Lizzie Siddal: la vita diventa opera d’arte

Aertwork rappresentante Lizzie
Artwork rappresentante Lizzie Siddal

La mostra tenutasi dal 19 aprile al 13 luglio 2014, presso Palazzo Chiablese, ha permesso ai torinesi, ma non solo, di entrare in contatto con “l’utopia della bellezza”, rappresentata dalla confraternita dei Preraffaelliti. Nata in Gran Bretagna e attiva durante la seconda metà dell’Ottocento, questa corrente artistica è caratterizzata dall’esaltazione di ideali di bellezza ormai lontani e dal ricordo nostalgico delle ispirazioni pittoriche precedenti all’epoca di Raffaello. Le rappresentazioni, a sfondo prevalentemente religioso e biblico, con l’ampio utilizzo di decori floreali e simboli, vedono la presenza di atmosfere utopiche e figure femminili, spesso rappresentate come angeli o muse ispiratrici.

Proprio questo ideale ha portato alla consacrazione di una delle figure più emblematiche e affascinanti della storia di questo movimento: Elizabeth “Lizzie” Siddal. Poetessa e donna di raro fascino, prima amante e poi moglie di Dante Gabriel Rossetti, Lizzie si è dimostrata, fin dalle origini del movimento, l’incarnazione vivente dell’ideale di bellezza dei Preraffaelliti. Scoperta da Walter Deverell, è stata impiegata come modella in moltissime opere, tra cui la famosissima “Ophelia” annegata di Millais. In seguito sono nate diverse leggende intorno alla sua figura. Alcune voci raccontano, infatti, che la prematura morte fosse stata causata proprio dal suo lavoro come modella, essendosi  ammalata di bronchite in seguito alle lunghe ore distesa in una vasca per simulare l’annegamento. Il pessimo stato di salute e la depressione per la nascita di un figlio già morto, l’avrebbero portata al suicidio con una fiala di laudano, a soli trentatré anni. Si narra, poi, che Dante Gabriel Rossetti, sconvolto per la scomparsa della moglie, avesse seppellito insieme al suo corpo alcune poesie. Pentitosene presto e desideroso di pubblicarle, avrebbe tentato di tornarne in possesso e, riesumando Lizzie, l’avrebbe ritrovarla perfetta e bellissima come in vita, avvolta dai lunghi capelli rossi che non avevano smesso di crescere.

Oltre alla presenza costante e le forte influenza all’interno della confraternita dei Preraffaeliti, Lizzie Siddal vanta un’interessante carriera artistica in cui possiamo ritrovare poesie eleganti e di rara raffinatezza e alcune opere figurative, tra le quali diversi autoritratti. Confrontandoli con le opere degli uomini della confraternita è subito evidente come la rappresentazione della sua figura fosse molto diversa, quasi a voler annientare la visione angelicata che questi avevano di lei. Il volto appare meno dolce e i lineamenti, più marcati e spigolosi, vanno a dipingere una figura molto meno “femminile” rispetto a quella degli artisti che l’avevano rappresentata.

La sua figura appare, perciò, come icona di un intero movimento artistico e testimonia in modo molto chiaro l’importanza fondamentale della donna all’interno della storia dell’arte. Lizzie Siddal, però,  non è solo questo;  la donna, infatti, si è dimostrata in grado di esprimersi lontano dalla confraternita, quasi rifiutando l’immagine che questa ne faceva di lei e imponendosi come personalità artistica a sé stante, in un periodo durante il quale le donne non potevano avere un ruolo importante all’interno della società e la loro presenza nel campo delle arti, sia in vesti di autrici, sia di soggetti raffigurati, era considerata in modo molto negativo. I suoi componimenti e il desidero di sviluppare una propria personalità hanno dimostrato il suo carisma e il suo talento, allontanandola dalla tradizionale idea di musa che, passivamente, lascia il processo creativo in mano ad un altro artista. La sua storia può essere vista, perciò, come un tentativo di emancipazione all’interno della società vittoriana ed un breve episodio che rappresenta, però, la forza e la passione di questa donna circondata dal mistero. Una storia tragica ma assolutamente moderna, che dipinge una figura femminile forte, quasi in fuga dalla società nella quale è inserita.

di Alessia Alloesio

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