Claudio Bianconi e le sue Apparenze

Claudio Bianconi

Il suo lavoro lo porta ad occuparsi di tutt’altro, ma oggi ci parlerà del suo libro. Le attività creative sono sempre stata per lui una fuga dalla quotidianità: prima aspirante musicista, poi inseguendo, o lasciandosi inseguire da una passione per la scrittura che dura da dodici anni, Claudio Bianconi, scrittore romano, è diventato il vincitore del Concorso Letterario Walter Mauro e ha pubblicato il suo primo romanzo, Le Apparenze, un giallo ambientato a Roma.

Il tuo libro Le apparenze ha vinto la prima edizione del concorso letterario Walter Mauro, e ora stai girando l’Italia per la promozione: hai sempre sognato tutto ciò o è stata un’occasione casuale nella tua vita?
Francamente sì; ho sempre dedicato del tempo a qualche attività creativa, prima soprattutto attraverso la musica componendo musiche e testi per le mie canzoni, anche perché con la chitarra ero troppo schiappa per suonare quelle dei miei cantanti preferiti (Ride). Ho iniziato a scrivere romanzi seriamente e con costanza da circa dodici anni, ma ho sempre letto di tutto, in particolare Gialli; quando cominci a scrivere, lo fai senza pensare troppo al dopo. Poi, quando ti trovi a metà, diventa una sfida, riuscirò mai a scrivere la parola “fine”? Nel mio caso la risposta è stata positiva: sono anche molto caparbio (Ride ancora).

Come è nata l’ispirazione per il tuo libro?
Diciamo che è nato tutto da un sogno. Sia “Le apparenze” che altri manoscritti ai quali sto lavorando sono nati da un fattore scatenante e non studiati a tavolino: certe storie hanno voglia di farsi raccontare, a quanto pare. In questo sogno vivevo una situazione angosciante, uno stato d’animo che volevo ricreare usando la scrittura. Volevo portare il lettore a chiedersi: “cosa farei io, se fossi accusato di un terribile crimine e sapendomi innocente? Mi lascerei andare agli eventi? Crollerei o peggio? Magari reagirei? E se sì, in che modo? Credo che il bello di leggere sia proprio nel sentirsi chiamato a rispondere in prima persona a queste domande. Per conoscere un po’ più di sé stessi.

Ci sono stati dei momenti in cui eri preda del cosiddetto blocco dello scrittore e non sapevi più come andare avanti?
Il Libro è stato iniziato nel 2003 e lasciato nel cassetto per quasi sei anni, perché doveva essere necessariamente contenuto in sette giorni, ma non trovavo una settimana degna di lui. Poi nella stagione calcistica 2008/9 la Roma stava per giocarsi in una settimana Coppa Italia e campionato. A Roma in quei giorni si diceva “Non succede, ma se succede..”. Fu un momento molto intenso per noi romani. Quello che successe è storia, ma io volevo immortalare la sensazione di quella settimana particolare. In quel finale di stagione misi anche la parola fine su “Le apparenze” che è, di fatto, il mio primo libro terminato.

Descrivi brevemente il tuo libro ad una persona che è indecisa se leggerlo o meno
È stato definito dalla giuria del premio Walter Mauro: un giallo noir che si legge tutto d’un fiato e che riesce al tempo stesso a restituire una perfetta ambientazione romana. Parla di un uomo qualunque accusato di duplice omicidio e di come la sua vita svanisca di colpo. È in trappola, tutte le prove conducono a lui: cosa fare? Lui sceglie di fuggire. La ricerca della salvezza lo metterà di fronte ai suoi fantasmi. Non c’è tempo, deve correre e ragionare velocemente, bisogna combattere un nemico tanto pericoloso quanto sconosciuto, e lo fa cercando prove con qualunque mezzo. Una fuga rocambolesca tra le strade di Roma, in cui si intrecceranno comparse sui generis: uomini di stato spietati, scaltre suorine e ladri filosofi. Personaggi che spesso non sono quello che sembrano e che nascondono segreti agghiaccianti. Un giallo noir, dove i confini tra il destino e il potere, l’onestà e l’inganno, sono sempre più sfumati. Le apparenze possono ingannare e il finale, può non essere così scontato.

Attribuisci tre aggettivi a te come scrittore
Essenziale: non amo la scrittura prolissa, autoreferenziale e senza contenuti.
Attento: mi piacciono le storie che sono come meccanismi di un orologio e che si incastrano con precisione. Amo molto i dialoghi realistici.
Romantico: anche se dal genere che scrivo non si direbbe, mi piace far emergere le emozioni e i sentimenti attraverso i fatti, più che dalle descrizioni.

“Se vostro figlio vuole fare lo scrittore o il poeta sconsigliatelo fermamente. Se continua minacciatelo di diseredarlo. Oltre queste prove, se resiste, cominciate a ringraziare Dio di avervi dato un figlio ispirato”, dice Grazia Deledda; sei da poco diventato genitore per la seconda volta, come reagiresti se i tuoi figli volessero inseguire il sogno di essere uno scrittore?
Io sto cercando di insegnare ai miei figli a vivere inseguendo e coltivando i propri sogni. Come tutto nella vita, il modo migliore per insegnare qualcosa è attraverso l’esempio.

Quali consigli daresti ad un giovane che voglia intraprendere il tuo stesso percorso?
Ne darei molti, ma credo che il più importante sia di credere in sé stessi e in ciò che si fa. Quando inizi a scrivere sei sempre alla disperata ricerca di una conferma: fai leggere tutto a tutti, poi, non pago, cerchi un referente più qualificato: è un continuo mendicare conferme. Tutto giusto, intendiamoci, però non possono essere gli altri a dire chi sei. Nessuno ha lo stesso talento di altri, ma tutti hanno un proprio straordinario talento personale. Ecco io dico, cercate di sviluppare le qualità generali, ma non appiattitevi, non uniformatevi alla media, cercate di portare avanti il vostro talento particolare. C’è una frase di Ezra Pound molto bella che spesso posto su Twitter (Trovate lui come scrittore @ClaudioBianconi, ed il suo libro @Leapparenze, ndr): «Se un uomo non è disposto a rischiare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui». In bocca al lupo a tutti!

Ringraziamo molto Claudio Bianconi per la sua disponibilità e per i preziosi consigli e lo aspettiamo per la presentazione del suo libro a Torino che, come ci ha anticipato, sta già organizzando.

Adele Chiabodo

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