Aerenica: fare moda (sposa) ai piedi della Mole. L’intervista con Nicole Cavallo (parte 2)

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Nata a Saluzzo, classe 1996, Nicole Cavallo è una giovane imprenditrice piemontese, che ha fatto di Torino la sede del suo brand sposa, Aerenica: la sua azienda indipendente è nata nel 2024, a seguito della sua pluriennale esperienza in Pronovias e, in particolare, in Nicole Milano, l’attività fondata dai suoi genitori, Carlo Cavallo e Alessandra Rinaudo nell’anno della sua nascita. Come già menzionato nella prima parte della nostra intervista (+ link), Nicole ha avuto l’intuizione di portare la moda sposa sui social, introducendo sulle piattaforme qualcosa di unico, al fine di dare i migliori consigli alle spose, e continua a farlo ogni giorno attraverso il suo nuovo brand. Un marchio che si sposa perfettamente con il suo stile, ma che vuole essere per tutte le spose, inserito nella cornice di Torino, una città non sempre facile per la moda. Ce ne parla la fondatrice stessa in questa seconda parte della nostra intervista.

Come definiresti lo stile di Aerenica?

Presso Aerenica facciamo abiti dallo stile raffinato ed elegante. I vestiti sono caratterizzati anche da uno stile contemporaneo, nel senso che non sono eccessivamente romantici; prediligiamo, inoltre, la scelta dei materiali e della modellistica interna. Detto questo, cerco di creare abiti per tutte, perché il mio obiettivo è quello di accontentare il gusto di ogni ragazza, rispettando tuttavia il nostro codice estetico.

Foto scattata dalla redattrice Alessandra Picciariello

Uno degli ultimi abiti da sposa che hai realizzato è stato quello di Ida Di Filippo di Casa a Prima Vista. Che emozione è stata?

Ida è venuta da me in quanto sposa, quindi l’ho trattata come trattiamo tutte le altre nostre clienti. Ci siamo trovate molto in sintonia, perché è una persona di gran cuore, proprio come si vede in TV: simpatica, genuina, rispettosa del lavoro altrui (che non è scontato). Abbiamo provato alcuni abiti e le ho detto che avevo capito cosa desiderava. Non avevo l’abito, perciò l’abbiamo creato e, al nostro appuntamento successivo, era pronto. Lei si è fidata al 100%: il vestito le è piaciuto tantissimo. Con il secondo abito è andata allo stesso modo.

Quest’anno ti sei sposata anche tu. Com’è stato poter realizzare i tuoi abiti da sposa con tua mamma?

A dire la verità, li ha fatti mia mamma, io non ho realizzato nulla. L’unica cosa che ho scelto, in accordo con lei, è stata il pizzo. Sapevo di desiderare un abito in pizzo, però volevo qualcosa che superasse la semplice estetica e che avesse anche una storia. Un giorno sono andata a una fiera di tessuti in cui andiamo sempre, Milano Unica, e ho visto questo pizzo che mi è subito piaciuto tantissimo: è stato un colpo di fulmine. Mi sono informata meglio e ho scoperto qualcosa di incredibile: l’azienda da cui proveniva questo pizzo deteneva gli ultimi tre telai al mondo dell’Ottocento che fanno la Dentelle de Lyon. Quindi, io ho scelto il pizzo, ma lo stile è stata una creazione di mia mamma: un giorno, infatti, sono andata in sartoria e lei mi ha fatto trovare la gonna, chiedendomi se mi piacesse; quello successivo, il corpino era già stato impostato, ma abbiamo poi deciso insieme se aggiungere le maniche o no. È stata lei a scegliere i gioielli di famiglia, che mi ha donato. Il dipinto sul corpino, invece, è stata una scelta successiva.

Foto scattata dalla redattrice Alessandra Picciariello

Il tuo brand ha sede e atelier a Torino. È possibile, quindi, portare avanti un’impresa di moda a Torino? O sarebbe stato più semplice a Milano?

In senso oggettivo, in termini imprenditoriali, ci sono dei dati di fatto da considerare. Innanzitutto, il bacino d’utenza, che a Milano è più grande, l’attrazione di un pubblico internazionale, che Milano ha e Torino no, poi la posizione geografica, la quale avvantaggia Milano, percepita come più facilmente raggiungibile dal resto d’Italia rispetto a Torino. Noi, ad esempio, abbiamo tante spose che vengono dalla Lombardia. È possibile fare un business a Torino. Per me è stato giusto così, perché mettere su un’azienda di abiti da sposa non è facile, è molto costoso e ha una logistica incredibile. Di certo, il fatto di aver aperto in un posto un po’ più protetto mi ha permesso di iniziare con il piede giusto e, di conseguenza, di lavorare bene. Se avessi aperto la mia sede a Milano, sarebbe stato molto più difficile. A Torino, comunque, c’è una bellissima clientela, e ho trovato uno spazio di cui mi sono innamorata subito.

Foto scattata dalla redattrice Alessandra Picciariello
Foto scattata dalla redattrice Alessandra Picciariello

Che consiglio daresti alle e ai giovani che vogliono intraprendere il tuo percorso?

Di essere consapevoli, non tanto dell’impegno – perché chi fonda un’azienda sa che essa diventa un sodalizio a tutti gli effetti, a cui ci si deve dedicare interamente – ma di quello che si sta facendo, della responsabilità che si ha nel momento in cui dal proprio operato dipendono anche altre persone, intere famiglie. Bisogna essere coscienti anche dei costi che si devono affrontare, perché la moda, in particolare la produzione, rispetto a un’azienda tech o di servizi, ha dei costi iniziali importantissimi al giorno d’oggi, soprattutto per quanto riguarda il Made in Italy. Il consiglio che mi sento di dare è quello di fare dei piccolissimi passi ed essere pazienti, poiché tutti e tutte prima o poi riescono a raggiungere i loro obiettivi.

Alessandra Picciariello

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