L’esplorazione dello Spazio: dalla Pellicola alla Realtà.

apollo

Da sempre l’uomo guarda al cielo con adorazione, stupore e curiosità. Gli astri sono stati adorati fin da tempi antichi come divinità, sono stati visti come muti testimoni delle romantiche vicende d’innumerevoli amanti, ma anche come un luogo altro, nuovi mondi da conoscere ed esplorare.
Prendiamo ad esempio La Storia Vera, fantasiosa, surreale, ironica opera narrativa in due libri scritta per svago da Luciano di Samosata, esponente del sofismo, nel secondo secolo d. C.

 

Nella suddetta, abbiamo una fantasiosa descrizione del suolo lunare, sul quale l’autore e i suoi compagni sbarcano quando, durante una spedizione oltre le colonne d’ercole, una tempesta scaglia la loro nave ad un’altezza incredibile. In seguito i nostri si troveranno coinvolti nella guerra tra i popoli della luna e del sole. La descrizione della luna e dei suoi abitanti, i Seleniti, sconfina ampiamente nel surreale, fedele alla premessa dell’autore, fatta nel prologo, ovvero che la sola verità contenuta nei due libri che comporranno l’opera, è l’assoluta falsità dell’intera vicenda.
Altri si cimentano nei secoli a narrare un esplorazione dello spazio su carta e penna, su tutti mi concedo di citare Ludovico Ariosto, che nei canti dell'”Orlando Furioso” ritrae la luna come deposito del senno degli uomini. Secoli dopo,  Jules Verne, con “Dalla Terra alla Luna” e “Intorno alla Luna”, e H.G. Wells, con “I primi uomini sulla luna”, si cimentano nel raccontare potenziali storie di esplorazione del candido satellite.
Proprio da questi ultimi due arriva l’ispirazione che spingerà Georges Méliès a girare nel 1902 “Viaggio nella Luna”, film muto in bianco e nero, ad oggi ricordato come il Primo film di fantascienza della storia. L’avveniristico viaggio viene rappresentato con inquadrature fisse e abbondante uso di trucchi di scena, con la creazione e la messa in opera dei primi effetti speciali, mostrando già qui il profondo legame tra il raccontare una storia di esplorazione e ricerca, e lo sperimentare creando, a propria volta, nuovi strumenti e nuove tecniche. La scena del volto umanizzato della luna, sul cui occhio si schianta la navicella dei protagonisti, è divenuta nel tempo una scena importante nella storia del cinema.

La scena della

Ma sparare la navicella verso il cielo come un proiettile non divenne da fantasiosa teoria una reale pratica.
Già l’anno dopo, nel 1903, la pubblicazione dell’Equazione del razzo di Ciolkovskij getta le basi per la moderna concezione del razzo. Sarà Fritz Lang, nel 1928, a portare queste nuove tecnologie all’attenzione del pubblico cinematografico, in “Frau Im Mond”, nel quale si avvale della consulenza di pionieri della missilistica come Hermann Oberth e Willy Ley, e cerca di rappresentare un plausibile viaggio nello spazio. Ancora oggi, più che per il debole intreccio drammatico, il film viene ricordato per il taglio documentaristico con cui viene presentato il viaggio spaziale. Curiosamente, si deve alla volontà del regista di aggiungere carica drammatica alla scena della partenza, l’idea del conto alla rovescia antecedente al decollo del razzo, ormai procedura normale di ogni lancio.
Negli anni trenta il filone dell’esplorazione spaziale cede il passo a un tipo di fantastico più legato all’orrore, nonché a temi catastrofici, tralasciando l’esplorazione. Bisognerà attendere la seconda metà del decennio per avere un ritorno al viaggio spaziale, con la trasposizione su pellicola dei personaggi fumettistici di Flash Gordon e Buck Rodgers, che nei rispettivi serial cinematografici iniziano a delineare i canoni della “Space Opera”, seppur rimanendo un genere di nicchia rispetto alla produzione dell’epoca. Un ulteriore battuta d’arresto arriva con la seconda guerra mondiale, che porterà alla ribalta l’altra faccia della scienza, il dramma della conoscenza usata non per esplorare, ma per distruggere.
Passato l’orrore, inziata la ricostruzione, la fantascienza riesce finalmente a uscire dalla nicchia di genere in cui è cresciuta, passando da riviste di settore a coprire l’intero spettro mediatico, sbarcando anche sulla neonata televisione. Restando nell’ambito del cinema abbiamo, primo tra tanti film che iniziarono un genere, Uomini sulla Luna (Premio Oscar 1951 per i migliori effetti speciali), che rilancia il tema della conquista e dell’esplorazione spaziale al grande pubblico, mostrando ancora una volta un allunaggio che cambia nei dettagli tecnici, ma non troppo nella sostanza rispetto a quanto si vedrà vent’anni dopo. Da qui parte un intero genere, con troppi titoli per poterli citare, in cui lo spazio la fa da padrone.
Nel 1957, la finzione si avvia a concretizzarsi. Inizia la Corsa allo Spazio: nel teso scenario della Guerra Fredda, gli Stati uniti D’America e l’Unione Sovietica iniziano a rincorrere l’uno i progressi dell’altra, mettendo in orbita dapprima satelliti, poi, negli anni ’60, animali ed esseri umani.
Grandi successi, spettacolari e tragici fallimenti, mentre il cinema e la letteratura fantascientifica cominciano ad affrancarsi dal prodotto di massa, per acquisire dignità artistica. La Nouvelle Vague nel cinema e la New Wave della letteratura fantascientifica spostano l’obiettivo sull’uomo, sull’introspezione, usando il futuro come scenario di considerazioni filosofiche e politiche.
Nel 1968 esce quello che secondo molti è il capolavoro della fantascienza dell’epoca, pietra di paragone di ogni futura opera che affronterà il tema del viaggio spaziale e dell’esplorazione. Stiamo parlando di “2001: Odissea nello Spazio” di Stanley Kubrick, un connubio di precisa descrizione del mondo futuro che fa da sfondo alla vicenda, evoluzione tecnica nell’uso degli effetti speciali, ma anche di enorme potenza immaginifica. Un film la cui visione spinge a riflettere sull’uomo e sulla sua natura, sul suo posto nell’universo.

