C’è stato un tempo in cui pianificare un viaggio significava tutt’altro, rispetto a ciò che è per noi oggi. Se vi siete mai confrontati a proposito di questo argomento con qualcuno nato prima degli anni ‘90, avrete sicuramente sentito parlare di pesanti guide cartacee – probabilmente redatte da un autore che, con ogni probabilità, aveva visitato quel posto tre anni prima –, mappe stradali che non si ripiegavano mai nel verso giusto e aneddoti divertenti su degli improvvisi fuori rotta.

shorturl.at/scV1h
Oggi, quel modo di viaggiare fa parte di un passato ormai remoto. Provate a chiedere a un nativo digitale (o anche soltanto a qualcuno nato negli anni di passaggio tra un’epoca e l’altra) come ha scelto la sua ultima meta di vacanza. La risposta raramente comprende una libreria o un saggio di geografia. Molto più probabilmente, il soggetto interpellato nominerà un video di quindici secondi su TikTok o un reel di Instagram, rigorosamente accompagnati da un brano indie in sottofondo, e salvati in una cartella chiamata “Travel inspo“.
E oggi invece?
I social non fungono più soltanto da “diario” in cui raccogliere foto che immortalano i luoghi dove siamo stati con l’effetto Retrica e la vignettatura nera intorno. Hanno piuttosto preso il posto tanto dell’agenzia viaggi quanto della guida cartografica, diventando il motore di ricerca che decide dove dobbiamo andare. Per non parlare dei film. Nella ricerca “2026 Set-Jetting Forecast” — effettuata da Expedia nel 2025 —, viene riportato un dato interessante. Durante la scorsa estate, infatti, l’81% tra individui appartenenti alle generazioni Gen Z e Millennial, avrebbe scelto la propria destinazione di vacanza basandosi su serie televisive o film.
Invece di partire all’avventura, entusiasti all’idea di andare fuori rotta come lo erano i nostri genitori, oggi ci muoviamo con precisione, seguendo le coordinate dettate da un algoritmo. Siamo passati dall’essere esploratori ad adattarci a una specie di “navigazione assistita”.
La bellezza a misura di scatto
Il primo e più evidente cambiamento riguarda il criterio di selezione dei luoghi. Se le vecchie guide premiavano la storia o la cucina tradizionale, adesso viene privilegiato un altro aspetto: vince la meta che cattura lo sguardo dell’utente, arrestando lo scrolling compulsivo. Il post deve essere simmetrico, ben saturato e, soprattutto, deve comunicare uno status.
Prendiamo il caso di Marsiglia. Da città a lungo snobbata dagli operatori turistici, è stata riscoperta e ribaltata fino a diventare la nuova capitale francese dell’overtourism. Borghi marinari e vicoli dimenticati sono improvvisamente investiti da ondate di visitatori, e non perché custodiscano un patrimonio storico inestimabile, ma perché identificate come lo scorcio perfetto per un reel.

https://shorturl.at/7Ovy8
Questa mutazione ha stravolto anche l’economia locale e la ristorazione. Infatti, non basta più servire un ottimo caffè o proporre una cucina eccellente per riempire i tavoli, bisogna piuttosto preoccuparsi di offrire anche una scenografia di contorno. Basti pensare che esistono agenzie di marketing specializzate nel trasformare esercizi commerciali anonimi in mete “instagrammabili”. Attraverso interventi di interior design, le agenzie si occupano di ricoprire le pareti di fiori finti, neon con frasi motivazionali e di fornire tazze dalle forme particolari.
L’esperienza azzerata
Il paradosso più grande di questa transizione è che, nel tentativo di inseguire il “posto segreto” scoperto dal creator di turno, si finisce per omologare l’esperienza di milioni di persone. E non ne rimaniamo nemmeno mai sorpresi, troppo attenti a non finire fuori rotta rispetto ai piani digitali.
Quando un angolo di strada diventa virale, si innesca una psicosi turistica. La folla si riversa sul posto, si crea una coda chilometrica per scattare la stessa foto fatta da altri mille utenti, e poi via a casa. Arrivati a questo punto, viene da chiedersi: esiste ancora uno spazio per la sorpresa genuina, per il fuori programma che non sia stato approvato prima da un milione di visualizzazioni?
Uscire dal loop
Cancellare i reel salvati non è la strada giusta. Ci sono delle piccole idee per resistere all’omologazione: girare l’angolo ed entrare nella via parallela a quella fotografata da tutti, per esempio. Oppure passare almeno mezza giornata del viaggio con il telefono nello zaino, preferire un caffè bevuto in un bar di periferia con i tavolini traballanti e il barista scontroso (che, di certo, ti lascerà un ricordo mille volte più vivo, umano e divertente rispetto al locale rosa tutto neon). Forse la vera sfida per chi viaggia oggi è imparare di nuovo ad andare fuori rotta e accettare il rischio di perdersi.
Tecla Di Maria
Fonti
Expedia, Expedia predicts Set-Jetting surge: Gen Z and Millennials drive screen-inspired tourism in 2026, 15 ottobre 2025, ultima consultazione: 6 settembre 2026, link: https://shorturl.at/PGeDy.
Mary Fitzgerald, “From maligned second city to Insta magnet: Marseille is France’s new capital of overtourism”, The Guardian, 28 agosto 2026, ultima consultazione: 6 settembre 2026, link: https://shorturl.at/XUv7a.




Rispondi