L’arte a Susa: un viaggio tra Torino e Berlino.

di Giulia Bobba

“Il viaggio è, propriamente, l’esperienza del nuovo. Si vive realmente, dunque, solo da viaggiatori e naviganti dell’esistenza” -Michele Bramante

Nella suggestiva cittadina di Susa, a circa 50 km da Torino, si è aperta il 6 dicembre la mostra d’arte contemporanea Viaggio in Germania – Cahier de voyage Torino/Berlino, organizzata dall’associazione Necks, con la collaborazione della Regione Piemonte, della Città di Susa e della fondazione CRT, curata da Michele Bramante.
Tra ricordi di un antico splendore vissuto tra le stradine lastricate della città, rimangono testimonianze tangibili, come pietre miliari della storia passata di lì, il castello della contessa Adelaide, che troneggia in cima alla collina, un autentico altare celtico del VII secolo a.C. , l’Arco di Augusto (9-8 a.C.), pegno d’alleanza tra i Cozii e Roma, l’anfiteatro e l’acquedotto.
Ma Susa si fa, per l’occasione, portavoce di uno spirito di rinnovamento, accostando la storia alla modernità, la tradizione all’ avanguardia, ospitando una mostra che di storico e tradizionale ha ben poco, se non l’appuntamento ormai consolidato a fine anno.
Partendo da una breve introduzione, tenuta dal sindaco Sandro Plano e dall’ assessore alle politiche culturali Antonita Fonzo all’ interno della Sala Consiliare, gli ideatori e creatori della mostra, Paolo Facelli e Michele Bramante, ci accompagnano in questo viaggio alla scoperta di un mondo parallelo, di artisti tedeschi e italiani, che con la loro arte hanno capovolto e stravolto vecchie consuetudini. Si parte dal presupposto che il tema ispiratore della mostra è il prossimo gemellaggio tra Torino e Berlino del 2015, e che il filo conduttore tra le opere e il tema è il viaggio tra la Germania e l’Italia, esemplificato dal celebre viaggio del giovane Goethe, sceso nella culla del classicismo, a partire dal 1786, per intraprendere il Grand Tour che per i giovani aristocratici e i nuovi borghesi dell’epoca, rappresentava un precetto di formazione imprescindibile, alla ricerca di un’ideale neoclassico di perfezione e disciplina creativa. Oggi, al contrario, è la Germania la meta prescelta da tanti italiani in cerca di esperienze e novità, almeno quanto allora lo era l’Italia per i tedeschi. Così ci immergiamo nel cammino degli artisti che tanta strada hanno fatto per arrivare al loro traguardo e oggi, con noi, ne condividono il frutto.
Ed è proprio di questo che si parla: del viaggio. Un viaggio che ci porta dalla sala del Comune alla sede dell’ex tribunale della città, come per farci percepire direttamente la sensazione di necessità di spostamento, per liberare la forza creativa dell’artista che ricerca nella frenesia del viaggio l’ispirazione. Un percorso che trascende dal reale e si cala nell’immaginario, cerca mondi nuovi, spazi inconsueti, dimensioni al di fuori del conosciuto, insospettabili angolazioni dell’inconscio. Un viaggio che diventa ricerca, una ricerca che diventa desiderio e un desiderio che diventa smarrimento. E’ un turbinìo di emozioni, pensieri, sensazioni, quello in cui siamo travolti dalle magistrali spiegazioni del curatore, mentre mette a nudo, di fronte al pubblico, i più intimi pensieri ed intenti degli autori delle opere in scena.
Così sfrecciamo nello spazio e nel tempo, tra una sala e l’altra dell’edificio, incontrando artisti come Michele Guaschino, Julia Krahn, Paolo Maggis e Antje Rieck che, nei loro peregrinaggi tra i due Paesi, hanno trovato e perduto sé stessi, ricreato mondi, figure, reinventato spazi, rielaborato messaggi che solo un’indagine introspettiva, psicoanalitica ed elaborata può tentare di trasmettere ed incarnare.
Ecco allora che ogni opera, dipinto, scultura, appare chiara ed ogni identità definita; il messaggio viene trasmesso ed il pubblico è rapito dalla profondità dell’interpretazione. Quando, a prima vista, non si poteva assolutamente immaginare una così estranea visione del soggetto, ora è tutto definito, logico, quasi ovvio, e lo spettatore si stupisce di come non abbia potuto capire fin da subito un significato così evidente. Ma questo è un viaggio, un ribaltamento, una scissione tra occhi e mente, una scoperta che può essere apprezzata solo se qualcuno ci prende per mano e ci aiuta a capirla. Un viaggio che, fisicamente e metaforicamente, ognuno di noi inizia con l’autore al primo incontro con la sua opera e termina da solo, quando ne realizza il significato. E ci lascia un senso di inquietudine, quasi di malinconia, come un buon libro appena finito di leggere, o il ritorno a casa dopo essere stati via a lungo, quando finisce la spiegazione, le luci si riaccendono, l’atmosfera svanisce e si ritorna alla realtà.
La mostra è aperta fino all’ 11 gennaio 2015, presso l’ex tribunale di Susa, via Palazzo di Città 36. E ne vale davvero la pena.

“…si unisce all’emozione di un’avventura, all’attesa dell’ignoto, all’eccitazione dell’imprevisto, dell’estraneo, della scoperta, che marcano le loro impronte nella coscienza del viaggiatore durante la sua esperienza, per trasformarla. (…) il viaggio e la vita avrebbero in comune anche una destinazione finale, il loro nome diventa invece poesia (…)”                              -Michele Bramante

Fonti: http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=20685

http://blog.turismotorino.org/scopri-torino-provincia/citta-susa/

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