L’anno dopo, l’America vince la corsa. Il 20 luglio 1969,in diretta televisiva sotto gli occhi di 600 milioni di persone, Neil Armstrong e Buzz Aldrin camminano sulla luna, mentre Michael Collins, terzo membro dell’equipaggio li attende in orbita, a bordo del modulo di comando “Columbia”, chiamato così in onore del cannone da cui viene sparata la navicella nei romanzi di Jules Verne di un secolo prima. In un certo senso, da qui l’idillio si spezza.
Tra il 1969 e il 1975 ci sono altre missioni sulla luna, ma ormai la gara con l’unione sovietica si è conclusa, e i costi si fanno sentire. La NASA decide quindi di chiudere il programma con Apollo 17, rinunciando ad altre tre missioni originariamente previste e ancora da eseguire. Anni dopo, il mancato disastro di Apollo 13 sarà oggetto di un film, invertendo quindi i ruoli, con la realtà ispiratrice alla finzione.
Progetti successivi, che puntavano a un esplorazione di Marte entro gli anni ’80, vengono accantonati e la nuova flotta di navette Americane e Sovietiche rinuncia a salire oltre la bassa orbita terrestre. Certo, ci sono le sonde Voyager, che ancora proseguono il loro viaggio e stanno lasciando il sistema solare verso l’ignoto. Certo, ci sono state negli anni varie stazioni orbitali, avamposti scientifici e di ricerca. Su tutte l’ancora presente ISS, una stazione nata da una collaborazione internazionale, a suo modo una piccola utopia di pace e unità. Certo, la fantascienza continuerà a sognare di mondi lontani, di viaggi più veloci della luce, di altre forme di vita. Ma il 2001 arriva, e non c’è nessuna astronave della Pan-American Airlines a ormeggiare in orbita lunare, sulle note di Strauss. C’è solo una stazioncina con sei persone a 400 km dal suolo terrestre, e non si sale oltre. Addirittura, dopo una carriera funestata da due gravi incidenti ed altri problemi, lo Shuttle americano viene ritirato senza che sia pronto alcun sostituto. I vincitori della corsa allo spazio devono chiedere un passaggio per i propri astronauti a bordo delle capsule dei rivali sconfitti.
Sembra che tutto stia finendo. Ma non è detta l’ultima parola. Una spinta arriva dai privati. Google indice un’amichevole gara mettendo in palio un premio in denaro per un allunaggio organizzato ed eseguito da privati. La Virgin Galactic, del magnate miliardario Richard Branson, comincia a pubblicizzare la possibilità di portare passeggeri in brevi voli fuori dall’atmosfera. Un’altra, dalla nuova generazione di tecnologie che stanno venendo sperimentate. E da ricerche che cominciano ad intravedere una via per il viaggio interstellare ad alta velocità.
Nel frattempo, il cinema ritorna a guardare allo spazio con gli occhi dei pionieri e degli esploratori.
Esce Interstellar. Non sarà questa una critica al film, cosa che richiederebbe un articolo a parte, né si può dir troppo senza rovinare l’esperienza a chi ancora vuole vederlo. Ma tutto di questa pellicola rappresenta un atto d’amore verso il concetto dell’esplorazione, dell’andare dove nessuno abbia ancora messo piede. C’è un tocco di nostalgia, di citazione ai grandi risultati del passato, tanto grandi che ad alcuni non si vuole credere. Ma c’è anche l’enorme rivoluzione del progresso, delle nuove scoperte. Per rappresentare in maniera convincente l’estetica di un buco nero e di un wormhole nel film, si sono ottenuti dati che potrebbero far avanzare le ricerche reali nel campo. Di nuovo, il cinema e la scienza s’incontrano, collaborano, si fondono e si supportano.
E in questo stesso anno, La NASA completa il primo volo di Test (per ora senza equipaggio) della capsula Orion. Reminescente dell’Apollo anche nelle forme, il nuovo mezzo raggiunge nel suo primo viaggio quote che rimanevano inviolate da decenni.

Il lancio dell'Orion. (Fonte: NASA)

Un primo passo. Per tornare sulla luna, per raggiungere Marte. Per stabilire su entrambi basi permanenti. Per far uscire poco alla volta il genere umano dalla sua culla, la Terra, e vivere nell’universo. Chissà che riusciranno a inventarsi come fantascienza, quando quel che oggi riteniamo tale sarà realtà.
Non ci metteremo poco. Probabilmente intere generazioni. Forse non lo vedrò io, e nemmeno voi che mi leggete. Ma quel futuro sta nascendo. Oggi.

di Mauro Antonio Corrado Auditore

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