in cambio di denaro: in questo caso venivano chiamate reputatrici. Esse simulavano canti e lamenti di lutto, si graffiavano il volto e si strappavano le vesti.
Un galateo del lutto
Sebbene queste pratiche siano quasi scomparse, la loro eredità è ancora impressa nel modo di vivere il momento funebre: è come se esistesse una sorta di galateo del lutto. Ancora oggi, durante un funerale, riteniamo che indossare abiti colorati, gioielli sfarzosi o mostrare un’eccentrica serenità sia sinonimo di indifferenza. Ma cosa accadrebbe se ballassimo intorno alla bara anziché piangerci addosso?
I funerali in Ghana: la morte come celebrazione pop
In Ghana e in alcuni paesi dell’Africa occidentale accade esattamente questo. Le cerimonie funebri sono celebrate con enorme cura e attenzione perché la morte segna il passaggio dell’anima (okra) dalla vita terrena al regno degli antenati (Nananom). Uno degli elementi che ha generato curiosità nell’immaginario occidentale è la figura dei pallbearers, ossia uomini dall’abbigliamento scuro che danzano mentre portano il feretro sulle spalle. Tali celebrazioni hanno acquisito crescente visibilità sui social media, trasformando i funerali ghanesi in veri e propri eventi mediatici, capaci di attirare molti turisti, curiosi di assistere a queste celebrazioni. Ad apportare un vero e proprio approccio pop a quest’usanza storica sono le celebri fantasy coffins, cioè bare artistiche realizzate dagli artigiani del luogo.

La storia del Ghana attraverso le bare
Dietro la realizzazione di queste bare si celano non solo attrazioni turistiche che animano l’estetica dei funerali ghanesi, ma anche storie uniche che raccontano di identità, colonizzazione, profondi mutamenti sociali, economici e soprattutto religiosi. Infatti, storicamente le popolazioni locali del Ghana non celebravano i funerali servendosi delle bare, ma fu una pratica introdotta dai colonizzatori europei e cristiani. Tuttavia, le popolazioni ghanesi sono riuscite a fare proprie queste pratiche imposte, trasformandole radicalmente, rifiutando l’estetica seria e asettica dell’Occidente.
Il grande mercato delle fantasy coffins
Dagli anni ’50 del Novecento questa pratica ha iniziato a prendere forma nelle botteghe artigiane. La prima tra queste fu quella dello scultore ghanese Seth Kane Kwei, dal quale ebbe inizio il grande mercato delle fantasy coffins. La prima opera realizzata fu una bara a forma di seme di cacao, commissionata da un capo villaggio, morto poco prima di vedere l’opera conclusa. Durante il corteo funebre la bara fu apprezzata e ammirata dal popolo ghanese. A seguito di altre realizzazioni di successo, cominciarono ad arrivare numerose richieste di feretri dalle forme più bizzarre. Ancora oggi, quest’eredità viene tramandata tra generazioni per portare avanti questo business, che ogni anno produce tra le 200 e le 300 bare.
La libertà di vivere il dolore senza codici sociali
Il netto contrasto tra le prefiche del Sud e le bare pop del Ghana vuole dimostrare che il modo in cui soffriamo non è universale, ma è un prodotto storico e geografico ben costruito. Se l’Occidente ha prediletto la logica del trauma e del dolore visibile, altre culture hanno scelto la continuità. Probabilmente, il vero galateo del lutto dovrebbe ricordare che la sofferenza è libera di manifestarsi a modo proprio.
Stefania Salemi
Fonti
Bongiolatti Greta, “Cos’è la Coffin Dance: la tradizione funeraria ghanese tra celebrazione, danza e spettacolo”, Geopop, 24 maggio 2025, ultima consultazione 16 giugno 2026, link: https://www.geopop.it/cose-la-coffin-dance-la-tradizione-funeraria-ghanese-tra-celebrazione-danza-e-spettacolo/
Istituto Enciclopedia Treccani, “Prèfica, s.f.”, Vocabolario online, ultima consultazione 16 giugno 2026, link: https://www.treccani.it/vocabolario/prefica/
Lacerenza Nicola, “Le prefiche, le donne pagate per piangere ai funerali, esiste ancora in Basilicata?” Daily Cases Magazine, 12 novembre 2017, ultima consultazione 16 giugno 2026, link: https://thedailycases.com/le-prefiche-le-donne-pagate-piangere-ai-funerali-esistono-ancora-basilicata/
Paternoster Renzo, “La vera storia dei necrofori danzanti che spopola sul web”, AlgraMà, 18 maggio 2020, ultima consultazione 20 giugno 2026, link: https://www.algrama.it/rubriche/la-vera-storia-dei-necrofori-danzanti-che-spopola-sul-web/




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