Perché leggere Dostoevskij?

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                                                                                                                                            di Maria Beda

“Poi accadde. Una sera, mentre la pioggia batteva sul tetto spiovente della cucina, un grande spirito scivolò per sempre nella mia vita. Reggevo il suo libro tra le mani e tremavo mentre mi parlava dell’uomo e del mondo, d’amore e di saggezza, di delitto e di castigo, e capii che non sarei mai più stato lo stesso. Il suo nome era Fëdor Michailovič Dostoevskij. Ne sapeva più lui di padri e figli di qualsiasi uomo al mondo, e così di fratelli e sorelle, di preti e mascalzoni, di colpa e di innocenza. Dostoevskij mi cambiò. L’idiota, I demoni, I fratelli Karamazov, Il giocatore. Mi rivoltò come un guanto. Capii che potevo respirare, potevo vedere orizzonti invisibili.” ( John Fante)

Non mi metterò qui a descrivervi l’animo irrequieto di questo autore, né il suo genio. Non mi metterò, tanto meno, a parlarvi della sua esistenza tormentata: di questo potete benissimo informarvi voi stessi. Qui, piuttosto, analizzeremo un altro problema: perché, oggi, dobbiamo leggere Dostoevskij?

Nei suoi romanzi sono sparsi pensieri che, al momento della pubblicazione e della diffusione delle opere, i contemporanei di Dostoevskij non compresero. I lettori dell’epoca non hanno creduto né ai “Demoni”, né a “L’adolescente”, né a “I fratelli Karamazov”, né al “Diario di uno scrittore”. Solo molti anni dopo in Russia iniziarono a dire che tutto era successo esattamente come lui aveva previsto: dopo la rivoluzione del 1905, prima e durante l’anniversario quinquennale della rivoluzione nel 1917.

In “Delitto e castigo” l’eroe pensa che l'<<omicidio giusto>> sia lecito e, circa dieci anni dopo l’uscita del romanzo, lo penseranno anche i rivoluzionari russi. Essi decideranno infatti che anche il Terrore sia lecito e che sia necessario, anzi, inevitabile, commettere l’ultimo, il più importante omicidio, quello che porrà fine a tutti gli altri omicidi. Raskol’nikov e gli altri terroristi russi saranno, da questo momento, inesorabilmente legati. Ebbene, questo legame non era così palese quando il romanzo era stato scritto, ma ben presto lo divenne. Mentre è ancora in vita, verso la fine del 1870, Dostoevskij avrà l’occasione di vedere con i propri occhi una pleiade di  Raskol’nikov prendere vita nella realtà, di vedere che cosa sia davvero un <<omicidio giusto>> e che cosa comporti il Terrore russo.

Quando il romanzo “I fratelli Karamazov” uscì, nessuno in Russia lo ritenne più importante di una semplice “storiella di una famiglia”; ma questa “storiella”, in realtà portava già in sé un allarme, l’allarme di un pericolo imminente che avrebbe travolto l’intero paese. Il romanzo è da leggersi come un avvertimento: l’odio dei fratelli, ossessionati dalla brama di uccidere il padre, che strazia le loro  anime e che si sta diffondendo nel mondo.

Ne “L’ idiota” invece, il protagonista è estremamente buono, onesto e desideroso di aiutare tutti, di scaldare e di accogliere tutti sotto la sua ala protettrice ma, nonostante tutto, ciò porta solo dolore e sofferenza alle persone che egli vorrebbe aiutare. Accanto a quest’anima pia, infatti, le persone vanno in rovina. E’ a questo che porta il Bene, nel mondo di Dostoevskij. Il Bene riesce a sconfiggere il Male, se ci riesce, solo per un periodo tragicamente breve. E nel mondo reale è estremamente difficile, se non impossibile, per una persona veramente buona e onesta vivere come tale.

Ne “L’ adolescente” la massima aspirazione dell’eroe, un giovane di venti anni , è quella di diventare esageratamente, totalmente ricco. Essere il più ricco di tutti i banchieri e, di conseguenza, il padrone del mondo intero, è il suo sogno. Purtroppo il ragazzo deve rinunciare a questa sua idea perché egli non riesce a fare a meno di notare e di essere partecipe delle sofferenze altrui: si sente in dovere di aiutare il prossimo. Deve condividere quello che ha, dare una mano ai bisognosi, difendere dei poveri orfani. Il sogno del protagonista fallisce perché il ragazzo non riesce proprio a essere un insensibile spilorcio senz’anima.

Infine, i “Demoni” sono contemporaneamente un’opera letteraria, metafisica, romantica e drammaticamente realistica. Niente di Dostoevskij passa di moda, niente dei suoi romanzi ci fa pensare che siano fuori epoca. Ci piace pensare, anzi, che Dostoevskij sia un nostro contemporaneo. Niente di più sbagliato in realtà: egli ci ha superati tutti.

A che cosa serve, allora, leggere Dostoevskij? Sinceramente, non credo che il concetto di utile sia applicabile. Dostoevskij è vita: se si vuole sbirciare negli abissi dell’animo umano, se si vuole comprendere che cosa stia accadendo al mondo e a noi stessi, allora egli ci è indispensabile. Una persona che si sia formata  leggendo Dostoevskij, che sia passata attraverso i suoi romanzi, può dirsi preparata ad affrontare quello che c’è là fuori e riesce a comprendere meglio sé stessa. Una individuo tale riesce subito a riconoscere chi gli sta dinanzi: un idiota, un giocatore o un demone. E voi, chi siete?

(ispirato da “Le profezie di Dostoevskij” di Ludmila Saraskina e Oxana Golovko)

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Luigi ha detto:

    Salve. Premetto che leggere Dostoevskij per me , inizialmente era difficile e addentrarmi nei suoi pensieri l’era ancor di più. Forse lessi delitto e castigo in uno stato confusionale pari a quello del protagonista e ne risultò una comprensione alquanto frammentata. Successivamente perseverai nelle letture e ne fui catturato come in una ragnatela. I personaggi , mi resi conto, mi appartenevano. La prospettiva del mondo era tale alla sua, vedevo visi ed immaginavo anime, la mia mente spazziava nei vari tipi e tutto era più chiaro. Vedevo ora intorno a me tanti protagonisti dei suoi racconti, identificavo soggetti ed apprezzavo sfumature.
    Il viaggio con Fëdor iniziava e la psicologia della mente umana si rispecchiava nelle tante persone del mondo.

    Mi piace

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